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Nei documenti

In questa sezione si possono trovare svariati documenti che raccontano di Faraja House, dei suoi ragazzi e della vita che essi vi conducono:

  • le Lettere agli Amici di padre Franco che solitamente riceviamo per posta un paio di volte l'anno;
  • le Lettere al Gruppo di Torino che Fabrizio e Maurizio spediscono almeno una volta l'anno per fornire una sintesi sull'andamento dell'iniziativa di adozione della realtà di Faraja House;
  • alcuni documenti sul Tanzania, la sua realtà, le sue caratteristiche, i problemi che si trova a fronteggiare, tra i quali il fenomeno dei bambini di strada non è che una delle numerose manifestazioni esteriori.

A proposito di documenti che raccontano di Faraja House, segnaliamo il libro Sognando l'Africa in sol maggiore scritto dal dott. Michelangelo Bartolo che, in un paio di suoi capitoli, racconta la storia di un ragazzo di Faraja House che...
Tutti i dettagli si possono trovare qui sul sito dell'editore.

Le Lettere agli Amici

Le Lettere agli Amici sono una bella iniziativa messa in campo da padre Franco alcuni anni fa per avvicinare i suoi numerosi amici alla vita di Faraja House.

Attesa con ansia da tutti noi, suoi affezionati lettori, ogni Lettera agli Amici ci apre alla conoscenza di un mondo per molti nuovo e difficile da immaginare senza aver avuto l'opportunità di vederlo di persona. Ed anche chi ha potuto visitarlo trova, in questo semplice strumento, un modo per reimmergervisi ancora una volta e prolungarne nel tempo il legame.

Nel seguito sono riportate tutte le Lettera agli Amici che padre Franco ha scritto nel corso degli anni da quando arrivò a Mgongo a fine 1996. Tre le avvertenze prima di scorrerne l'elenco:

  • le lettere sono presentate in ordine cronologico inverso per semplicità di consultazione;
  • qualora compaiano nomi di ragazzi, essi sono di fantasia o ridotti alla sola iniziale del nome;
  • le lettere sono disponibili sia in versione HTML (leggibili direttamente in questa pagina), sia nel loro aspetto orginale sotto forma di file PDF comunemente leggibile con Acrobat Reader (reperibile gratuitamente sul sito di Adobe).

Le Lettere al Gruppo di Torino

Da un soggiorno estivo presso Faraja House di Fabrizio e Maurizio del 1997, nacque l'idea di far nascere a Torino un gruppo di amici disposti ad adottare a distanza l'iniziativa portata avanti da padre Franco. Da allora, almeno una volta l'anno, a tutti coloro che hanno scelto di accogliere la proposta, viene inviata una lettera allo scopo di fornire una sintesi sull'andamento dell'iniziativa e sull'impiego del denaro raccolto.

Documenti sul Tanzania

La scuola

Il tema della scuola suscita inevitabilmente curiosità quando si parla di Africa (ci sono così tanti bambini...) ed ancor più, com'è comprensibile, quando si fa riferimento ai bambini di strada.

Non tenteremo qui una trattazione sistematica ed approfondita dell'argomento, tuttavia vale la pena sottolineare qualche aspetto.

Innanzitutto va ricordato che il sistema scolastico deriva direttamente da quello britannico, lasciato in "eredità" dai tempi in cui il Tanzania fu una colonia del Regno Unito. La scuola è dunque organizzata in scuola primaria (si tratta della shule ya msingi presente in ogni angolo del paese, anche il villaggio più sperduto) e scuola secondaria e dalla scuola tecnica. A seguire l'università (per "i migliori" a spese del governo, per "i figli dei ricchi"... comunque!).

Alcune osservazioni sul rapporto dei ragazzi di Faraja House con la scuola.

  • Spesso chi arriva a Faraja House di scuola ne ha vista poca, tipicamente perché non vi è praticamente mai andato oppure perché ne è stato espulso. Attraverso la vita a Faraja House si tenta un reinserimento.
  • A tutti è data la possibilità di seguire un percorso scolastico adeguato alle carateristiche di ciascuno, magari attraverso la Scuola Tecnica, oppure salendo quanto più possibile di grado sostenendo anche economicamente i ragazzi negli anni di studio.
  • I primi frutti cominciano a vedersi: alcuni ragazzi di strada, cominciano ad uscire con ottimi risultati dalle scuole secondarie e ad avere accesso all'università. Tutti hanno comunque modo di formarsi ad una professione, ma che ad alcuni di essi si stiano schiudendo le porte dell'università, sembra ed è un fatto davvero straordinario!

A proposito di sistema scolastico di derivazione britannica. Forse non a tutti è noto, ma tale sistema prevede le punizioni corporali. Ed in effetti esse capitano, e non di rado. Qualcuno sta cercando di proporre un superamento di tali pratiche, anche con frasi ad effetto del tipo Batti il tambuto, non il bambino, tuttavia la strada sembra ancora lunga. Per farsene un'idea basta osservare l'immagine del 23 lugio 2009 che segue che ritrae la schiena di una ragazza, ridotta così dalle bastonate un "insegnante" in una scuola di Iringa.

Poiché, come è noto, un'immagine è spesso ben più eloquente di molte parole non è il caso si aggiungere alcunché, se non sperare che il cambiamento non tardi a venire.

Lettera agli amici da... Mgongo (25 novembre 1996)

CARISSIMI,

sono a MGONGO da circa un mese. E' un posto stupendo a pochi chilometri dalla cittadina di Iringa. Era una vecchia farm acquistata dai Missionari della Consolata per un...grande progetto.

MGONGO vuol dire 'schiena' e il nome deriva dalla conformazione della montagnola che è al centro della grande vallata, vicino a tre bellissimi laghetti che raccolgono l'acqua piovana e danno la possibilità di vita a tutte le bestie e bestiole selvatiche: dik-dik, mbawala, lepri, faraone, tartarughe , ecc... Le bestie più grandi sono già state 'arrostite', ma si potrebbe tentare l'allevamento di antilopi, struzzi, gazzelle, dato che la zona è vastissima.

Io abito in una casetta all'inizio della valle, a 200 mt. dal piccolo villaggio di poche misere capanne, mentre il grande villaggio è a tre km. alla fine della valle. C'è un panorama da favola: montagne da tre lati e di fronte la savana a perdita d'occhio. Più sotto nella valle c'è la prima, e per ora unica, casetta che accoglie i primi 11 ragazzi di strada coi loro educatori e in mezzo alcuni fabbricati ristrutturati che sono l'inizio della scuola tecnica.

Già, questo è il "GRANDE PROGETTO" che mi è stato affidato, formato da quattro direttive:

  1. Ospitare 100 "Ragazzi di strada" dai 6 ai 18 anni quindi costruire strutture adatte, comprese le case per i loro formatori e la scuola.
  2. Costruire ed organizzare una scuola tecnica per 120 ragazzi a cui potranno accedere anche i ragazzi di strada ma soprattutto ragazzi dai villaggi vicini e dalla città, con un collegio per loro, case maestri, strutture varie e laboratori di meccanica, elettricità, edilizia, falegnameria.
  3. Riattivare la farm che possa essere anche scuola di agricoltura per i ragazzi oltre che un mezzo di sussistenza: coltivazioni, allevamenti, laboratori...
  4. Un aiuto al villaggio di Mgongo che conta 3500 abitanti che vivono in poverissime capanne, in pessime condizioni sanitarie e scolastiche. Tre le direttive per questo aiuto:
    1. Costruzione di un Dispensario per un'assistenza medica, con clinica per mamme e bambini e maternità.
    2. Costruzione di un asilo per i tanti bambini del villaggio.
    3. Collaborare a ristrutturare la scuola elementare che attualmente è in pessime condizioni.

Questa sarà la "nostra" nuova avventura africana e vi invito TUTTI a parteciparvi! E' un'avventura entusiasmante perchè utile a tanti soprattutto ai giovani, ma è anche tanto impegnativa finanziariamente e ....fisicamente. La CEE, attraverso il 'Movimento Sviluppo e Pace', collaborerà per poco meno della metà del costo totale, il resto... Provvidenza!

Ci saranno momenti difficili, scoraggiamenti, avversità: non ci spaventeremo se cammineremo assieme e se avremo fiducia in Lui che ci ha mandati e nella S.S.ma Consolata che continuerà a redimere e consolare attraverso il nostro lavoro.

A tutti un fervido augurio di BUON NATALE e un gioioso inizio del NUOVO ANNO.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici (28 maggio 1997)

SCUSATE...scusate...sono scomparso per troppo tempo, ma soprattutto non ho risposto ad alcuni di voi che mi hanno scritto! Però posso assicurarvi che ogni giorno siete con me nella Messa e con i miei ragazzi vi ricordo ogni sera.

Come sapete ora sono a Mgongo, un villaggio vicino a Iringa, per un grande progetto che prevede la costruzione di una Scuola Tecnica e la costruzione ed organizzazione di una "CASA" per ragazzi di strada.

Questi mesi sono stati di intenso lavoro, ma per fortuna in buona salute. Ed è così che vi spero tutti: soprattutto in armonia con voi stessi e con chi vi sta.... accanto.

Dal 1° Maggio sono ufficialmente il 'responsabile' dei cosidetti "Ragazzi di strada", dopo il ritiro della Comunità di Papa Giovanni XXIII che aveva un accordo con la Consolata per l'educazione di questi ragazzi qui a Mgongo.

Vi do alcune notizie per rendervi più partecipi del 'nostro' lavoro e delle mie giornate.

  1. COSTRUZIONE DELLA SCUOLA TECNICA: siamo a buon punto con contatti con le autorità, ricerca degli insegnanti, costruzione stessa. Abbiamo finito parte delle aule e dei dormitori, stiamo costruendo cucina refettorio e magazzini. Sono arrivate alcune macchine per la falegnameria e parecchie per la calzoleria e sono pronti due laboratori. Proseguiremo con la costruzione delle case per gli insegnanti e il serbatoio dell'acqua. Il resto verrà l'anno prossimo con altre aule, laboratori e case. A gennaio '98 cominceremo la scuola con una ventina di allievi. Ad aiutarmi c'è Fr. Paolino che ogni giorno viene da Iringa.

  2. "RAGAZZI DI STRADA": non li chiamerò più così in futuro, ma serve ora per spiegare la provenienza di parecchi di loro. Il centro è iniziato un anno fa con una prima costruzione ed una casetta per gli educatori. Finora la Comunità di Papa Giovanni XXIII ha portato avanti il progetto con personale precario, cioè non impegnato per un lungo periodo e che cambiava spesso, e quindi con pochi ragazzi. Ora il progetto mi è caduto...addosso! Erano 11 simpatici ma terribili che ora sono diventati 24, tutti sani, vispi e di tanto in tanto "arrabbiati"! Il più piccolo ha 10 anni il più grande 17, e uno è handicappato. Pochi giorni fa abbiamo dovuto fare un "grande consiglio" perchè l'ambiente era.... surriscaldato: R. , F. , E. e M. avevano superato i limiti: normalmente le beghe ordinarie si risolvono all'interno delle squadriglie, con i Capi-squadriglia. Questa volta la maestra che sta con i ragazzi è sconvolta e se ne vuole andare. "I tuoi ragazzi sono impossibili" mi dice: mi dispiace che se ne vada perchè è molto paziente e in gamba. Tra l'altro anche gli altri maestri della scuola sono stanchi dei nostri ragazzi, per colpa di pochi. Tutto si sgonfiò perchè i quattro incriminati chiesero scusa a tutti, in ginocchio! "Ma che facce di tolla" pensavo io, perchè domani ricominceranno. Parecchi sono in ritardo con gli studi perchè vengono dalle esperienze più 'sballate', parecchi dalle stazioni degli autobus dove si...arrangiavano in qualche modo a sopravvivere. Purtroppo ce ne sono ancora tantissimi per la strada e sono sempre in aumento! Con l'aiuto di amici italiani stiamo costruendo due aule e forse proseguiremo nella ristrutturazione della scuola del villaggio che è, a dir poco, cadente.

    Così ora sto con i ragazzi! Al mattino sveglia alle 5.30, pulizia e colazione: è tutto un viavai, brusio, grida, sbatter di porte. Poi alle 6.20 tutti di corsa a scuola che dista km. 2,800. Ognuno col suo fagotto di libri e una pagnottina per il pranzo. Posso così dedicarmi ad altro fino al loro ritorno alle 5.30 di sera. Poi doposcuola, lavori, gioco, cena e magari una partita a Monopoli.

    Parecchi sono bravini a scuola fino ad essere i primi o secondi della classe. L'ultima di P.: "Chi è il primo uomo creato da Dio?" "Idi Amin" risponde, ma il bello è che ci crede.

    Abbiamo cominciato un grande orto, abbiamo tre maialini che si chiamano: Alfa, Gigi e Zuena! La vita scorre troppo veloce tra avventure e storie diverse belle e brutte che forse un giorno potrò raccontarvi... Ne combinano tante, alcune anche grosse, ma poi si fanno perdonare quando il più furbo, nella preghiera dei fedeli mi spara "Preghiamo che P. Franco non si scoraggi e continui a sopportarci".

    Sono figli della "strada" e quasi tutti del dolore e dell'abbandono. Naturalmente bisogna vestirli, curarli, sfamarli educarli...

    Il progetto dice che diventeranno un centinaio, ma prima devo trovare "gente" adatta a stare con loro.

    Hanno tanto da insegnarci e tanta esperienza da raccontare e possibilmente dimenticare. E' troppo bello quando con una smorfia di furbizia mi dicono "grazie" per qualcosa! La vita ha lasciato dei segni nel loro carattere, come del resto nel mio, ma, camminando assieme, smorzeremo qualche spigolo di troppo.

  3. L'ACQUA: stiamo scavando il primo pozzo, siamo a 9 mt. di profondità e un muratore coraggioso ha costruito il muro dal fondo quando il pozzo ha cominciato a crollare. Proprio stamattina andiamo a piazzare una carrucola e proseguiremo lo scavo fino alla roccia sottostante ancora per due metri.

    Avevamo fatto ricerche con gli esperti governativi e i loro vecchi strumenti col responso che l'acqua era a 60 mt.! Fu il caso, fu la Provvidenza, come credo io, poche settimane fa un vecchio del posto mi raccontò che tanti anni fa una donna irlandese che coltivava tabacco in questa valle, aveva una pompa con un serbatoio dell'acqua. Era durante la seconda guerra. Nel posto indicato trovai un tubo da 20 cm. Sepolto e pieno di terra. Così ho messo al lavoro due giovani esperti e coraggiosi che in pochi giorni sono quasi arrivati alla fine del tubo che, credo, poggia sulla roccia. Nei prossimi giorni avremo una risposta. Credo ci sia un foro nella roccia che ci permetterà di arrivare fino all'acqua.

    Ci sarà poi il problema dell'estrazione per portarla ad un serbatoio, ma sarà un'altra... puntata! Speriamo che ci vada bene sia per noi sia per la gente del villaggio che finora beve l'acqua stagnante e sporca di un laghetto, con brutte conseguenze per la salute. Abbiamo anche il progetto di un altro laghetto per la raccolta dell'acqua piovana soprattutto per coltivazioni.

Cari Amici, non manca il lavoro e l'entusiasmo come credo per voi tutti. Teniamoci per mano e continuiamo il viaggio con coraggio: Lui ci accompagna!

Un cordiale 'CIAO!' a tutti sperando di vedere presto qualcuno di voi da queste parti.

Con affetto: P. Franco Sordella

Lettera per Natale 1997

Carissimi Amici,

devo ancora ricorrere ad una lettera comune per poter scrivere a tutti: scusatemi ma almeno posso "abbracciarvi" tutti assieme e dire ad ognuno e a tutti "Grazie, ti voglio bene e Auguri!".

Come sapete, ora sono a MGONGO, un villaggio vicino a Iringa, per un grande progetto che prevede la costruzione di una Scuola tecnica, e la costruzione ed organizzazione di una "CASA" per i ragazzi di strada.

Un breve aggiornamento sui nostri progetti:

  1. LA SCUOLA TECNICA

    Ora è una bella realtà, con la maggior parte delle costruzioni già finite, e con i programmi pronti per l'apertura a gennaio.

    Abbiamo già fatto gli esami di ammissione e vennero scelti 15 giovani per il primo anno, iniziato con la fine di gennaio.

  2. I RAGAZZI DELLA FARAJA HOUSE (venuti dalla strada)

    Sono ora 24 tutti sani, vispi, e di tanto in tanto "arrabbiati"!

    Pochi giorni fa abbiamo dovuto fare un "grande consiglio" perché l'ambiente era... surriscaldato: R., F., E. e M. avevano superato i limiti. Normalmente le beghe ordinarie si risolvono all'interno delle squadriglie, con i capi-squadriglia: questa volta la maestra che sta con i ragazzi è sconvolta e se ne vuole andare. "I tuoi ragazzi sono impossibili", mi dice. Mi dispiace che se ne vada perché è molto paziente e in gamba. Tra l'altro anche gli altri ragazzi della scuola sono stanchi dei nostri, per colpa di pochi

    Tutto si sgonfiò perché i quatto incriminati chiesero scusa a tutti, in ginocchio! "Ma che facce di tolla", pensavo io, perché domani ricominceranno.

    Ora sono tutti "biciclettati", grazie a G. ed E. e al gruppo di Savigliano: i nostri spostamenti sono un interminabile e "quasi" disciplinata fila di ogni tipo di biciclette e ogni tipo di... carognette!

    Parecchi sono bravini a scuola fino ad essere i primi o secondi della classe. L'ultima di P.: "Chi è il primo uomo creato da Dio?" "Idi Amin", risponde, ma il belle è che ci crede.

    In questi giorni sono in vacanza fino a metà febbraio perché è finito l'anno scolastico. Abbiamo preparato il Natale: addobbi, presepio, scenette evangeliche da fare in chiesa, ecc. ma abbiamo anche lavorato nei campi a piantare granoturco, soia, fagioli ecc. che saranno il nostro "mangiare" dell'anno prossimo.

  3. LE LEVE... FUTURE

    Domenica sono venuti a trovarci una dozzina di ragazzi che sono "IN STRADA", cioè vivono al mercato, alla stazione dei pullman, ecc. e sono sempre più numerosi. In questi giorni sto cercando di fare qualche cosa per loro. Di tanto in tanto vengono a trovarci, a mangiare e giocare con noi poi tornano sulla strada. Stanno aspettando che finiamo di costruire una nuova casa anche per loro, ma sarà solo a metà dell'anno prossimo, e avremo posto per altri 36!

    Sulla mia macchina c'è scritto a grandi lettere "FARAJA" (Consolazione) e tutti la conoscono: appena arrivo sulla piazza del mercato si radunano "scugnizzi" sporchi e affamati in cerca di... qualcosa. Per ora li sto aiutando a sopravvivere e a cominciare qualche piccolo commercio, poi, dovrò fare qualcosa di più serio.

Questo scritto era per dirvi "BUON NATALE" e "BUON ANNO", anche se con notevole ritardo: ma siete nel nostro cuore e nella nostra preghiera ogni giorno!

Auguri a tutti, e grazie di cuore a chi mi scrive e continua a farlo anche senza ricevere risposta, e grazie a chi continua ad aiutarci con denaro e preghiere!

Con affetto...

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 2 (8 aprile 1998)

CARISSIMI AMICI,

mi sento un po' in imbarazzo a scrivervi dopo tanto tempo! Però avete ricevuto nostre notizie da varie fonti e anche da mia Mamma che certo vi ha raccontato della 'nostra' nuova avventura: ogni giorno è 'nuovo', ogni ora è 'vissuta' e sento che siete con me!

Certo senza la vostra AMICIZIA avrei fatto tante cose e tanti progetti in meno e forse anche di fronte a questa nuova 'chiamata' mi sarei tirato indietro: in verità il vostro interesse, entusiasmo, preghiera... mi hanno spesso dato una spinta a fare delle scelte importanti nella mia vita missionaria. Quindi grazie e coraggio: tirem innanz!

Certo mi piacerebbe che qualcuno di voi potesse fare un salto a vedere a che punto siamo: abbiamo cominciato un anno e mezzo fa e la scuola tecnica è già una realtà bellissima. Abbiamo finito di costruire 10 dormitori, 4 aule, refettorio, cucina, uffici, libreria, 3 case per maestri, ecc.: ed abbiamo anche aperto la scuola con pochi ragazzi per ora, ma stiamo facendo esperienza per l'anno prossimo quando avremo oltre 50 giovani. Per ora insegniamo a fare scarpe e falegnameria. Vi ringrazio per le macchine di falegnameria che spero arrivino presto perché sono veramente indispensabili. E sarà la seconda falegnameria! (e magari non l'ultima).

Anche il progetto FARAJA è andato avanti bene ed abbiamo quasi finito la seconda casa per accogliere altri 50 ragazzi di strada. Per ora ho 24 ragazzi qui in casa, 10 in una casa a iringa in custodia temporanea fino a luglio, e altri 17 sparsi per la città: li ho iscritti tutti in qualche scuola e frequentano abbastanza regolarmente anche se qualcuno continua a drogarsi, qualcuno ha difficoltà a staccarsi dalla 'strada', e tutti assieme mi danno fastidi e lavoro. Ogni tanto qualcuno si fa male mentre qualcun altro è ammalato, ecc... I 10 che sono assieme me ne hanno combinate di tutti i colori, ma pian piano siamo riusciti a creare un bel gruppo (l'armata Brancaleone!). Alla domenica arrivano tutti qui a mangiare, giocare, lavarsi, medicarsi, prendere quaderni, un vestito, un pezzo di sapone,... e a raccontarmi i loro crucci: potessi esser più giovane ed avere più tempo! A Luglio, se tutto va bene, apriremo la nuova casa ed avremo un bel gruppo di scugnizzi. Ai primi di Maggio dovrebbe venire un maestro con la famiglia a stare coi ragazzi ed io sarò molto più libero.

Per fortuna ora c'è con me P.Giulio che continua a lavorare a Iringa, ma sta qui ed è una bella compagnia soprattutto perché è sereno, ottimista e vuol molto bene ai ragazzi.

Il lavoro e le spese aumentano e così avremo bisogno di fare parecchie altre adozioni per i ragazzi che verranno a stare qui. Ci sono però parecchi altri ragazzi che seguo e cerco di aiutare in qualche modo anche se non è possibile mandarli a scuola e continueranno a rimanere in strada, ma anche loro hanno bisogno di amicizia e di aiuto.

Auguro ad ognuno Buona Pasqua col solito ritardo! Oggi è Sabato Santo e vi ricorderemo in modo particolare soprattutto coloro che hanno adottato qualcuno: 17 ragazzi oggi riceveranno il Battesimo! La preparazione è stata molto lunga con tutti i vari `passaggi'. Purtroppo sarà presente solo il papà di due bambini e nessun altro anche se abbiamo cercato di invitare parecchi parenti loro: pazienza, ci sarò io anche a nome vostro! Per l'occasione ognuno è andato in città a comperarsi un paio di scarpe di 'secondo piede' (6.000 lire a testa), poi stasera faremo festa con canti, scenette e una buona mangiata di riso e carne!

Vi ricordiamo ogni giorno nella preghiera. CIAO!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 3 (14 luglio 1998)

CARISSIMI AMICI,

da lungo tempo non vi scrivo, scusatemi! Però non vi abbiamo dimenticati, anzi preghiamo per voi ogni giorno con i ragazzi.

  La 'nostra' nuova avventura missionaria continua: siamo a quota 45! Si, quarantacinque ragazzi che stiamo allevando con serenità e... coraggio. Eravamo 24: uno è stato arrestato e poi... fuggito chissà dove. 22 nuovi acquisti dalla...strada e abbiamo allargato le pentole e aggiunto un po' di piatti. Ci sono ancora parecchi posti vuoti che riempiremo con più calma. Abbiamo finito la nuova casa per accoglierne una cinquantina: muratori, imbianchini, ecc... erano ancora al lavoro e già i primi ragazzi erano entrati. Così sono arrivati M., Y., D., M., M. , I. , A. , E. e gli altri. Ognuno con la sua storia di abbandono e tristezza. Li avevo seguiti per mesi facendoli studiare in varie scuole della città in attesa di portarli qui alla "Faraja House" (che vuol dire 'Casa della Consolazione'.

Ce ne sono ancora parecchi che sto seguendo e aiutando senza portarli ancora qui al Centro. Nove li ho 'parcheggiati' nella parrocchia di Iringa, seguiti dal Consiglio Parrocchiale: è un modo per svegliare un po' i cristiani a rendersi conto dei problemi che li circondano e magari della 'fame' della porta accanto. Ieri però è venuto M. mandato via proprio da lì: era disperato e tratteneva a stento le lacrime, la voce rotta dalla rabbia e dalla paura di esser nuovamente abbandonato.  Era affamato. Ma che hai fatto? Mi racconta una... storiella. Vado a trovare il Parroco per saperne di più: ha massacrato di botte il bambino dei vicini che aveva calpestato il loro orto, ora è in ospedale. Voleva tagliargli i piedi con una zappa!

Parecchi dei miei ragazzi hanno un'aggressività latente che fa paura. Conseguenza di angherie sofferte da parte del mondo dei 'grandi' di cui la polizia è l'emblematica rappresentazione di forza che da parte loro è vista come sopruso, cattiveria gratuita e sfruttamento: per esser lasciato in pace ogni ragazzo paga una tangente ai vari poliziotti che controllano la zona mercato-stazione delle corriere.

Quanto cammino da fare per arrivare al 'telefono azzurro'! Quante povertà dalle nostre parti! Oggi al mercato ho incontrato A.      e H.: l'odore della povertà li avvolge, hanno fame e sono laceri e sporchi. Vado a casa loro per rendermi conto della situazione: vera miseria! Il papà di H. è appena uscito di prigione e non ricorda quando ha visto il figlio l'ultima volta; A. vive per strada perché è stato abbandonato dal padre che lui non conosce e sua madre vive con un altro uomo. Me li porto a casa  per sfamarli e per pensare che fare di loro.

Sono passato a trovare F. che vive in una casetta di due stanze: da una parte lei, dall'altra C. e D., due giovanissime ragazze che 'lavorano' in un bar. F. ha solo una quindicina di anni ed è tutt'ossa. Vive dando... ospitalità a qualche amico di passaggio, come dice lei! Ha aiutato per mesi C. , Y. e D. che vivono per strada: solidarietà tra poveri! Mi aveva mandato un biglietto quasi illeggibile: "Vieni subito, Y. è grave". Y. è un ragazzino di 12 anni, magrissimo e anemico che ha la malaria da diversi giorni. All'ospedale l'hanno ricoverato per qualche ora, ma l'hanno dimesso perché non paga ed è piuttosto sporco: e così mi prendo pure lui, tanto non sa dove andare, e mi prendo pure il fratello C. e D.. Andiamo a casa di D. almeno per dire alla mamma che è con me. La troviamo ammalata e... stanca. Da qualche mese non vede il figlio ed è ben contenta di... liberarsene.

Passo a casa di Y. per conoscere la madre: sta in un piccolo tugurio dai muri affumicati. In un angolo è accucciata una bambina che ci guarda spaurita. E' molto malandata e avrebbe bisogno di cure, ma ora non so come aiutarla seriamente. Intanto mi prendo il figlio e lei mi bacia la mano ringraziando perché Y. vive in strada e dorme dove può. Oggi devo anche passare a casa di E. per programmare un modo per aiutarlo: ha 13 anni, non va più a scuola da tanto e vive in strada con qualche capatina a casa. Un mese fa gli ho detto che l'avrei aiutato se riprendeva la scuola: ha frequentato una decina di giorni! Ci aspetta davanti a casa ed è pronto: vuol venire con me e basta! Piccolo, mingherlino, tutt'occhi e sorriso: i genitori sono ben contenti di toglierselo di torno, tanto lo vedono raramente.

Siamo sulla strada dove sta I. che deve venire con noi oggi: piccolo, spaurito e un po' strano, segue i ragazzi più grandi al 'mercato' e dorme dove capita. In casa (una stanza bassa coperta di lamiere arruginite) c'è la sorella, mezza nuda, sdraiata su un letto con un bambinello al seno: è giovanissima, mi indica il bimbo e mi dice "bahati mbaya" (come dire: incidente di percorso!). Arriva la mamma, giovane, ma già 'vecchia' e malata, pelle e ossa, mi prega di prendere il ragazzo perché abbandonato a se stesso. Il padre si è... lasciato andare: era abbastanza ricco, aveva un negozietto e stava facendosi la casa, ma i ladri gli hanno rubato tutto. Così la famiglia si è sciolta e le due ragazze più grandi vivono fuori casa in qualche modo: la seconda ha 14 anni!

Scusatemi se Vi ho annoiati un po' con la mia storia di ogni giorno, ma vorrei farvi 'toccare' la povertà nascosta. Chi passa per le strade del centro non vede e non sente questa miseria, così non si accorge (o fa finta?) che c'è chi è caduto nelle mani dei famosi ladroni della parabola evangelica che anche al giorno d'oggi si danno molto da fare: credo che un po' di samaritani in più non guasterebbe!

La seconda parte del 'nostro' progetto è la SCUOLA TECNICA: l'abbiamo già aperta per pochi giovani e stiamo insegnando falegnameria e calzoleria. Stiamo preparandoci per l'anno prossimo per aprire anche la meccanica ed elettricità ed accogliere altri 40 giovani.

Le costruzioni sono a buon punto: qui ormai è un villaggio!

Con tanta gente 'a bordo' naturalmente aumentano difficoltà e preoccupazioni: una è il problema dell'acqua non ancora risolto anche se abbiamo trivellato tre pozzi che però danno poca acqua, non sufficiente al fabbisogno. Abbiamo nel frattempo allargato gli invasi per raccogliere l'acqua piovana.

Ringrazio di cuore tutti coloro che con preghiere, amicizia e denaro rendono possibile quest'0pera meravigliosa che ci da il mezzo di "essere l'amore di Dio" dando casa, educazione, vestiti, ecc... ad un bel gruppo di giovani, ragazzi e bambini.

Vostro: P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 4 (25 ottobre 1998)

CARISSIMI,

ritorno a VOI dopo un po' di tempo per un ricordo e un ringraziamento da parte di tutta la nostra 'Famiglia' di 45 scugnizzi, 2 Maestri e il sottoscritto.

Parecchi di voi ci hanno scritto e molti ci hanno inviato un graditissimo "aiuto" per...tirare avanti: GRAZIE di cuore a tutti!

Abbiamo finito i lavori per la seconda casa, la cucina e il refettorio: prima di Natale aumenteremo ancora la famiglia perché ci sono ancora tantissimi bambini abbandonati, orfani e bisognosi e noi abbiamo ancora dei letti a disposizione.

Ma ora vi devo dare una grande notizia: E' RITORNATO E.. Ve lo racconto.

E. viene dal 'nulla': neppure lui sa di preciso da dove... 'dal Nord del Tanzania'. Quando aveva 6 anni morirono quasi tutti i suoi parenti per un'epidemia di AIDS e in paese rimasero vecchi e bambini. Ricorda di aver viaggiato in treno per 3 giorni col fratello più vecchio di lui di 4 anni. La linea ferroviaria che collegava il Nord con la Capitale Dar-es-salaam era un'eredità del tempo dei tedeschi, presa d'assalto da tanti passeggeri e di difficile controllo: così fu facile viaggiarvi nascosti e ci fu anche chi li sfamò. Dopo due anni passati per le strade della capitale il fratello decise di avventurarsi verso il Sud. Nascosti in una corriera stracarica arrivarono nella città di Iringa. Il giorno dopo sorpresa per E.: il fratello è sparito e lo ha lasciato solo alla stazione delle corriere. Forse si è stufato di portarselo dietro! Da allora E. diventa padrone di se stesso e deve usare tutto ciò che ha imparato alla scuola della strada per sopravvivere in un mondo ostile ai bimbi come lui. Viaggia in parecchie città, ritorna, fa vari lavori: lava macchine per la strada, raccoglie rifiuti al mercato... sempre alla ricerca di qualche cosa per sfamarsi. Dorme nelle corriere parcheggiate alla stazione. Ha un carattere così sereno, onesto e allegro che tutti lo conoscono e gli voglion bene.

A 12 anni 'approda' al nostro centro dove ha difficoltà con gli educatori: si è nutrito di tanta 'aria libera' e poi, quando si arrabbia, perde ogni controllo, tanto che, dopo una delle sue sfuriate con un coltello in mano, è mandato via. Erano i miei primi giorni al Centro che stava iniziando ed appena ne ebbi la responsabilità, partii alla ricerca di E. aiutato da I. e M.. Era tarda sera e stava dormendo nascosto in una corriera. Il suo ritorno fu festa grande per tutti perché è veramente simpatico: aiuta tutti e sa arrangiarsi in ogni situazione, soprattutto è un pescatore provetto coi suoi tanti trucchi e trappole.

Due mesi fa, al ritorno da un viaggio a Dar-es-salaam per ricevere degli amici, la maestra che sta con i ragazzi mi riceve con "E. è scappato due giorni fa!". Mi invade una grande tristezza, un senso di sconfitta. Per giorni cerchiamo e 'chiediamo' in giro: strano ma nessuno l'ha visto. Mi spiegano che a scuola il maestro aveva deciso di punire tutta la classe per un disordine successo in sua assenza. E. non ci sta, lui è un 'giusto' e non accetta una punizione che non gli spetta. Pochi giorni fa, dopo un mese e mezzo, mi compare davanti all'improvviso verso sera. Mi invade una gioia selvaggia, ma devo fare il burbero. E' piuttosto dimagrito e male in arnese, con la stanchezza che gli esce dagli occhi. La 'casa' è subito in subbuglio dalla gioia: tutti vogliono toccarlo, tutti voglion sapere. Il giorno dopo ' riunione' per discutere il suo caso: tutti seduti in un grande cerchio e lui in mezzo. Parlano in molti, qualcuno accenna alla punizione. Obadia, il saggio, in due parole risolve la situazione: "Quando il ragazzo del Vangelo che scappò di casa e sprecò il denaro di suo padre ritornò a casa, suo padre fece festa mentre tu non gli hai ancora dato l'anello, i vestiti nuovi e ammazzata una pecora!". Ho nel cuore un inno di gioia per questi ragazzi cresciuti nell'abbandono della strada, ma col Vangelo nel cuore e comprendo perché le folle seguivano Gesù per sentirlo parlare e lo capivano: Lui parlava ai 'poveri' e chi più povero di questi ragazzi?

E così E. ci racconta la sua 'scappatella'. Aveva fatto con me un patto tempo prima: non avrebbe mai preso decisioni spinto dalla rabbia senza consultarsi con me. Sapeva che io ero a Dar-es-salaam: "Tu non c'eri e sono andato a cercarti" (che faccia di 'tolla'!). A Dar cerca anche suo fratello, ma la città è molto grande e 'vissuta' da molti gruppi di ragazzi e giovani di strada che dettano legge in tanti quartieri. E' difficile procurarsi da mangiare da 'indipendente'. Gli rubano anche i pantaloni e le scarpe. Per sopravvivere si rifugia presso un numeroso gruppo di 'donne mendicanti' che ogni giorno girano per le strade chiedendo l'elemosina portandosi dietro bambini sporchi e cenciosi. La notte dorme rannicchiato dentro un bidone o nascosto sotto i rottami di qualche camion abbandonato. Si guadagna qualche soldo lavando macchine per le strade e facendo qualche servizio e cosi riesce a mangiare. Nel suo vagabondare per la città si trova un giorno in fila con molta gente e va a finire sul traghetto per Kigamboni, la penisola di fronte al porto: è notte ormai e dorme in una casa diroccata. Per sua sfortuna il mattino dopo entra in un campo militare dove viene battuto 'come un tappeto' e consegnato alla polizia. Per ben tre volte in quei giorni andò a finire in mano alla polizia, ma sempre riuscì a scappare con qualche stratagemma. Dopo più di un mese decide di ritornare a 'casa' con un viaggio a dir poco avventuroso durato più giorni per percorrere i 550 km. di cui parecchi a piedi e spesso con la 'paura fin nella pancia'!

Ed ecco alla fine ognuno aspettava la mia decisione: "Come castigo dovrai pescare un pesce per ognuno di noi". E fu così che E. spopolò il laghetto pescando 72 grossi pesci.

Continuiamo a ricordarvi con affetto e preghiamo per voi: continuate a volerci bene ed aiutarci in qualche modo. Il più piccolo si chiama B. ed ha solo 6 anni: gli mancano due dentini davanti ed è simpaticissimo. E' arrivato da poco con suo fratello M. che ha 8 anni, ma questa è un'altra storia.

Vi saluto TUTTI cordialmente con un affettuoso abbraccio. A presto! Dimenticavo: BUON NATALE!

Con affetto: P. Franco Sordella (e tutta la 'banda' della Faraja House)

Lettera agli Amici N. 5 (7 marzo 1999)

CARISSIMI,

vi ho lasciati per un po', ma ritorno a voi per augurarvi una gioiosa Pasqua. Sono appena tornato da un viaggio in Etiopia dove lavora mio fratello Silvio, missionario pure lui. Ero con mia Mamma che è stata con noi cinque mesi lavorando a rammendare, a far divise, lenzuola, tende, zanzariere, ecc...

L'Etiopia è un paradiso per i turisti, ma non riesce a nascondere tremende piaghe di vera miseria. Lascio a chi fa statistiche, magari a tavolino, stabilire i diversi gradi di povertà di queste nazioni per poi fare una classifica degli ultimi: è un po' difficile misurare la "povertà", pesare il "nulla", mi pare molto più facile pesare e misurare la ricchezza! Ciò che mi ha colpito molto è la mancanza di acqua un po' ovunque, con scene da esodo di donne, bambine, asini per chilometri per andare a prendere un po' d'acqua.

La 'nostra' famiglia qui a Mgongo è ancora aumentata: gli 'scugnizzi' della Faraja House (o Casa della Consolazione) sono ora 49 e nella Scuola Tecnica ci sono ora 38 giovani di cui alcuni ex-scugnizzi. E' difficile rifiutare certi 'casi pietosi' che hanno una faccia e due occhi supplicanti. Sarebbe bello dire di sì a tutti, ma non posso accogliere tutti i ragazzi che chiedono ospitalità. Il maestro che da otto mesi mi aiutava è andato in tilt: non ce l'ha fatta con questi 'meravigliosi' scavezzacollo che lui definiva 'con la vocazione da delinquenti'. Certo ogni tanto ne combinan di grosse, ma vengon quasi tutti da un mondo in cui per soppravvivere bisogna usare tanti trucchi e parecchia cattiveria.

L'ultimo arrivato è Y.: sporco, malandato di salute e tanto magro. Ha lasciato la scuola due anni fa quando è morto suo padre. Sua madre è  andata a stare con un altro uomo e lui e la sorellina hanno cominciato ad arrangiarsi per sopravvivere: dice che mangiavano ogni due o tre giorni, ed è facile credergli vedendo come mangia, con vera fame! Oltretutto ha fame di affetto e mi stringe il braccio quasi timoroso di perdermi.

Una sera mentre ceniamo arriva una macchina e scendono un uomo e un bimbo: "L'ho trovato per strada cosi perso e stracciato e mi ha fatto pena. Dice che stava cercando il Padre che raccoglie bambini come lui e così te l'ho portato". Il bimbo, 7 anni, si chiama F.: orfano e, naturalmente, affamato. Mi guarda con due occhioni seri-seri e non vuole parlare, forse è troppo spaventato. Intanto aggiungiamo un piatto... Il difficile è poi sapere da dove viene: ai nostri tanti 'perché' da risposte vaghe e contraddittorie. Solo altri ragazzi come lui riescono a strappargli qualche segreto dopo due giorni. Lui si accontenta  di ammirarsi con i vestiti nuovi e puliti e...mangiare. Non ride mai: mi fissa spesso, in silenzio, quasi a sfidare la mia pazienza. Quando riusciamo a sapere che viene da un villaggio ad una ventina di chilometri ci vado assieme a lui per sapere la sua storia. Mi fa girare a vuoto per un bel po', ma quando riesco a trovare la casa di una sua zia scoppia in pianti e urla perché non vuole rimanere. Mi raccontano che dopo la morte dei genitori hanno tentato di allevarlo, prima questa zia, poi un'altra in un villaggio a più di cento chilometri, ma lui è sempre scappato. Tre mesi fa si è fatto i più di cento chilometri per scappare in città dove ha vissuto in qualche modo finchè una donna l'ha portato in un centro dove c'erano una dozzina di orfani. Mi affidano il bambino che mi abbraccia finalmente felice e sorridente e vado a chieder notizie in quel centro. E' un posto brutto e malandato tenuto da un approfittatore che riceve soldi dall'estero e se li 'mangia' sulla pelle di quei pochi orfani. Sono arrivati fino a 32, ma poi sono scappati perché li picchiavano e gli davan poco da mangiare. Qui mi raccontano che F. si vedeva solo verso sera e se ne andava in giro al mattino presto: non lo vogliono più, ma intanto lui si è rifiutato di scendere dalla macchina, e così diventa il... numero 44. Dopo di lui arrivano anche  P., Z. (viene dal cuore), Y. , F. e H.: ognuno col suo tremendo fardello di soprusi, fame, botte, abbandono e tante altre miserie cui li ha costretti la società.

H. è l'ultimo: un ometto di 8 anni, sempre sporco e stracciato. Viveva con un vecchio che lui chiama nonno e che è quasi sempre ubriaco. Quando per caso non lo era, cucinava qualcosa per sé e per il bambino. Ma intanto H. viveva per la strada: lo incontravo quasi sempre quando andavo in città, mi chiamava da lontano e la sua vocina sovrastava anche i rumori del traffico e del mercato. "Padre Franco" urlava a pieni polmoni ed ogni volta era per me una gran commozione. Veniva a lavarsi e sfamarsi ogni domenica da parecchi mesi col suo amico P. finchè ho dovuto mantenere la promessa di prenderlo con noi e mandarlo a scuola.

Quanti altri piccoli H. in giro per la città! Alcuni sono già grandi ed è difficile aiutarli. Vengono spesso a trovarci e stare un po' con noi per avere qualche vestito, un po' di sapone e un piatto di polenta. Abbiamo fatto un meraviglioso Natale con loro: giochi, canti e doni e una gran mangiata. Abbiamo anche pregato e forse un giorno vi racconterò come. Parecchi riesco a mandarli a scuola pur rimanendo nei loro tuguri e nel loro ambiente: un esperimento che tiro avanti da due anni. Il primo frutto è S. che due mesi fa è entrato nella nostra Scuola Tecnica: la settimana prima era stato arrestato per il furto di una bicicletta, ma è stato rilasciato perché veniva da noi a studiare!

Coi nostri ragazzi abbiamo preparato un bel Natale: vigilia con canti e doni per tutti di fronte al Presepio: ognuno ha ricevuto uno zainetto per la scuola, una maglietta e poco altro, regali di alcuni di voi. Per la festa, dopo la Messa, una scenetta illustrativa del Natale: tutto finì in gloria anche se una pecora scapppò e fu una... corrida; un re-magio fu introvabile e si arrangiarono in due con un regalo in meno, ma senza la 'stella' perché F. che doveva guidarli con una pila si era stufato e se n'era andato per i fatti suoi.

A fine gennaio abbiamo riaperto la Scuola Tecnica: ora abbiamo 38 allievi divisi nelle attuali tre specialità: meccanica, falegnameria e calzoleria.

E' un arduo compito portare avanti il tutto, ma è anche una soddisfazione veder crescere questi giovani e questi ragazzi in un ambiente sano, grande e formativo. E' bello anche ammirare la serie di dormitori, laboratori, aule, refettori, ecc... testimoni di fatiche e speranze. Quest'anno ci aspetta un'altra ardua fatica: la costruzione della scuola elementare e asilo per i nostri ragazzi e per i ragazzi del villaggio. Vogliamo per loro una scuola migliore sia come strutture che come insegnamento, una scuola dove si insegna senza bastone e in cui si rispettano i ragazzi. Attualmente la scuola è allo sfascio: maestri demotivati e spesso assenti, mancanza di strutture e materiale scolastico, disinteresse dei genitori e delle autorità varie. Non sarà facile! Ci proviamo con l'aiuto di P. Giulio e del Diac. Maurizio che ora lavorano con me, e soprattutto con la protezione della Madonna Consolata.

Intanto vi auguriamo di cuore una gioiosa e santa Pasqua con un cordiale CIAO da tutti noi!

Vostro: P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 6 (24 luglio 1999)

CARISSIMI AMICI,

come state? Saremmo felicissimi di sapervi tutti in buona salute.

Innanzitutto voglio di cuore ringraziare i tanti che ci hanno scritto per... saperne di più, o per avere una foto di E., o per dirci che... sono con noi. E grazie infinite a tutti coloro che pregano per noi: li contraccambiamo ogni sera. E a coloro che ci hanno mandato 'il pane quotidiano': grazie e grazie!

Alcune notizie: i ragazzi stanno bene, a parte M. che dopo tanto tempo in ospedale è tornato fra noi ma fatica parecchio a respirare. M. sta meglio: purtroppo zoppica, ma va a scuola regolarmente anche se la scuola è a tre chilometri. Y. è guarito dal tifo e sta mettendo su un po' di 'ciccia'. Ci sono due feriti: il solito P. che si è preso una 'lamettata' da uno dei Y., ma per fortuna è un taglio superficiale, e poi il piccolo H. che è stato investito da un ciclista che l'ha lasciato sanguinante sulla strada ed è fuggito. Gli hanno dato parecchi punti sulla fronte. La casa sembrava un vespaio quando Y. ha portato la notizia: tutti in processione a portare il bimbo ferito e spaventato fino al vicino dispensario, ma poi un velocissimo raid con i più grandi alla ricerca del colpevole. Erano furiosi: in queste occasioni vale il 'tutti per uno'. L'abbiamo trovato grazie all'astuzia di D.: si era persino travestito! Ci fu un lungo giudizio nel villaggio con la condanna a pagare i danni e chiedere perdono: la grande difficoltà fu convincere H. a perdonare.

I ragazzi ora sono 50 con l'ultimo arrivato O.. Sono stato 'costretto' ad adottarlo assieme ai due fratelli gemelli e alla sorellina S., che farebbero 53, ma questi ultimi dormono a casa loro nel villaggio e vivono con noi. La loro è una storia incredibile: la mamma l'anno scorso è fuggita da casa con la scusa che il marito ha il cervello da 'pecora'. I figli, abbandonati a se stessi, lasciano la scuola e i tre maschietti vivono sulle montagne che delimitano la nostra valle. Scendono di notte a rubare patate nei campi, e così vivono per parecchi mesi come bestioline selvatiche. L'avvicinarli è stato difficile, ma poi i nostri ragazzi li hanno accettati bene ed ora vanno tutti a scuola. S. ha ancora lo sguardo da piccola cerbiatta spaurita.

Durante le ultime vacanze abbiamo ospitato alcuni ragazzi che faccio studiare in città: T., N., P. e D., che ha diverse cicatrici, una in faccia, segni di tanti scontri con 'lamette': al mercato non si usano più coltelli che sono ingombranti, ma le lamette che sono facili da nascondere e da usare. Questi sono gli ultimi arrivati fra i tanti che faccio studiare in diverse scuole della città: sono abbandonati a se stessi, passano ore al mercato per guadagnarsi qualcosa, ma intanto frequentano la scuola, almeno saltuariamente. Vengono da noi al sabato per sfamarsi, lavarsi e prendere qualcosa. La settimana scorsa T. era pieno di  pidocchi di varie specie tanto che abbiamo dovuto bruciare tutti i vestiti e rasarlo alla 'Ronaldo' (ringrazio ogni giorno Ronaldo per la sua moda alla pelata cosicchè per imitarlo i miei ragazzi... si liberano dai pidocchi!). D. normalmente dorme 'fuori': freddo, pioggia, pericoli vari. Ma sono tanti i ragazzi che dormono tra i cespugli o in qualche specie di caverna sulle montagne attorno alla città.

Devo darvi anche una brutta notizia: qualche mese fa è scappato F. e a tuttora non sappiamo dove sia! Ero andato per un mese in Etiopia ed al ritorno... la brutta notizia. Aveva disegnato delle figure un po' 'spinte' da far vedere agli altri bambini a scuola, ma era stato scoperto dai maestri che volevano infliggergli una 'salutare' punizione col bastone e lui...se ne andò. Peccato: era molto migliorato, aveva lasciato droga e sigarette e cominciava a star bene con gli altri! Chissà! Pochi giorni dopo si è presentato un ragazzino più o meno della stessa età: 'Come ti chiami?' 'F.'. Una consolazione della Provvidenza, ma ogni volta che sento il suo nome non posso far a meno di pensare all'altro. Il nuovo F. viene da una lunga esperienza di strada. Ha lasciato il suo villaggio a 90 km. dalla città dove ha frequentato i primi anni di scuola ed è sopravvissuto per la strada per due anni d'inferno anche perché è un'mite di cuore'. Sono stato con lui a trovare la mamma dopo tanto tempo: vive con una bimba in un tugurio. A suo figlio appena un cenno di saluto, non una parola!

Ieri breve cerimonia per nominare D. (un altro D.!) capo-allevamento (abbiamo 17 maiali, 5 anatre, qualche gallina e un centinaio di pecore). E' il ragazzo più sballato che ho conosciuto: grossa cicatrice sulla guancia, altre sulle gambe. 15 anni di età e... quasi tutti per strada. 7 fratelli quasi tutti con padre diverso: li ha mantenuti lui per anni lavorando e rubacchiando. La mamma vive con gli altri in una stanza sporca e... vuota: dormono in terra su un po' di stracci. Pochi mesi fa ho dovuto prendere anche un fratellino di 8 anni, N., perché abbandonato. Due anni fa avevo affittato una stanza in città dove vivevano 12 ragazzi che andavano a scuola e si... arrangiavano a vivere con un po' d'aiuto nostro e l'assistenza degli anziani della vicina parrocchia. Sono andati avanti cosi per molti mesi finchè quasi tutti sono venuti qui dopo alcuni fatti incresciosi. Rubavano nel vicinato, portavano droga e contraccettivi a scuola, risse a non finire, e tante altre 'cosette'. L'ultima: D. vede un bambino che calpesta il 'suo' orticello, va a prendere la zappa e gli mena grandi zappate per tagliargli le gambe ed è convinto di esser nel giusto. Per fortuna le urla del malcapitato fanno accorrer gente che lo salvano e lo portano all'ospedale. Ho dovuto pagare e faticare non poco per non lasciar mandare D. in prigione. Ora è 'relativamente' calmo, ma ne abbiamo vissute tante assieme, come quando organizzò un commando punitivo per una maestra rea di usare il bastone a scuola. Con i miei ragazzi non c'è tempo di annoiarsi perché ogni giorno ha le sue novità.

Quest'anno i ragazzi hanno coltivato molto: abbiamo un bell'orto, ma soprattutto abbiamo fatto un bel raccoltodi granoturco (più di 200 quintali!), fagioli e girasole.

La scuola tecnica va molto bene con 35 giovani che fanno buoni progressi. Ci stiamo organizzando per riceverne altri 40 l'anno prossimo. Apriremo anche le specialità di elettricità e computer.

Abbiamo quasi finito la costruzione della palestraper i ragazzi della Faraja. A proposito: abbiamo una squadretta di calcio di primordine e una bella squadra di ginnastica acrobatica. Abbiamo cominciato con un po' di boxe e presto anche col karatè.

La bella novità è la scuola elementare: abbiamo finito le prime 4 aule e due uffici. Speriamo di inaugurarla in Dicembre.

Ho voluto scrivere queste poche righe a voi che ci volete bene prima di partire per un periodo di vacanza in Italia: spero di incontrare qualcuno di voi! Al ritorno vi darò nuove informazioni sperando che saranno buone notizie.

Un cordiale e affettuoso saluto ad ognuno, e un bel Ciao da tutti noi!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 7 (13 novembre 1999)

CARISSIMI,

da più di un mese sono tornato da un po' di ferie in Italia. Sono stato felicissimo di aver potuto incontrare parecchi di voi e avervi raccontato un po' della nostra avventura. Per molti non c'è stato tempo per un incontro: il tempo è stato breve! Pazienza, scusatemi. Vi ringrazio tutti per la gentilezza, l'entusiasmo, la generosità: mi avete dato degli esempi stupendi. Sentendovi così vicini sarà più facile continuare.

Ringrazio tutti quelli che ci hanno adottati in gruppo o che almeno hanno adottato un bambino. Come promesso noi vi ricordiamo nell'incontro di riflessione sul Vangelo domenicale che abbiamo ogni lunedì sera. Vi saremo vicini col Salmo 36 (35) soprattutto: "La tua bontà, Signore, ... Quanto è prezioso il tuo favore...".

Sono tornato qui con un po' di apprensione anche perché avevo saputo che P. Giulio non stava bene: troppe preoccupazioni! In complesso ho trovato i Ragazzi in salute e sono stati buoni! Mi sono commosso a toccare con mano la loro accoglienza. Gli Educatori però erano piuttosto... stanchi e dalle loro relazioni son saltati fuori parecchie ragazzate, qualche rissa, rubalizi, ecc... che però sono riusciti a tenere sotto controllo. Parecchi dei nostri ragazzi hanno fatto un buon 'cammino', ma ci sono i più 'duri' e ci sono anche i nuovi e quelli che frequentano  la "Casa della Consolazione" (Faraja House) al sabato e domenica: c'è sempre qualche novità, anche perché la maggioranza arrivano da una scuola difficile che è la 'strada' dove vale la legge del più furbo e del più forte.

Ho dovuto occuparmi subito di B., un ragazzino di 12 anni che vive per strada perché i suoi sono poverissimi ed hanno 7 figli. La notte dorme nascosto nel mucchio di crusca dietro un mulino: ha dovuto sottostare troppe volte alle 'voglie' dei più grandi. Ora è in prigione da due giorni nella caserma della polizia perché accusato di aver partecipato al rubalizio di un orologio. La prigione è un camerone sporco e maleodorante dove sono ammassati grandi e piccini in attesa di giudizio. Sono venuti a chiamarmi un gruppetto di altri ragazzi della strada: concitati e supplicanti perché, dicono, B. non c'entra! Evviva la solidarietà. Quando arriviamo in caserma il famigerato 'camion blu' della polizia è già partito per portare i prigionieri in tribunale. E' un camion enorme, grande cassone, reti e sbarre, dove sono ammassate 70/80 persone: uomini, donne, bambini. Ci sono i ladri e le prostitute arrestati nella notte, altri che aspettano il giudizio da giorni. Tutti sono portati al tribunale di prima istanza per sentire l'accusa ed esser poi 'depositati' in carcere in attesa del vero giudizio. Per molti è l'inizio di un lungo calvario, con la perdita di ogni identità e diritto: qualche anno fa, quando ero a Pawaga, facevo anche il cappellano del vicino carcere e molte volte ho pianto con loro sbattendo la testa contro il muro della giustizia umana.

In tribunale vediamo B. in mezzo agli altri: si può sbirciare dalla finestra, ma non si può entrare perché è un ambiente molto piccolo. Davanti agli accusati un giudice e tre altri che velocemente leggono ad ognuno il titolo della causa, l'accusa e stabiliscono la cauzione. Dopo più di un'ora c'è un intervallo: entro per parlare col poliziotto incaricato e i due 'giurati'. Chiamano B. e l'accusatore: risulta che B. non c'entra affatto perché il ladro è un altro, lì presente, che accetta l'accusa tranquillamente anche perché l'orologio è stato restituito. Chiedo all'accusatore qual'è il costo dell'orologio e mi risponde che l'aveva pagato mille lire! Esplodo in parole di rabbia per quella che chiamo una bambinata, ma uno dei giurati mi risponde che per la legge anche una 'bambinata' è una cosa seria. Io ho perso due ore, ma B. è stato dentro tre giorni e l'hanno anche picchiato al momento dell'arresto! E' soltanto un bambino di 12 anni, che non è mai andato a scuola, non sa cosa voglia dire il verbo 'giocare', l'hanno spesso picchiato, usato sessualmente e deve ogni giorno 'arrangiarsi' per poter soppravvivere: quanta tristezza e quale ingiustizia! Ma quanti altri B. incontro ogni giorno!

Ora i ragazzi qui alla Faraja House sono 54, ma alla fine del mese ne prenderemo altri tre.

Qualche giorno fa il "solito" D. si è azzuffato con una donna per strada, tornando da scuola, perché questa non voleva dargli dei soldi. La povera donna si è preso un pugno in un occhio ed ha perso un secchio di latte che aveva appena comperato. Voleva rivolgersi alla polizia. Il brutto è che altri tre scugnizzi che erano con D. lo incitavano con urla e battimani. Ci siamo seduti in cerchio per un lungo tempo a discutere l'episodio e trovare assieme le 'contromisure' correttive.

Ci sono però anche tante consolazioni come ad esempio una lettera di I. (E.) che è uno dei primi arrivati al Centro e che ora studia in una scuola secondaria: scrive parole bellissime di ringraziamento e di promesse e si sta impegnando seriamente. E che dire degli incontri che facciamo con loro che spesso si concludono con belle riflessioni evangeliche in cui spesso domina il pensiero del perdono: ma è proprio la caratteristica di Dio, che noi spesso non riusciamo neppure a capire mentre per loro è molto facile.

Abbiamo ripreso la costruzione della scuola elementare: ora è quasi completata ed è venuto un bel complesso, certo la più bella scuola nel circondario di Iringa. Cercheremo di fare in modo che i Maestri siano più motivati e cerchino di educare anche senza il bastone. Metteremo in giro lo slogan "Batti il tamburo NON i bambini!".

Per tener sempre occupati i ragazzi abbiamo cominciato col Karatè, ginnastica da saltimbanchi e un po' di pugilato. Naturalmente non manca il calcio con coppe e sfide che qualche volta sono anche finite a pugni.

Questa lettera era soprattutto per augurarvi un felice e gioioso Natale pieno di Consolazione per voi e per le vostre famiglie: che sia semplice e felice come spero sarà il nostro.

AUGURI DA TUTTI NOI E BUON ANNO 2000!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 8 (20 febbraio 2000)

CARISSIMI AMICI,

non vi abbiamo dimenticati, anzi soprattutto ogni lunedì sera pensiamo a voi col salmo 36, che abbiamo scelto da tempo per ricordare Amici/Benefattori. Grazie infinite a voi che ci siete stati vicini in questo periodo con la preghiera, con lettere, con cospicue offerte: la 'nostra' opera funziona solo grazie alla vostra bontà.

Da oltre due mesi c'è qui con noi mia Mamma, che è ormai una veterana d'Africa e se la cava benino con lo shwahili: ha già fatto un gran lavoro con le divise del karatè, le divise della scuola, lenzuola e tanti rammendi. E' la gioia soprattutto dei più piccoli venirla a trovare spesso portandole in regalo una pietra speciale, un fiore o una conchiglia: i davanzali delle finestre sono pieni di questi regali. La sua serenità basata su una fede a prova di tutto è un bell'incoraggiamento per noi. Non esce quasi mai dal suo laboratorio ed è diventata punto di riferimento per...tanti!

Ieri le ho fatto fare un'uscita per accompagnarmi a riportare I. al suo villaggio. Un ragazzino scarno, stracciato e affamato che una buona samaritana ha visto per strada in un villaggio vicino e lo ha accompagnato da noi. Era entrato sfinito nell'osteria del villaggio e la gente gli aveva dato qualcosa da mangiare, ma soprattutto da bere e poi si divertivano con lui. L'abbiamo sfamato, lavato e rivestito e poi ci ha raccontato una storia di abbandono, fame e tanto cammino alla ricerca di mangiare. Dopo tante domande riusciamo a capire da quale villaggio viene e dopo due giorni lo accompagnamo al suo villaggio Kinuang'anga lontano oltre 20 km nella savana. A stento e per caso riusciamo ad arrivare alla casa della sorella da cui era scappato tre settimane fa. Lì non vuole stare perché c'è poco da mangiare e quest'anno ci sarà una gran 'fame' in questa zona. Si raduna mezzo villaggio a sentire le novità: qui tutto è pubblico e tutti si interessano e voglion curiosare. Ci spiegano che il ragazzino è un po' fuori di testa e lo affidiamo alla sorella: ritorneremo a dare un aiuto.

Ogni domenica vengono qui al Centro 20-30 bambini dalla città per lavarsi, mangiare e giocare un po' con i nostri, poi verso sera li riportiamo sulla piazza del mercato. I più sono abbandonati a se stessi, senza casa né famiglia, sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare. Mi faccio raccontare le loro storie, vado a rintracciare parenti, li tiro fuori di prigione, ecc., ma è difficile aiutarli in modo definitivo o rimetterli a scuola. Ci sono riuscito con alcuni, ma purtroppo aumentano ogni giorno e alcuni sono molto piccoli.

La settimana scorsa uno di loro, D., mi ha raccontato la sua storia di violenza: era stato arrestato per vagabondaggio e portato in prigione, rinchiuso in un camerone con 56 adulti. Due di loro l'hanno ripetutamente violentato di fronte a tutti e nessuno è intervenuto anche se lui gridava come poteva. D. è un ragazzino di 12-13 anni, dal sorriso accattivante, ma è già un ladruncolo esperto. Il giorno dopo ho fatto irruzione nell'ufficio degli assistenti sociali con una gran rabbia e tanto sconforto: stanno lì in ufficio, ma fanno ben poco. Non hanno mezzi, ne voglia, né autorità per potersi dar da fare. Conosco bene il capo del distretto che partecipa anche al comitato del nostro Centro ed accetta di fare chiamare subito l'assistente sociale-capo e il capo delle prigioni. Lui purtroppo non sarà presente. Il capo delle prigioni è un omone mellifluo e panciuto da gran bevitore: ammette che il problema c'è ma non si sbilancia più di tanto anche perché dice 'il problema ufficialmente non esiste e anche in Parlamento ultimamente è stata data una relazione senza casi di questa specie', poi vigliaccamenta aggiunge che i ragazzi come D. ci sono abituati e ci stanno! Mi vien da credere che arrestino ogni tanto qualche ragazzino della strada per darlo in pasto ai prigionieri e che tutto sia combinato! Conclude dicendo 'che tutto questo era in via privata e che non ammetterà che ci sia stato un caso simile nella 'sua' prigione: promette che non succederà più! Ho smosso un po' le acque, ma il problema è grosso. Intanto rintraccio la mamma di D.: lui mi dice crudamente che fa la puttana e che c'è sempre un uomo nuovo per casa che cerca di cacciarlo via. Accetta volentieri di tenersi il bambino in casa, ma fino a quando?

Mentre scrivo queste righe penso al nostro A.: è qui con me fin quasi dal principio. E' stata dura per lui e per me: un cammino difficile, ma fruttuoso. Era un bambino pauroso e introverso quando è arrivato, ora è un bel ragazzone allegro e... caposquadriglia. Penso a lui perché e scappato di prigione quattro anni fa, dodicenne e già condannato a sette anni per aver rubato una radio. E' arrivato qui da me nel luglio 97 cencioso e affamato: era scappato da un centro per bambini di strada dove ancor oggi sfruttano bambini come lui con impunità e connivenza di qualche pezzo grosso e sotto il nome di ONG. Raccontava che là picchiavano sodo e si mangiava poco.

A. è stato in galera ad Iringa per qualche mese mentre dal suo paese lo portavano nell'unico carcere correzionale per ragazzi nella città di Mbeya, al Sud. Là riesce subito a scappare, ma è ripreso: botte, lavoro, fame, castighi. Riesce a scappare nuovamente dopo pochi mesi e fugge a Iringa dove si aggrega ad una piccola banda che vive di espedienti. Diventa maestro di bugie e furti.

Quando viene da me racconta la 'sua' storia quasi tutta inventata, in cui i genitori sono morti quando lui era piccolo, ma si lascia sfuggire il nome del villaggio d'origine, lontanissimo verso il Nord. Riesco a risalire alla sua famiglia attraverso il Parroco del luogo: ma suo padre vuole che il figlio torni in prigione! Decido di tenermelo e non far sapere al padre dov'è. Dopo due mesi arriva la mamma: è partita da casa con uno stratagemma in modo che il marito non sapesse. Vuole sapere di suo figlio che non vede da tre anni! Racconta che il padre lo odia veramente perché fin da piccolo era un ladruncolo. Quando A. vede la mamma si volta dall'altra parte e si rifiuta di salutarla. Mi sussurra: "Quando io avevo bisogno lei dov'era?". E' solo un bambino abbandonato e 'stanco' che forse non ha mai avuto una carezza!

Ora qui alla FARAJA HOUSE (Casa della Consolazione) ne abbiamo 58 di cui 4 sono già agli studi superiori. Altri li seguiamo e li aiutiamo a proseguire gli studi pur rimanendo nel 'loro' ambiente. Tutti studiano, per tutti c'è doposcuola, lavoro, gioco e preghiera. E' commovente vederli in divisa da karatè, disciplinati ma anche pronti a... scattare; più commovente ancora vederli pregare: intenti o assonnati, ma convinti di parlare con l'unico Padre che non li abbandonerà! Ce ne sono alcuni piccolissimi (H., N., B., ...) che, come gli altri, sono autosufficienti un po' in tutto e come gli altri si svegliano alle 5,30 e ci tengono allegri con le loro trovate o con le loro scappatelle.

Qui abbiamo anche la SCUOLA TECNICA con 55 allievi che imparano un mestiere.Tutto il complesso è una bellissima sfida che richiede fede e testadura perché spesso ci si muove controcorrente. Ringrazio Dio d'avermi dato VOI che mi accompagnate passo passo, mia Mamma che crede ed è 'presente', P. Giulio che coraggiosamente condivide pene, fatiche, successi e... calcinculo! Vedere il cambiamento dei ragazzi, sentire un grazie 'sincero' o qualcuno che ti strizza l'occhio con connivenza...: piccole cose che danno una spinta.

Vi ricordiamo TUTTI con affetto e vi auguriamo un buon Giubileo e una fruttuosa Quaresima. CIAO!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 9 (10 settembre 2000)

CARISSIMI AMICI,

siamo con voi ogni lunedì sera con le belle parole del salmo 36 "L'uomo all'ombra dell'ali tue si affida". Come state tutti?  Grazie per il vostro ricordo, le preghiere, le lettere (tante), e i vostri 'soldini' (tantissimi!): il tutto è per noi stimolo e Provvidenza per poter vivere e progredire.

Per coloro  che ancora non ci conoscono bene, spiego: la 'Faraja House' (che vuol dire Casa della Consolazione) è un centro per "Ragazzi in difficoltà" di cui una gran parte viene dalla... strada e parecchi di loro sono orfani. Ognuno di loro ha il suo bagaglio di abbandono, violenza, miserie. Abbiamo cominciato dal nulla tre anni fa ed ora e' nato un villaggio con casette, refettori, cucine, laboratori, scuola elementare, case per maestri, dispensario, ecc... e la Scuola tecnica che attualmente ha 57 allievi che con i 58 della Faraja House danno un totale di 115!

Il nostro diario è ricco di avvenimenti belli e brutti, storie varie, feste, arrivi e partenze, ma vi posso far partecipi di poche cosette che spero vi faran piacere.

Il mese scorso abbiamo radunato parenti e amici dei Ragazzi per continuare un dialogo con loro per un tentativo di riinserimento dei bambini nell'ambiente da cui provengono. Non sono venuti in molti, purtroppo, e con loro abbiamo deciso di dare un po' di 'vacanza' ai Ragazzi. Così alcuni giorni fa la maggior parte sono partiti: qualcuno proprio non ha voluto andare e qualcuno non sapeva dove andare. Di qualcuno abbiamo colto l'occasione per rintracciare i parenti. Siamo partiti un bel mattino con una macchinata di bambini per rintracciare la mamma di Z. (che vuol dire: viene dal cuore). E' arrivato da noi l'anno scorso portato dal parroco di Iringa che se l'era visto capitare una sera sporco ed affamato. Aveva soltanto 10 anni e vagabondava per la città. Dopo tante domande era riuscito a capire che veniva da un paese lontano oltre 90 km. Il giorno dopo aveva mandato un Catechista a riportarlo a casa, ma dopo pochi giorni rieccolo, più sporco e affamato di prima. I primi giorni sono stati duri per lui e per noi perchè non parlava con nessuno ne' riuscivamo a farlo sorridere.  Un giorno, dopo aver visto un film che parlava di robot meccanici, abbiamo cominciato un gioco con lui: io lo 'accendevo' e lui cominciava a gesticolare ed emettere suoni. Ora tutti lo chiamano 'roboti' ed è un bambino sveglio, allegro e molto intraprendente tanto che è il primo della classe. Gli succede ancora di tanto in tanto di andare in 'trance', ma lui dice che gli è mancata la corrente.

Arrivati a Mafinga cerchiamo suo fratello maggiore che lavora in un alberghetto: si spaventa molto perchè teme che gli lasciamo il bambino. Abita in una stanzetta di 2x2 e non vuole neppur salutare il fratellino. Ci dice che è inutile portarlo da suo padre perchè è ammalato da molti anni e vive abbandonato in un villaggio lontano. E' stato abbandonato anche dalla moglie che vive con un altro uomo ed ha altri figli. Su strade sconnesse arriviamo al villaggio di uno zio che lo aveva preso con se' dopo che la mamma l'aveva abbandonato. Z. comincia ad agitarsi e vuole tornare subito. Anche lo zio è piuttosto agitato e ci racconta che il bambino era abituato a scappare. Gli chiedo perchè non l'hanno cercato, ma mi dice che le prime volte lo cercavano e riportavano a casa, poi  hanno lasciato perdere: il bambino ha solo 11 anni! Fa un giro veloce per le case dei vicini a salutare alcuni amichetti, ma poi si rifugia veloce in macchina. E' ormai pomeriggio inoltrato e non possiamo proseguire per cercare la mamma che abita in un villaggio ancora molto lontano. So però che è inutile perchè ha abbandonato il bambino tempo fa senza piu' interessarsene.

Dopo pochi giorni i primi sono gia' tornati: Y. dice "ho contato le...ore, che non passavano piu'". In questi giorni c'e' fame un po' dappertutto perche' il raccolto e' stato misero data la scarsita' delle piogge. Poco fa e' tornato M. piuttosto malandato perchè è stato ammalato fin dal primo giorno: è stato a casa della mamma che abita con un uomo che lo ha accolto molto freddamente. Quando M. era venuto al nostro Centro diceva che la mamma era morta quando lui era piccolo! E' tornato anche P. con una mano ferita e gonfia: si è tagliato e lo hanno curato con una poltiglia giallastra.

Un bel giorno arriva I.: 11 anni circa, un bel visino sorridente, un fagottino in mano. E' sera e lo trovo davanti alla porta di casa tornando dalla città. Lo hanno portato alcuni ragazzi che vivono al mercato: lo hanno visto solo e affamato che cercava un posto per dormire. Mi racconta la solita storiella che raccontan tutti all'inizio, che non ha più parenti e che viene da un villaggio lontano. Impieghiamo tre giorni a sapere un po' di verità e capire che viene da Makambako, una cittadina a 170 km. Andiamo con lui a ricercare le 'radici'. Arriviamo alla catapecchia dove vive il fratello che lo riceve con malagrazia e con tante recriminazioni e intanto si raduna il vicinato con tante 'zie' che gli rimproverano di tutto: si stringe a me in cerca di protezione e di affetto e capisco perchè è scappato! La mamma è morta anni fa e il padre sta in un'altra città con un'altra donna. Lo porteranno da lui perchè dia il consenso a venire da noi. Nel cortiletto interno c'è un pulcino che pigola disperato: è rimasto solo, la chioccia è morta e così pure i suoi... fratellini. Difficile dimenticare gli occhi di I. quando ci separiamo.

Ora siamo tutti a casa  e la vita riprende normale con scuola, giochi, lavoro, ecc... Pochi giorni fa c'è stata l'inaugurazione della nuova scuola elementare: è arrivato il 'mwenge' (fiaccola nazionale) con balli, canti, discorsi, autorità di ogni specie. L'importante è che ora c'è un ambiente bello e allegro. E' stato un gran lavoro, ma è grazie a qualcuno di voi che abbiamo potuto realizzarlo. Abbiamo terminato anche la stalla per allevare alcune mucche assieme alle pecore e ai maiali: altro lavoro realizzato con il vostro aiuto. Ed ora stiamo costruendo la chiesa!

Stiamo attraversando un momento difficile per il problema dell'acqua: i laghetti sono asciutti perchè riforniti dall'acqua piovana e quest'anno è piovuto pochissimo. Abbiamo di fronte almeno tre mesi prima delle prossime piogge. E. e C. hanno dovuto fare gli straordinari per tirar fuori tutti i pesci prima che finisse l'acqua, ma ora abbiamo tutti un'abbondanza di fosforo. Ora la maggior parte dei pozzi sono asciutti e la gente del villaggio viene da noi: lunghe file di bambini e donne per... un secchio d'acqua. Anche gli orti sono secchi e sono seccati anche parecchi alberelli piantati quest'anno per il programma di afforestazione della valle. Pazienza, speriamo che almeno ci sia acqua a sufficienza per le necessità di casa. Nei prossimi programmi di lavoro ci sarà anche la trivellazione di un nuovo pozzo. Già ne abbiamo trivellati sei ad una profondità di 80-90 metri e uno fino a 140 metri, ma l'acqua non è ancora sufficiente!

Fra pochi giorni 8 dei nostri ragazzi avranno l'esame finale della VII elem. e potranno poi entrare alla Scuola Tecnica per imparare un mestiere e ritornare nell'ambiente che li aveva emarginati. Saranno risultati tangibili e pieni di belle speranze.

Vi abbracciamo tutti cordialmente sicuri di un sincero e vicendevole ricordo nella preghiera. CIAO a tutti!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 10 (3 dicembre 2000)

CARISSIMI,

purtroppo questi auguri di Natale vi arriveranno in ritardo. Grazie infinite a nome di tutti noi per le lettere, le preghiere, l'amicizia e il cospicuo aiuto finanziario di moltissimi di Voi.

È domenica sera e sono appena tornato dalla città col solito "carico di miseria": più di una trentina di bambini della strada che vengono ogni domenica per sfamarsi, vestirsi, giocare ... e verso sera li ripotiamo sulla piazza del mercato! P. Giulio mi segue con un'altra acchina con un carico uguale. Oggi erano particolarmente allegri perché abbiamo parlato del Natale che faremo con loro la domenica 24. H. parlava con bramosia di una mangiata di riso e carne di pecora! Era dietro di me  e mi si stringeva addosso e intanto mi arrivava un "profumo" tremendo.

Gli ho chiesto "Dove hai dormito la notte scorsa?" C'è stata una risata generale e uno ha risposto "Siamo tanti che dormiamo kwenye sinki" un modo per dire "una tana". Uno di questi giorni andrò a vedere dove.

Finalmente è piovuto dopo otto mesi! Un gran temporale seguito da altre piogge: abbiamo così arato e seminato una parte dei campi e i ragazzi hanno lavorato con entusiamo. Abbiamo terminato la stalla e ci sono già dentro una quarantina di maiali e a giorni arriveranno le prime mucche già comperate, ma aspettiamo la prima erba. Grazie agli Amici che hanno sovvenzionato il progetto.

Con la prima pioggia sono usciti dalle tane anche serpenti e scorpioni e qualcuno è entrato anche in casa: due scorpioni, un serpente abbastanza grosso e due piccoli. È interessante vedere la tranquillità con cui trattano la questione i ragazzi!

Qualcumo mi ha scritto chiedendo notizie di I.: sta bene ed è abbastanza felice; ora è con suo padre e l'ho rimesso a scuola in modo che possa finire l'anno scolastico, poi vedremo il da farsi.

La settimana scorsa Y. e C. sono scappati da scuola: il maestro li voleva castigare col bastone, come si usa da queste parti, e loro se ne sono tornati a  casa. Per sfortuna c'era anche un'ispettrice scolastica e la cosa è diventata più seria. Il giorno dopo ho dovuto riaccompagnarli a scuola e mi sono trovato di fronte 4 maestre e due maestri inviperiti, sembrava che i miei ragazi fossero dei banditi. Il guaio è che qui in Tanzania la maggioranza dei maestri pensa ancora che non si può educare senza il bastone cosicché sono succcessi episodi di grosse bastonature con ferimenti e banbini portati all'ospedale. Due anni fa è successo anche al nostro K. , che aveva dodici anni, ed ho dovuto portarlo all'ospedale: ma il maestro poi ha perso il posto. Ho parlato a lungo con Y. che è il più grande, un ragazzone di 16 anni, cintura verde di karate: era sinceramente pentito di aver mollato un ceffone al figlio di un maestro, ma disse "ho fatto bene perché aveva insultato il buon nome della Faraja come aveva fatto suo padre il giorno prima e io mi sono arrabbiato".

Pochi giorni fa abbiamo accolto I. (G.) un bimbo di 8 anni con una povera storia di accattonaggio e abbandono nella capitale Dar-es-Salaam. La mamma era andata in città anni fa quando ancora era una ragazzina ed è finita in strada: è morta di Aids l'anno scorso e non si sa chi sia il padre del bambino. C'era anche una bambina più grande di I. Ma chissà dove è finita.

È un bel bambino vispo e sveglio che ora va all'asilo, ma usa una litania di parolacce soprattutto con le bambine, ma che certo non sa cosa dice: ha imparato in fretta per strada!

Come passerete voi il Natale? Cosa farete di speciale in modo che sia veramente il Natale dell'anno giubilare? Ho parlato coi Ragazzi facendo loro la stessa domanda e sono venuti fuori con le idee più disparate e strane: prepareranno canti e scenette ci sarà un pacco-regalo per ognuno (e che lavoro! ma grazie a chi ci ha mandato magliette, calze, cappelli, cancelleria, ecc.). Poi prepareremo il Natale dei Ragazzi "in" strada, cioè che quelli che stanno in zona "mercato", che certamente saranno moltissimi sia per la mangiata sia per i regali, e pregheremo anche assieme secondo le varie religioni.

Però abbiamo anche voluto fare qualcosa di più: visto che Gesù Bambino era stato rifiutato perché non cercare in città il bambino più abbandonato e solo, uno di quelli che dormono nascosti per paura di essere picchiati o abusati dai più grandi, uno che sia veramente "ferito" e rifiutato: così gli daremo una casa, una famiglia, un po' di calore. Ogni squadriglia dovrà poi dimostrargli la propria "accoglienza" nel modo che gli sembrerà più adatto: vedremo cosa salterà fuori e quale sarà il "nostro" Gesù Bambino. Ci sono parecchi "aspiranti", ma ho anche l'impressione che avremo più di un Gesù Bambino e sarà un "presepio" un po' diverso.

Quest'anno 8 dei nostri Ragazzi più grandi hanno finito la scuola elementare: alcuni proseguiranno nelle secondarie, altri nella nostra Scuola Tecnica. Uno, K., ha superato l'esame per entrare nel Seminario di Mafinga dove c'è già O.. C'è anche il programma di cominiciare con la specializzazione di Segreteria e Computer per le ragazze e siamo già a buon punto con la preparazione: chissà!

Vi abbracciamo TUTTI con affetto e vi auguriamo di cuore un Natale fruttuoso e un felice Anno Nuovo nelle mani del Buon Dio e della Mamma Consolata.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 11 (15 marzo 2001)

CARISSIMI AMICI,

ricordate gli auguri di Natale? Volevamo un Gesù Bambino "vero" ma alla vigilia ce ne sono arrivati due: A. e J.. Il primo bimbetto di 7 anni, 4° di cinque figli: il padre se ne andò 5 anni fa dicendo alla moglie "vado a cercare lavoro" ma da allora non s'è più visto (forse sta ancora cercando...). I genitori di J. si sono lasciati anni fa e la mamma ha aumentato la famiglia per conto suo fino a cinque figli: questo è il secondo ha 10 anni e viveva per strada! Storie tristi, ma ora sono felici anche grazie a Voi.

È difficile ringraziare ognuno personalmente, ma molti ci hanno scritto e molti continuano a darci una mano... concretamente! GRAZIE a Tutti!

Intanto noi continuiamo ad aumentare i ragazzi che ora sono 64: tra gli ultimi arrivati E. e D., due ragazzini raccolti sulla strada da una buona Samaritana che ce li ha portati: orfani e con nessuno che si sia interessato a loro dopo la morte dei genitori parecchio tempo fa. Poi c'è E. che veniva la domenica da molto tempo e viveva per strada dopo la morte delle mamma. Sono andato con lui per parlare al padre sulla sua situazione, perché da tempo non si interessava del bambino, era all'osteria, neppur l'ha salutato e si è dimostrato ben felice di... liberarsene.

Parecchi non sono sempre qui con noi perché studiano nelle scuole superiori: quest'anno 6 sono stati scelti per proseguire altrove e due li abbiamo riportati nel loro ambiente: M. che  è andato con suo fratello maggiore, e N. che abbiamo aiutato ad aprire un negozietto, sotto la tutela di una sorella maggiore. È ora un ragazzone, ma affetto da artrosi progressiva che non gli permette di servirsi bene delle mani e non abbiamo potutto inserirlo nella Scuola Tecnica.

Abbiamo finito di costruire la stalla ed abbiamo acquistato 11 mucche: E., l'amante degli animali, è diventato l'organizzatore/veterinario/mungitore!

Grazie a chi ci sta aiutando in questo progetto che ha anche il fine di insegnare ai ragazzi e invogliarli al lavoro.

Tre giorni fa era il compleanno di E. (16 anni) e l'abbiamo festeggiato assieme a mia mamma, che è qui con noi e compiva gli 85. I ragazzi si eran preparati con canti e scenette. Alla fine il discorsetto sui festeggiati; è stato facile inquadrare Mamma Rita in tre parole: serenità, lavoro, preghiera. Ognuno la vede con quanta gioia rattoppa, cuce, medica ferite e partecipa alla nostra vita. Per E. ho raccontato la storia delle sue tante fughe perfino a Dar, oltre 550 km., delle sue rabbie, delle volte che son andato a riprenderlo di notte alla stazione delle corriere, ecc., ma ho potuto concludere "ora è un ragazzo affidabile, sincero, lavoratore e con la bontà di S. Francesco".

Anche la costruzione della chiesa è a buon punto, stiamo terminando i muri e poi comincerà il duro lavoro di copertura: è molto bella e speriamo di finirla presto per aver libere le aule dove preghiamo attualmente, per poter cominciare ufficialmente la scuola di computer per le ragazze: e questa sarà un'altra... avventura.

Vi avevo promesso di andare a vedere dove vanno a dormire i bambini che dormono 'sinki': sono andato con loro un giorno, erano in 9: H., M., T., I., K., ... il più piccolo Z., forse 9 anni. Andavano a dormire in una casa non ancora finita, ma già abbandonata perché cadente. Ora i vicini li hanno cacciati. Andavano solo verso sera  e tiravano fuori cartoni e sacchetti vuoti del concime per prepararsi un giaciglio. I più grandini si arrampicavano su un palo per raggiungere una specie di soffitta fatta da loro per esser più al sicuro. Naturalmente né porte o finestre, quindi anche freddo e soprattutto tanta paura di tutto e di qualche ronda di poliziotti che con loro non sono 'teneri'. Parecchi di loro hanno un posto fisso dove dormire normalmente a gruppetti, in case diroccate o abbandonate. Altri dormono negli anfratti delle rocce sulle montagne attorno alla città, in piccole caverne e qui, lontano dai... pericoli si radunano in parecchi anche di giorno per vari giochi d'azzardo e per un po' di 'fumo'. Quando cala la sera parecchi di loro devono cominciare a pensare a trovarsi un 'buco' dove dormire il più al sicuro possibile da freddo, pioggia e violenze!.

Sono stato invitato a partecipare ad un simposium organizzato dal governo regionale dal titolo "Come togliere 1.000 bambini dal lavoro minorile". Con me ci saranno 25 dirigenti governativi. Dovrò dire loro che il sistema scolastico ha troppe pecche, che c'è da 'inventare' la famiglia e anche che religioni troppo maschiliste permettono anche 4 mogli e l'aggiunta di concubine contribuiscono ad avere tanti bambini abbandonati. Oltre naturalmente alla piaga dell'Aids!

Purtroppo le città continuano ad estendersi perché in ogni grande città arrivano giornalmente dozzine di giovani che scappano dalle campagne e in città normalmente trovano fame e povertà e poi arriva... tutto il resto dalla droga alla violenza di ogni genere.

Due parole anche per la Scuola Tecnica: 67 alunni divisi in tre specialità. Grazie a parecchi di voi abbiamo molti macchinari ed ogni alunno ha il suo box di strumenti che si porterà a casa alla fine dei tre anni di corso. Alla fine dell'anno avremo una grande festa per quelli che finiscono il corso: se n'andranno giovanotti maturi, capaci, autosufficienti e sarà una gran soddisfazione per tutti anche se bisognerà ancora aiutarne parecchi a trovar lavoro.

Vi ricordiamo tutti con affetto e tanta riconoscenza augurando ad ognuno una gioiosa e santa Pasqua: che ognuno possa sentirsi un po' più vicino al Risorto cercando d'aiutare qualcuno a tirarsi fuori dai guai o almeno cercando di volerci un po' più di bene, cominciando da noi stessi e da quelli che ci stanno più vicino.

CIAO A TUTTI!!!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 12 (10 ottobre 2001)

Carissimi

scusate il lungo silenzio: sono stato "fuori causa" per un lungo periodo (oltre tre mesi) perché il cuore ha fatto le bizze. Da pochi giorni sono tornato a casa ed ho ripreso il mio lavoro. La cosa meravigliosa è che tutto il complesso è andato avanti bene ugualmente con i Maestri locali e soprattutto con P. Giulio che, nonostante l'età, ha sgambettato come un giovanotto però col senno della maturità.

Tante le cose belle, la copertura della chiesa finita, la Scuola Tecnica è andata avanti bene, ecc... Naturalmente anche cose meno belle come la foto di S. dimostra.

Oggi la parola che mi esce dal cuore è "GRAZIE": al buon Dio che mi ha restituito ai nostri ragazzi e mi ha regalato qualche giorno in più! Grazie a chi ha lavorato anche al mio posto. Grazie a Voi Amici che in questo periodo ci avete aiutato con la preghiera, con l'affetto e molti di voi anche con denaro.

Ho forse dimostrato poca riconoscenza verso alcuni di voi che mi hanno invitato, visitato e dimostrato tanto affetto: forse sono un po' orso, certamente non ero tanto in forma e vi prego di scusarmi.

Ho imparato molto nella malattia ed ho sperato tanto poter ritornare per poter riparare tante cose ed amare 'meglio'! Ho persino promesso di accogliere al più presto i due bambini più malandati che avrei incontrato: e subito la Provvidenza mi ha mandato K..

Un bambino di 9/10 anni portato dalle Suore di Usokami che non sapevano come aiutarlo. Così piccolo ha già una lunga e tremenda storia di abbandono, ruberie, botte e soprusi, e due anni passati in strada. Nato nell'isola di Zanzibar da una ragazza che era emigrata per lavoro. Non si conosce il padre. La ragazza prima di morire di Aids lo porta al suo villaggio e lo affida alla nonna. Ma il bimbo fugge e gira per i villaggi rubacchiando per sopravvivere. Cercano di mandarlo a scuola ma ci sta solo tre giorni: sono i maestri stessi che, scoraggiati, lo affidano alle Suore della Missione. Ma K. (che vuol dire 'generoso') non ci sta e continua a scappare e ritorna qualche volta quando è troppo affamato.

E' con noi da 10 giorni: è stata una convivenza difficile perchè è litigioso, ha un linguaggio da carrettiere, ma ha un sorriso da angelo. Si è un po' calmato, va a scuola ed ogni sera viene felice a farmi vedere il quaderno con qualche scarabocchio 'sudato'.

Fra qualche giorno prenderò il secondo, anche lui orfano e figlio della strada. Intanto devo riconoscere che parecchi di questi Ragazzi hanno fatto un cammino meraviglioso che si potrebbe chiamare 'redenzione'. C'è il solito E., con la sua parlata con una cadenza particolare e simpatica, che si attira fiducia e benevolenza. Ha preso in mano la direzione degli allevamenti, ma soprattutto delle mucche. Si alza prestissimo per andare a mungere ed è stupefacente vederlo parlare con loro e come lo stanno a sentire! A., che solo 4 anni fa è scappato dalla prigione, ora è un giovanottone sereno, che ispira fiducia ed è il Capo indiscusso, che può sedare anche le risse più rumorose.

O. che è il primo della classe, giudizioso e servizievole, ma che era conosciuto per le sue 'rabbie' incontrollabili e pericolose.

Ragazzi che hanno avuto per padre e madre la 'strada' e che ora vanno regolarmente a scuola e convivono volendosi bene!

Naturalmente ci sono anche i fallimenti, tristezze, tribolazioni...

Ci sono stati gli esami della VII pochi giorni fa e speriamo che qualcuno riesca ad entrare nella scuola secondaria come l'anno scorso; per gli altri ci sarà la Scuola Tecnica.

E' bello vederli tutti assieme in palestra con la divisa da Karatè: è una bella disciplina-sport che ci ha aiutato moltissimo per l'autocontrollo ed ha destato in loro un forte interesse tanto che abbiamo già alcuni che faranno l'esame per avere la 'cintura marrone'. L'anno scorso abbiamo potuto andare a Dar-es-Salaam per una grande sfida con altre squadre e quest'anno abbiamo potuto ricevere una squadra dal Kenya.

La Scuola Tecnica va molto bene con 67 allievi di cui parecchi dalla 'strada' e dalla Faraja. Le difficoltà sono tante, ma abbiamo parecchi Collaboratori locali che li seguono con pazienza e capacità, tanto che l'anno scorso sono stati tutti promossi agli esami statali.

Avremmo dovuto aprire la scuola di Segreteria e Computer per un gruppo di ragazze, ma la mia lunga assenza; ha creato qualche difficoltà, ma spero non tarderemo troppo: così almeno aumenteranno i fastidi per tenerci sempre... svegli!

Non so se riuscirò ancora a scrivervi prima di Natale e perciò approfitto di questa lettera per augurarvi un santo e gioioso Natale, che non sia troppo pieno di esteriorità, ma che abbia anche un "cuore" di bontà soprattutto verso i bambini più abbandonati.

Vi racconterò poi come noi l'avremo vissuto con la fantasia e l'allegria dei nostri Ragazzi.

Con tanto affetto e riconoscenza a TUTTI!

P. Franco Sordella

Lettera per Natale 2001 (11 dicembre 2001)

CARISSIMI AMICI,

poche parole, ma con tanto affetto e riconoscenza, per augurarvi di cuore un gioioso Natale. Come vivremo noi questo Natale? Inviteremo i Ragazzi che vivono in strada a Iringa e condivideremo con loro la nostra gioia, i regali, una buona mangiata e anche una preghiera al Bambino che si è fatto povero, ricercato, fuggitivo proprio come loro. Arriveranno in molti e sarà una giornata piena di canti e di giochi, ma sarà triste a sera riportarli a dormire in città, abbandonati a se stessi con tanti pericoli e tante difficoltà per sopravvivere e molti di loro sono bambini.

Poco più di un mese fa abbiamo preso con noi I. (E.) un bambino di 11 anni che da due anni viveva in strada. La mamma fu violentata da quattro energumeni quando era ragazzina e andava a scuola.

Ritornò a casa dai suoi a Makete (330 km da Iringa) ed allevò il bimbo mandandolo anche a scuola, ma poi andò a vivere con un uomo che non accettò volentieri il bambino. Così I. a 9 anni fuggì da casa perché spaventato dalle botte del patrigno. 150 km in tre mesi per arrivare a Makambako dove chiese aiuto alla polizia dicendo che veniva da Iringa. E lì lo portarono da una "zia" che ha già quattro figli da mantenere e altri 8 orfani della parentela. Il bimbo riesce ad andare a scuola saltuariamente, ma il tempo lo passa soprattutto per strada, finchè scappa definitivamente e va a vivere con altri 5 ragazzini al... mercato: di giorno rubacchiano, fanno piccoli lavori e mangiano i... rifiuti del mercato.

La "zia" si fa aiutare e va a prenderlo di notte mentre dorme nascosto sotto le bancherelle. Lo portano da noi e per ora  è felice e va a scuola regolarmente. Sono andato a vedere dove dormivano quei bambini che ora sono scappati: non è questione di pietà, ma di giustizia! Eppure i bambini come loro sono tantissimi ed aumentano continuamente anche a causa dell'Aids, che è una vera epidemia. Ringrazio Voi che ci permettete di aiutarne alcuni.

Con affetto e riconoscenza.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 13 (15 marzo 2002)

Carissimi amici,

si chiamava A.: affamato, sporco, cencioso. Lo incontrai al mercato mentre ero in giro con Amici di Torino. Lo avvicinammo, ma subito una turba di ragazzi e giovani habituè del mercato ci circondano e mi supplicano in coro "Baba Faraja, prendilo con te perché è troppo piccolo e non sa sopravvivere". Ci guardiamo tra di noi e intanto lo facciamo salire in macchina per potergli parlare con calma. Chi sei? Da dove vieni? Hai parenti? Ecc... Riesco a tirargli fuori che ha un padre nei sobborghi della città e ci avviamo.

La strada è lunga perché è proprio l'ultima casa vicino alla montagna: una capanna chiusa. Si avvicina un giovane e chiediamo informazioni, arriva anche una donna che, dopo lunghe spiegazioni, si presenta come 'zia' (quante zie in Africa! Risulterà poi essere la matrigna). Abbiamo fretta perché sta calando la sera. Il bimbo è spaurito: pare abbia 8-9 anni, ma la zia dice che ne ha almeno 15. Ci spiega che il padre è al 'kilabu' (osteria) e lì ci rechiamo, ma lo incontriamo per strada... ubriaco. Si spaventa a vedere il figlio e ci spiega subito che 'lui non c'entra': ha solo collaborato a metterlo al mondo, ma poi la mamma se n'è andata e non l'ha mai più visto. Ha saputo che la mamma è morta tanti anni fa e che il bimbo stava con una 'zia'. Quanti anni ha il bimbo? 17 risponde, ma pensiamo che lo farà ringiovanire quando sarà più sobrio. Lo invitiamo al centro per la domenica successiva a raccontarci del bimbo: intanto ce lo affida ben volentieri, anche perché abbiamo parlato di denuncia alla polizia per abbandono del figlio (per quel che serve!) se non si presenta.

Quanto lavoro di restauro per renderlo presentabile! Era pieno di vermi, scabbia, pidocchi e altro... Credo abbia 12-13 anni, ma non li dimostra. La mamma è morta quando A. aveva 2 anni. Se lo prese una zia, vecchia e sola, ma dopo un po' lo riportò da suo padre e qui cominciò una tremenda vita di stenti, vagabondaggi, fame, botte.

Ora va a scuola: l'ho dovuto mettere in seconda perché è già grandino. Vuole rompere col passato e comincia a farsi chiamare R., come il protagonista di un film: almeno i sogni nessuno glieli può rubare!

A metà Febbraio sono arrivati anche F. e J.: due cuginetti, orfani, dieci e nove anni! Anche loro col solito bagaglio di fame, lacrime e abbandono. F. un gran birichino, pieno di vita e di voglia di... fare a botte; J. piccolo e magro, molto intelligente che impara a leggere in pochi giorni e che ti guarda con due occhioni pieni di desiderio d'affetto.

La nostra famiglia cresce e siamo a 66. Molti di loro ora sono grandi ed hanno... preso il volo: 8 sono nelle scuole superiori, 5 studiano nella nostra Scuola Tecnica, uno ha finito la scuola ed ha cominciato a lavorare, altri 3 non hanno potuto o voluto proseguire la scuola e stiamo cercando di inserirli in qualche lavoro in modo che possano ritornare con i parenti, se possibile. Due giorni fa è arrivato l'ultimo: F., 8 anni, diverse cicatrici in faccia, orfano di padre, L'ha portato la mamma disperata perché era fuggito da casa e viveva 'in' strada: lei ha altri figli da mantenere e vivono di... fame.

I ragazzi praticano anche il karatè che è una bellissima disciplina educativa: dai più piccoli ai più grandi. Imparano l'autocontrollo, la disciplina, il rispetto...

Cinque di loro sono già arrivati a guadagnarsi la cintura marrone. Tra l'altro abbiamo potuto partecipare a vari incontri in città, a Mbeya ed a Dar-es-Salaam. E' una meraviglia vederli piroettare tutti assieme, all'unisono, nel più assoluto silenzio, nel fare gli esercizi-base: tanta ginnastica, tante salutari sudate e tanto entusiasmo. I due maestri, cinture nere, sono veramente in gamba.

La Scuola Tecnica ha riaperto i battenti a fine Gennaio per l'inizio dell'anno scolastico con 35 nuovi allievi di cui 10 ragazze che hanno cominciato il corso di `Segreteria e Computer': in totale sono 75 giovani.

Per dare un lavoro a quelli che hanno finito il corso di tre anni stiamo aprendo la prima cooperativa in città per 8-10 di loro, sperando in seguito di aprirne altre. Abbiamo affittato una casa ed un saloncino per laboratorio e intanto stiamo contrattando l'acquisto di una casa in centro: bisognerà ristrutturarla, ma è molto grande e potrebbe servire anche per 'casa di prima accoglienza' per i bambini 'in' strada. Chissà, per ora è un bel sogno, ma mi pare che si stia aprendo il primo capitolo di una nuova...avventura!

La prossima settimana arriverà anche la mia Mamma, che ora è in Etiopia con mio fratello Silvio, pure lui missionario. Il lavoro per lei non manca mai: rammendare, cucire divise, lenzuola, ecc... e dare ad ognuno il sorriso della... nonna!

Carissimi Amici, è vicina la Pasqua e ne approfittiamo per augurarvi una gioiosa 'resurrezione' col rinnovo delle promesse battesimali!

Per la Quaresima i Ragazzi hanno deciso in assemblea di 'dare' qualcosa per i più poveri: le idee erano tante, tra cui c'era una squadriglia che proponeva di lasciare la colazione al mattino per raccogliere un po' di soldi. In certe occasioni si risveglia il buon cuore anche dei più monelli, tanto che bisogna frenarli. La decisione finale è stata di raccogliere pietre da costruzione sulle montagne vicine ogni giovedì pomeriggio e venderle, invece della solita partita a pallone: ne abbiamo già caricate due camionate!  Così il giovedì pomeriggio si è trasformato in un incubo: sui fianchi della montagna un brulicare di bambini e ragazzi che fanno rotolare a valle grossi massi preceduti e... seguiti da tante ansiose raccomandazioni! Tra l'altro ho sempre paura che da sotto qualche masso esca un grosso serpente..., ma non credo che loro si spaventerebbero più di tanto!

Ancora ringraziamo di cuore TUTTI coloro che ci vogliono bene e ci aiutano in qualche modo: abbiamo ricevuto offerte, pacchi di vestiti, giochi, cancelleria, lettere... preghiere ed affetto. Contraccambiamo come possiamo col ricordo e la preghiera affinché anche noi possiamo diventare 'bambini' per avere un angolino di Paradiso. Ciao.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 14 (5 agosto 2002)

CARISSIMI AMICI,

eccomi di nuovo  a voi dopo mesi di silenzio.

Vi mando la foto di N. (o N. = nove) l'ultimo arrivato, raccolto dalle Suore dell'ospedale di Ikonda. Otto anni, da sempre abbandonato e usato dai ladri per entrare dalla finestra delle case dove andavano a rubare...

E' arrivato anche F., l'amico inseparabile di A./R. di cui vi parlai la volta precedente. Anche F. viene da molto lontano  da chissà quale villaggio dell'Ukinga, oltre 300 km. da Iringa. Era rimasto solo alla stazione delle corriere dopo che abbiamo preso A.. Piuttosto malconcio, arrivò a chiedere di prenderlo alla Faraja. Fin da 5 anni vagabondo per le strade della città, dove arrivò dopo essere scappato dal villaggio, di cui non ricorda il nome, dopo la morte della madre. Ho fatto delle ricerche, ma in quella zona il suo cognome, S.,  è comune a tantissimi: così è con noi senza... radici se non... la strada: ha soltanto 12 anni! Con A. dormivano in un mucchio di crusca vicino ad un mulino per tenersi caldo e per nascondersi. Di giorno in giro a cercare di che sfamarsi, magari tra i rifiuti del mercato.

Un giorno stavamo passando per il mercato in macchina con P. Giulio quando vedemmo una  grande folla vociante e sghignazzante.  Mi avvicinai per informarmi e mi dissero che stavano picchiando un ragazzo che era stato pescato a rubare. Quando volli avvicinarmi la folla si aprì lasciandomi un varco e tutti mormoravano: 'Baba Faraja'. Quando giunsi al centro vidi che alcuni 'guardiani' del mercato stavano picchiando J. con i bastoni e T. cercava di frapporsi col suo corpo e gridava parole di supplica. Un energumeno gli stava dando calci in pancia.  La mia presenza fermò... i bastoni. Poi i ragazzi cominciarono a spiegarmi l'accaduto: J. aveva voluto aiutare un europeo a portare la borsa per guadagnarsi qualcosa, ma qualcuno l'aveva scambiato per un ladro ed aveva cominciato a gridare 'al ladro!' In queste occasioni tutti si trasformano in... cacciatori e diventano spietati arrivando spesso ad uccidere il malcapitato a botte o legandogli le mani e mettendogli un vecchio copertone al collo con dentro del petrolio a cui danno fuoco. Ultimamente è successo che a qualcuno hanno bucato gli occhi.

Mi presi per mano i due ragazzi e li portai nel vicino ospedale perché erano malconci: ancora oggi J. porta  in faccia e sulle gambe i segni di quella battitura.

E' per questo che abbiamo fretta di aprire un ufficio in città che diventi un centro di prima accoglienza o di primo... soccorso per ogni bambino in difficoltà.

Un centro che possa anche essere un modo per incontrare e conoscere questi bambini e ragazzi in difficoltà, ma anche un centro per spiegare il probleme e sensibilizzare la gente, le comunità parrocchiali, i 'capoccia' di ogni genere in modo che dal disprezzo e paura si possa anche arrivare a capire, aiutare ed anche, perché no, ad amare questi 'figli di Dio'.

E' la vita di tanti bambini nel terzo mondo. Qui stanno aumentando gli orfani a causa dell'aids, e non sono più assorbiti nel 'tessuto' sociale dei villaggi perchè sono diventati troppi e vanno a finire nelle strade della città, e naturalmente ad unirsi a qualche gruppo con la facilità di idventare un piccolo delinquente.

In questi giorni ci sono i più grandi in vacanza dalle scuole superiori e dalla Tecnica e staranno con noi per un mese. Sono 13 giovanotti  grandi e grossi, i primi frutti del nostro lavoro. Quelli che studiano nella nostra Scuola tecnica hanno la possibilità di imparare un mestiere, inserirsi poi nelle cooperative o trovarsi un lavoro per essere autosufficienti.

Prendo l'occasione per ringraziare coloro che ci hanno aiutati per il progetto 'allevamenti'. Abbiamo così costruito le stalle per una dozzina di mucche, quasi 200 pecore, un po' di conigli e una settantina di maiali. E' un bel lavoro per i ragazzi, ma è anche un buon diversivo ed una 'crescita' perche oltre alle coltivazioni si occupano anche di allevamento, potendo collaborare al mantenimento della casa.

Vi parlavo l'ultima volta di 'cooperative' per completare un reinserimento dei giovani che hanno finito la scuola tecnica: grazie a coloro che ci hanno creduto e che ci aiutano in questo nuovo progetto. Siamo solo all'inizio e non posso ancora raccontarvi molto. Anche le nostre idee al riguardo per ora sono ancora un po' confuse e cerchiamo la via un po' a tastoni. Non è facile creare in questi giovani l'idea di solidarietà , condivisione, responsabilità comune, fiducia reciproca, ecc... tutte idee base per un lavoro assieme, però vale la pena continuare su questa strada anche a costo di qualche insuccesso.

La Scuola Tecnica funziona bene con oltre 60 allievi. La scuola di Computer per 10 ragazze è stata una bella esperienza ed un bel successo: tutte hanno superato brillantemente gli esami statali.

La bellissima chiesetta è finita: al centro del nostro 'villaggio'! Verrà il Vescovo a benedirla il 14/8/02. Sarà un gran giorno e ci stiamo preparando con gioia. I ragazzi faranno sfoggio di chitarre ed armonium e delle bellissime tuniche liturgiche multicolori preparate da mia Mamma.

'Venite alla festa!': sono certo che sarete accanto a noi col cuore gonfio di ringraziamento per ciò che assieme abbiamo potuto realizzare per questi ragazzi, ma anche noi vi siamo vicini col nostro grazie.

Ciao a TUTTI.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 15 (5 febbraio 2003)

CARISSIMI,

innanzitutto 'Pace e Bene' per questo Nuovo Anno, anche se un po' in ritardo. Sono stato in Italia per tre mesi per 'restauri' di salute e sono tornato a fine Novembre. Se la partenza è stata improvvisa e... triste, il ritorno è stato un inno di gioia e ringraziamento! I Ragazzi mi sono venuti incontro già parecchio tempo prima e fino in cima alla montagna per essere i primi a darmi il benvenuto e stringersi attorno con affetto e gioia.

Sono momenti... intensi che ricompensano per le difficoltà e sofferenze.

Ma subito mi sono 'cadute addosso' tante cose lasciate in sospeso, tanti incontri con maestri e collaboratori, coi ragazzi... e Natale è arrivato in un lampo!

Il nostro Natale è stato semplice e gioioso, con la vigilia piena di canti, col presepio, con Babbo Natale che ha distribuito doni a tutti, con una scenetta in chiesa che ha dato vita e movimento alla liturgia!

Il giorno dopo abbiamo festeggiato ancora con i Ragazzi 'in' strada, cioè quelli che vengono dalla città. Erano tanti, ciarlieri e furbetti, ma soprattutto sporchi e affamati: per loro una buona mangiata, doccia, regali, una preghiera... e, a sera, il ritorno in città dove per molti di loro la vita è una vera lotta giornaliera per sopravvivere.

Anche all'Epifania la liturgia è stata ravvivata dalla scenetta del 'Quarto Re-magio', che arriva in ritardo a Betlemme perchè per strada si ferma diverse volte a soccorrere, aiutare e dare ciò che aveva preparato per Gesù Bambino: l'incontro con un gruppo di bambini di strada è stato molto realistico! Tra l'altro Gesù Bambino piangeva troppo forte e la mamma entrò in scena per scambiarlo con... la sorellina gemella. È stata molto movimentata coinvolgendo oltre trenta bambini.

Ora abbiamo la nostra bellissima Chiesetta inaugurata dal Vescovo pochi giorni prima della mia partenza per casa. È molto spaziosa, al centro del nostro vilaggio: Gesù in mezzo a noi!

Sono cominciate le piogge ed i bambini hanno seminato una grande estensione di campi con mais e fagioli. Abbiamo anche allargato la nostra piccola foresta con 1600 nuove piantine.

Pochi giorni fa è cominciato l'anno scolastico. A. è stato scelto per andare alle superiori e Y. per il Seminario, altri 4 entrano nella Scuola Tecnica: con loro alcuni "spiccano il volo" dopo aver finito le scuole qui alla Faraja. Sono cresciuti e cominciano a cercarsi una strada di sussistenza.

I posti vuoti li rimpiazziamo subito: così arrivano K., C., H., E. ed E..

Inoltre iniziamo un programma di assistenza per i bambini orfani più poveri del villaggio: per ora ne assistiamo 23, ma ne arrivano sempre altri a chiedere aiuto. Diamo loro materiale per la scuola, la divisa, scarpe e vestiti, con un aiuto per... mangiare! Anche loro hanno diritto al nostro aiuto, che poi sono le vostre generose offerte!

Ed è grazie al vostro aiuto che per Natale abbiamo potuto andare in città con tutti i Ragazzi ed i Maestri al mercato delle scarpe usate ed ognuno ha potuto scegliersi il suo paio: grande confusione, ma grande gioia per tutti. Le scarpe sono un accessorio importante ed ambito ed ai mercato dell'usato si trova roba buona ed a buon prezzo.

Quanto sono ingegnosi i ragazzini a creare scenette, danze, canti per ogni avvenimento!

Pochi giorni fa mi hanno preparato una grandiosa festa di compleanno, con regali e con un torta a 3 piani: a volte c'è da commuoversi, ma... appena ti volti te ne combinano qualcuna.

Oggi siamo andati con Anneth, la maestra-capo, a renderci conto della situazione da cui proviene il nuovo E., l'ultimo arrivato. Ha sette anni, primo di tre fratelli, l'ultimo di pochi mesi, ognuno con padre diverso. Altri due bambini sono morti. Vivono in una povera capanna con la nonna perché il patrigno li picchia e non li vuole di torno. Il bambino ha paura di tutti e appena un maestro si avvicina si rifugia sotto il tavolo o in un angolo come se sempre... si aspettasse di esser picchiato: deve averne prese tante sia a casa che per strada.

Tornando siamo passati a trovare M.: una bambina handicappata alle gambe e con l'epilessia che ha lasciato conseguenze al cervello. Sempre seduta al bordo della strada, sporca e in attesa di qualche soldo. Mi accoglie come al solito con un largo sorriso e cercando di alzarsi per venirmi incontro. Le portiamo un po' di sapone, vestiti e qualcosa da mangiare. La mamma è morta due anni fa, il padre... chissà! Ora sta con la zia che fa quel che può perché è sola e con parecchi dei suoi bambini.

Abbiamo ricevuto rinforzi! Ora c'è quì con noi una giovane coppia di Laici missionari Portoghesi. Potremo allargare gli 'orizzonti' del nostro impegno?

Carissimi Amici, vi ringrazio TUTTI con tutta l'anima e continuiamo a pregare con voi e per voi assieme ai Bambini.

Grazie per le vostre preghiere, le tante lettere cui spesso non ho risposto! Le offerte che ci aiutano a vivere e far del bene anche a conto vostro! Grazie per la fiducia che ci sprona ogni giorno a 'dare' il meglio, con l'aiuto della Provvidenza.

Con affetto:

P. Franco Sordella (qualcuno mi conosce come Giovanni)

Lettera agli Amici N. 16 (10 luglio 2003)

Carissimi Amici,

mi sento un po' in colpa per il lungo silenzio. Come state? Noi continuiamo a ricordarvi ogni martedì sera con i 'nostri' bambini/ragazzi e certo il Buon Dio li sta a sentire!

Qui alla Faraja House naturalmente abbiamo molte novità di cui posso farvi partecipi di alcune soltanto: ci vorrebbe un libro.

Abbiamo parecchi bambini nuovi e alcuni che hanno finito gli studi li abbiamo reinseriti nel loro ambiente e continueremo a dar loro una mano finchè potranno star in piedi da soli.

Tra i nuovi S. e Z., J., S., N., R....

S. e Z. (9 e 6 anni) sono fratelli. I loro genitori, la nonna e una zia sono in prigione accusati di aver ucciso un uomo. Hanno assistito alla scena: il più piccolo racconta come hanno picchiato il malcapitato con una zappa; il più grande, quando gli chiesi di raccontarmi l'accaduto, si mise a fissare nel vuoto senza parlare quasi rivedesse la scena. Sono rimasti shoccati e lo dimostrano in tanti modi: il più piccolo con l'aggressività, pronto ad attaccare chiunque anche senza motivo, a calci e morsi e facendo la voce grossa. Hanno girovagato per la città per quasi 2 anni elemosinando e rubacchiando, dormendo dove capitava, qualche volta  tornavano a casa di una zia, spesso ubriaca, che li batteva e li faceva dormire nell'atrio della capanna. Spesso andavano a mangiare in un collegio, dopo che gli studenti uscivano dal refettorio, aspettando il momento giusto che nessuno li vedesse.

S. arrivò da solo un mese fa  in uno stato pietoso: sporco e con addosso l'odore di tante notti e tanti giorni di abbandono. Ci raccontò un mucchio di bugie dicendo che era arrivato in città col pulman, mandato dalla mamma, ecc...mentì persino sul nome: disse di chiamarsi J.. Aveva paura e la menzogna è un autodifesa... Due giorni dopo andammo al suo villaggio lontano 120 km. E trovammo la 1° moglie di suo padre in una povera capanna. Ci raccontò la vera storia: il bambino era scappato parecchi mesi fa; disse che il padre era assente, ma...non si interessava del bambino (ha 3 mogli e oltre 20 figli!), Anche il maestro ci raccontò che il bambino era un vero monello e frequentò la scuola saltuariamente. Il Capo-villaggio ce lo affidò ben volentieri. S., o J. come si fa chiamare ora, per mesi visse nella città di Mafinga poi se ne andò a Iringa dove  trovò la... fame. Con altri 3 bambini si rifugiarono in una fabbrica abbandonata cercando di rubacchiare per sopravvivere.

Stette con noi una settimana poi scappò rubando vestiti e scarpe degli altri bambini, che però lo rincorsero fino in città e lo riportarono indietro: voleva vendere il tutto per scappare lontano, a Dar-es-Salaam.

E' un bambino difficile, abituato a vivere libero e solitario, con un grande bisogno di affetto. Ora sembra sereno e va a scuola. Il suo inserimento però è... laborioso.

Lavoriamo con bambini difficili, ma veramente speciali e simpatici. Molti di loro in pochi anni hanno fatto le più disparate e anche dolorose esperienze: l'esssere abbandonati è una ferita che rimane aperta per sempre.  Per esempio l'ultimo arrivato R. (7 anni): ma la sua storia è... troppo lunga...

Però vi racconto ancora una delle mie mattinate: con J. (un ragazzo che 'sta' al mercato siamo andati a cercare un bambino di forse 10 anni, R., che è scappato da casa oltre un mese fa per l'ennesima volta: da un anno sopravvive al mercato rubacchiando e mangiando 'avanzi' di frutta e altro e dormendo nascosto sotto un bancone. Lo portiamo a...casa della nonna nella zona periferica di Ipogoro. Troviamo la nonna che si meraviglia di rivederlo e arrivano molti vicini: tutti vogliono vederlo e sapere la storia, dato che non lo vedono da più di un mese. E' piuttosto sporco e spaventato. La nonna racconta che da un anno scappa continuamente da casa e quando riescono a farlo riprendere da alcuni giovani 'pagati' per il... lavoro, lo legano ad un albero e il nonno lo picchia a dovere! finchè promette di non scappare più. Racconta che gli hanno anche legato le mani e lo hanno chiuso in una stanza, ma è riuscito a slegarsi e scappare da una finestrella. Tra lei e i vicini mi raccontano varie storie delle sue fughe e delle legnate. Il nonno non è in casa e non possiamo discutere il da farsi. Il padre è 'morto' anni fa (o è sparito andandosene altrove) e la madre è a Morogoro (una città a 300 km.), ma non si è fatta viva da anni.  La nonna vuole che il bambino stia lì in attesa del nonno, ma R. comincia a urlare,piangere e... scappare. J. cerca di calmarlo: a lui crede perchè sono compagni di sventura e J. l'ha aiutato molte volte ed ora vuole che venga con me alla Faraja. Il bambino mi guarda con occhi supplichevoli. Dico alla nonna che lo porto via e comincia una scena da tragedia: la nonna lo tira per un braccio, lui urla. I vicini cercano di intervenire con diversi consigli... urlati! Io e J. stiamo a guardare e aspettiamo: tanto abbiamo già deciso cosa fare!

Dico alla nonna che lo porto con me e che domani venga il nonno fino alla Faraja per vedere cosa fare: dico che avviserò la 'polizia' se non si farà vedere. Si calmano un po' tutti, Le dico anche di cercare in fretta la mamma del bambino e ce ne andiamo tranquillamente. Porto J. e R. al loro posto al mercato con l'accordo che verranno domani con il nonno e gli lascio i soldi per il bus...

Sulla strada del ritorno incontro una ragazzina con il fratellino minore, S., che mi fanno segni disperati per fermarmi: mi dicono che hanno fame! Da due giorni non hanno niente in casa da mangiare e la mamma sta male. Li avevo già aiutati qualche mese fa con la promessa che sarei andato a visitarli per vedere la situazione. Ritorno indietro con loro fino ad una casetta di fango dove c'è la mamma che sta veramente male ed è ammalata di Aids. Sono situazioni difficili perchè non bastano quei pochi soldi che le metto in mano. Dovrò far studiare la ragazza (G.) e prometto di prendere il bambino alla Faraja.

A casa trovo H., una bambina orfana, del villaggio, che sta con la nonna quasi cieca e che da un anno aiutiamo ad andare a scuola e diamo loro ogni mese un po' di fagioli e granoturco. Trema visibilmente e non riesce a parlare: credo abbia la febbre. La porto in cucina, ma la cuoca mi spiega che è arrivata da un po' e che da due giorni non mangia: la nonna ha venduto granoturco e fagioli e si è presa una solenne sbornia che dura da due giorni!

Dopo aver mangiato e dopo essersi calmata... racconta! Sono ormai abituato a sentire storie simili di abbandono, fame e... miseria. Quest'anno c'è stata scarsità di pioggia e ci sarà vera fame per molti!

Verso sera faccio un po' di catechismo a tutti i nostri Ragazzi e riflettiamo un po' assieme sul perdono ricordando il Vangelo della domenica. In prima fila c'è N. che è arrivato ierlaltro portato dal parroco di Ipogoro alla sera tardi: è arrivato sporco, affamato e... stralunato (vedi foto)! E parliamo di perdono vicendevole che è 'accoglienza'!

Il giorno dopo arrivano J. e R.. Il nonno ha scritto un biglietto in cui dice 'Tenetevelo' e che lui verrà Domenica.

La storia finisce... bene! La Domenica dopo arriva il nonno, ma accompagnato dalla Mamma del bambino: era da 2 anni che non lo vedeva. Dice che vive sola e si mantiene vendendo vestiti usati... Dopo una lunga chiacchierata è d'accordo a prendersi cura del bambino e anche lui pare felice di aver ritrovato sua madre. Spero sia tutto 'vero' e li riaccompagno in città: chissà se un giorno lo incontrerò ancora...

FARAJA vuol dire 'consolazione': è il nostro lavoro, è la nostra missione! Purtroppo sono poche gocce in un mare di miserie, ma ogni giorno dobbiamo versare la nostra goccia di consolazione sulla grande ferita dell'umanità e soprattutto sulla parte più debole che sono i bambini. Facciamoci coraggio e guardiamoci attorno: c'è lavoro per tutti!

Anche il Buon dio ci da parecchie consolazioni: A. è tornato dalla sua famiglia per una visita dopo ben 6 anni. Vi avevo parlato di lui nelle prime lettere: il padre lo aveva fatto condannare a 7 anni di prigione per aver rubato una radio ed era solo un bambino! Per fortuna era riuscito a scappare e venire da noi. Un bambino malandato, spaventato e molto scorbutico. Ora è un giovanottone, frequenta le secondarie, è cintura nera di Karatè ed è un bravo ragazzo. Mi ha telefonato da Manyoni (oltre 300 km., dove è la sua famiglia), per dirmi che è felice di aver incontrato la mamma e i fratelli e di essere stato accolto dal padre.

Vi racconterei anche le nostre 'liturgie', ma ci vorrebbe troppo tempo e spazio. Spesso la Messa domenicale è partecipata con il Vangelo sceneggiato dai ragazzi. Diventano i 'protagonisti' e il Vangelo è più comprensibile. Tutti ricorderanno il 'Figliol prodigo' e i maialini ben truccati da Paolo, e chi potrà dimenticare i  tre diavoli delle tentazioni a Gesù o La crocifissione della Via crucis o il 'mandato' di Gesù agli Apostoli il giorno dell'Ascensione?

In questo periodo, dopo la scarsità di piogge, abbiamo grossa difficoltà per l'acqua: anche il villaggio è assetato e pensiamo anche a loro. Certo mi  viene sempre una grande tristezza quando vedo la gente in fila per lungo tempo per poter avere un secchio d'acqua. Scaveremo un nuovo pozzo nei mesi prossimi (e sarà il settimo!) e cercheremo di andare oltre i 100 mt. Sperando sia quello 'buono'! E certo ringrazio di cuore coloro che finora hanno collaborato a quest'impresa e anche chi ci ha regalato le pompe.

Due mesi fa abbiamo fatto operare N. al piede: aveva il piede completamente girato in sù e all'interno fin dall'età di due anni e camminava con difficoltà sulla caviglia. Mi guardava coi suoi tristi occhioni blù (l'unico che ho visto in tanti anni), con la testa leggermente piegata, quasi a sfottermi per le mie inutili moine. Ora è un... altro: occhi sorridenti, va scuola ed è venuto a trovarni facendosi a piedi gli oltre 3 km. dal villaggio.

Vi lascio al vostro quotidiano lavoro sperando di non annoiarvi troppo con le mie 'storie' tristi: spesso vien voglia anche a me di nascondere la testa 'nella sabbia' come lo struzzo, ma basta poco a farmi ridiventare un 'Don Chisciotte' con tante battaglie contro... i mulini a vento. Qualche battaglia si riesce anche a vincerla, con l'aiuto di Dio.

A Voi TUTTI un affettuoso abbraccio e un bacione ai vostri bimbi.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 17 (5 novembre 2003)

Carissimi Amici,

un affettuoso saluto, un doveroso ringraziamento e un breve aggiornamento sul nostro lavoro alla Casa della Consolazione.

Un grazie a vicenda: Noi a Voi perché ci date la possibilità di continuare con coraggio e speranza un'opera che credo 'divina' perché impostata sull' Amore (e Dio è Amore!); Voia noi perché vi diamo la possibilità di collaborare a quest'opera ed essere partecipi di successi, insuccessi e 'meriti' del nostro lavoro e di godere con noi per la bontà di Dio toccata con mano attraverso la vita dei più poveri.

Vi prego, continuate a starci vicino, non perdete l'entusiasmo, cercheremo anche noi di esservi vicini con la preghiera e l'informazione epistolare!

Come molti di voi forse sanno il nostro è un Centro per Bambini e Ragazzi in difficoltà, approdati alla nostra 'Casa' per motivi disparati: Bambini della Strada, orfani, bambini abbandonati dalla famiglia, ecc... In sei anni e mezzo di lavoro tantissimi bambini sono passati al Centro: molti sono stati reinseriti nel loro ambiente, molti sono stati preparati ad essere autosufficienti con l'apprendimento di un mestiere, molti (oltre 70) vivono attualmente al Centro o ancora ne fanno parte ma stanno studiando alle scuole superiori.

Tanti sono i 'nuovi' ogni anno. In Tanzania il numero di bambini abbandonati sta aumentando parecchio dovuto soprattutto all'Aids, ma anche alla povertà ed alle separazioni familiari, ed anche al fatto che gli uomini usano fare figli con molte donne abbandonando madri e figli al loro destino.

Nel nostro Centro c'è anche la Scuola Tecnica con varie specialità di lavoro artigianale con corsi di tre anni, dove studiano una settantina di giovani.

Il complesso è un villaggio con al centro una bella chiesetta dove andiamo spesso a chiedere il coraggio  di dimenticare un po' noi stessi per pensare prima agli altri, soprattutto ai più abbandonati!

Complice il nome stesso del Centro oltre ad un regolare 'passaparola'  fanno sì che il nostro ufficio è un'oasi per chi è in necessità: anziani poveri, studenti con difficoltà a proseguire gli studi, ammalati, orfani e vedove, ecc...

Il lavoro non è poco, ma con l'affettuosa e incondizionata collaborazione di P. Giulio e con l'aiuto di una giovane coppia di laici Portoghesi e di  Educatori e Collaboratori locali andiamo avanti con entusiasmo ed anche con allegria.

Stiamo iniziando la costruzione di un grosso salone che servirà per incontri, teatri, manifestazioni varie e anche per sport come calcetto, basket... Assieme costruiremo anche 4 uffici per la Scuola Tecnica. E' in progetto anche un grande laboratorio che servirà alla costruzione di stufe a legna/carbone e paraboliche per televisione: questo per dare lavoro ai ragazzi che finiscono la Scuola Tecnica.

Altro progetto impegnativo è la perforazione di un pozzo per l'acqua profondo oltre 100 mt. e distante dal Centro 2 km. Purtroppo abbiamo ancora difficoltà per l'acqua potabile  perché la distribuiamo anche alle famiglie del villaggio.

Certo incontrandovi potrei raccontarvi la storia di ogni nostro bambino: tanti nomi che si portan dietro il marchio indelebile di storie tristi e commoventi!  Puoi rimanere indifferente a sentire un bimbo di meno di 7 anni (Z.) che ti racconta come ha visto suo padre e sua madre ammazzare un uomo con una zappa? O non piangere nell'abbracciare un bimbo di 7 anni raccolto di buon mattino semiassiderato in un fosso (R.)?

E che dire di J., l'ultimo arrivato, che arriva lacero, sporco e affamato dopo mesi di solitudine, paura e abbandono per le strade della città?

Potrei anche farvi partecipi delle gioie e della vera felicità a stare con loro, pregare, giocare con loro e vedere i cambiamenti, i progressi e, perché no, anche i successi di un difficile lavoro.

Sono contento che alcuni di voi hanno condiviso alcune delle nostre avventure e delle nostre giornate e possono capire meglio le gioie e le sofferenze della nostra 'missione'.

Sappiate che vi ricordiamo ogni giorno con affetto e preghiamo per voi e le vostre famiglie: le preghiere di questi "piccoli" vanno al cuore di Dio!

Vi auguriamo un FELICE NATALE e ANNO NUOVO che vi doni coraggio ed entusiasmo  nel portare avanti il 'discorso' della vita...fino al prossimo incontro, almeno epistolare.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 18 (1 maggio 2004)

Carissimi,

eccomi ancora a voi con qualche notizia!

Innanzitutto grazie infinite a chi ci ha scritto, a chi ha pregato per noi e con noi, a chi ci ha mandato aiuti finanziari, a chi... ci vuol bene! Scusatemi se qualche volta... non ho risposto.

E' passato Natale e persino Pasqua: feste che è bene celebrare con i bambini per sentirne tutto il fascino. La nostra Pasqua è stata movimentata, gioiosa, piena di canti, giochi, scenette per vivificare la liturgia, come la Via Crucis 'vissuta' dai ragazzi stessi con intensità ed emozione.

In questo lungo periodo tanti i nuovi arrivati: R., S., N., D., I., I. , M. (nomi biblici!) e tanti altri... Sempre storie tristi come al solito piene di abbandono, strada, fame, violenza...

Tra i 'nuovi' anche O.: un bambino di nove anni appena, ma da almeno due anni 'in strada'. E' stato in un 'centro' per bambini abbandonati, ma lì i più alti lo violentavano e lui scappò  per unirsi ad altri bambini e giravano per il mercato centrale alla ricerca di qualcosa da mangiare. La sera si rifugiavano in una fabbrica abbandonata. Le suore di Iringa lo aiutavano quando andava a chiedere da mangiare o vestiti. Sempre sporco ed affamato e sempre in... fuga. Le Suore lo mettono in un altro 'centro' dove rimane pochi giorni e scappa dopo essere stato violentato più volte. Lo portano da noi il 16/12/03 e non è in buon stato anche se sorride sempre.

E' un bambino molto furbo: 'bugiardo e ladro' come mi dice il responsabile del centro da cui è appena scappato e dove ho accertato la verità sulle violenze patite dal bambino.

Sarà un difficile recupero, ma lui 'collabora' bene perché ha... fame di affetto ed amicizia.

Dopo pochi giorni comincia ad andare a scuola, ma... comincia una specie di sciopero e grandi pianti! Poi scappa e si rifugia nel mio ufficio... sotto una poltrona dove rimane tutto il giorno e lo trovo... per caso. Scappa una seconda volta nascondendosi poi in un cespuglio dietro casa mia. La scuola normale non è certo un mezzo di recupero: mi ci vuole molta pazienza con lui, ma anche con la maestra che ha vita difficile in una classe con oltre 70 bambini e dove il miglior mezzo di educazione è ancora 'il bastone'! Ora pare rasserenato e va a scuola normalmente anche se rimane un... problema.

Ognuno dei nuovi arrivati è una storia a sè: è difficile anche per me riuscire a 'capire' il perchè di tanto abbandono. Certo la fame, la povertà, l' AIDS, la poligamia, la mentalità dell'inferiorità della donna sostenuta anche da qualche religione, ecc.. ma perchè tanti uomini abbandonano la famiglia, prendono altre donne, senza curarsi dei figli che hanno generato? E così tanti bambini orfani e non si aggirano per le strade, i mercati, i villaggi senza che nessuno badi a loro, anzi spesso sono trattati malamente come se fosse colpa loro! E devono 'arrangiarsi' a sopravvivere. Mi fa rabbia la frequenre 'rassegnazione' delle donne che spesso diventano così complici di questi abbandoni: Ci vorrebbe un po' di 'femminismo'!  Anche per M., uno degli ultimi acquisti è stato così: raccolto per strada quasi con la forza perchè ormai era un piccolo delinquente unito ad una banda di ragazzini che lo sfruttavano anche sessualmente perchè era il più piccolo, 11 anni. Chissà quando potrò raccontarvi la storia di I.,12 anni, che alla morte del padre scappò da casa andando a vagabondare  nella città di Makambako. Andava a dormire da un lontano parente che l'anno scorso lo 'affidò'  per un... regalo ad un giovane di Ismani che se lo portò a casa nel villaggio ad oltre 200 Km. di distanza, come 'pastore'.

Lavorava per... mangiare, come uno schiavo, e ad un certo punto fu nuovamente 'regalato' ad un uomo in un altro villaggio ancora per lavorare come pastore. Un bel giorno tentò la fuga per ritornare al suo paese ed arrivò da noi una sera sporco ed affamato all'inverosimile. Dopo una lunga ricerca riuscimmo a risalire al primo 'venditore' che però riuscì ad eclissarsi in mezzo alla folla. A casa sua non lo vedevano da due anni, ma non vollero tenerlo. A lieto fine anche la storia di H., III elementare, rapita per strada e tenuta come 'serva' in casa di arabi. La riportammo a casa, ma con la polizia non riuscimmo a fare granchè: la corruzione regna sovrana in questi paesi! Ci crediate o no la schiavitù c'è ancora, soprattutto per le ragazzine, tenute in casa da famiglie ricche (spesso arabi) come serve senza diritti e soggette a tanti soprusi.

Abbiamo vissuto però la soddisfazione della chiusura dell'anno scolastico della Scuola Tecnica con 18 ragazzi diventati 'uomini' perchè hanno acquistato la capacità di essere autosufficienti dopo il corso di tre anni. Tra loro parecchi i ragazzi ex-strada! E poi anche la gioia di accompagnare i più grandi ad iniziare le Scuole Superiori o la Scuola Tecnica. Ragazzi venuti dal... nulla, senza una 'storia familiare', che sono cresciuti con noi ed hanno acquistato una propria identità!

I famosi sogni riguardo alle 'cooperative' si stanno realizzando: con l'aiuto di parecchi di voi abbiamo cominciato una cooperativa qui al Centro per i giovani che finiscono la Scuola Tecnica e non trovano lavoro. E' pur sempre un inizio! Per ora sono in sei occupati in attività diverse come falegnameria, calzaturificio e meccanica. Stiamo cominciando anche la costruzione di un laboratorio dove si possa avere spazio per la fabbricazione di stufe moderne a legna e carbone e di grandi paraboliche per la televisione. Già parecchie stufe e molte paraboliche sono state vendute e ci sarà lavoro per parecchi giovani di buona volontà che potranno riprendere in mano le 'fila'della loro vita...

A., che non voleva continuare a studiare è diventato 'ortolano': è pur sempre una 'riuscita'!

Abbiamo pensato anche ai bambini dei villaggi vicini: sono normalmente quelli che soffrono di più in questa società. Abbiamo costruito un asilo che ora è già in funzione con oltre 70 bambini, ma un secondo è già iniziato, (grazie all'aiuto di qualcuno di voi!) e procediamo veloci. Ma un terzo è già in 'cantiere', almeno con un po' di materiale pronto, in attesa di finire il salone della Scuola Tecnica che è già a buon punto.

Una delle tante 'grazie' per me e per i bambini è la presenza, anche quest'anno, di mia Mamma che da parecchi mesi  dà l'esempio a tutti con la sua... formula di vita: "lavoro e preghiera". Così i bambini hanno trovato una 'nonna' che ha sempre il sorriso pronto e poi ago e filo e la caramella...

Quante storie belle e meno belle potrei raccontarvi, ma per oggi basta! Vi chiedo solo di pregare per noi che possiamo avere salute e coraggio per tirare avanti: state certi che anche noi vi ricordiamo con i bambini che hanno 'il telefono diretto' con Dio, e preghiamo per le vostre famiglie. Con affetto, un abbraccio a Voi TUTTI:

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 19 (25 ottobre 2004)

Carissimi AMICI

quante cose nuove, quante avventure e disavventure, nuovi arrivi, ecc... nei pochi mesi passati! Questa nazione sta attraversando momenti difficili vivendo sempre nella precarietà dovuta  all' instabilità delle piogge, all'aids che sta minando le radici della società creando miseria e tanti orfani abbandonati, alla scarsità di aiuti che giungano a... destinazione. Alla nostra porta bussano in tanti e non solo bambini: mi chiamano 'Baba Faraja' (Baba consolazione). E' un titolo un po' impegnativo, ma ringrazio Dio che mi ha messo in questo contesto.

Grande soddisfazione per l'inaugurazione del nuovo asilo per i bambini del villaggio: sono quelli che hanno più bisogno di aiuto e di un... pasto! E che dire dell'inaugurazione del nuovo pozzo che ora ci permette di  dare acqua al villaggio e anche di bagnare a sufficienza orto e vigna? Opera meravigliosa e costosa sia per la trivellazione sia per la distanza di oltre un km., quindi tubi, cavi elettrici speciali, ecc... Opere costruite con l'aiuto di parecchi di voi: grazie. Anche il grande salone per riunioni, giochi e feste è quasi finito: è stata un'opera difficoltosa e lunga per la sua grandezza e... altezza!

Poco tempo fa abbiamo avuto anche qui oltre un mese di vacanza ed ho dovuto ridiventare giovane per organizzare corse in bicicletta, gincane, partite a calcetto, aquiloni, costruzioni in cartapesta e tanti altri giochi fino ad affidare un gran 'pezzo' di muro ad ogni squadriglia per un concorso di pittura: gran divertimento di tutti ed ora ci troviamo con disegni e pitture a colori  vivacissimi che danno allegria.

Abbiamo anche fatto una lunga gita di tre giorni alla capitale Dodoma per incontri di karatè: è stata una bella esperienza anche se il ritorno un po' difficoltoso per la rottura di una balestra del piccolo e vecchio pulmino su una strada sterrata e sconnessa.

Ora stiamo cominciando una nuova avventura con l'appoggio di parecchi di voi: la costruzione ed attrezzatura di un laboratorio per iniziare qui al Centro una cooperativa per i giovani che terminano la Scuola Tecnica e non trovano lavoro. Vecchia idea già iniziata in 'piccolo' per mancanza di spazio, ma che ora prenderà un avvio più deciso!

Tanti bambini bussano alla nostra porta, ma non possiamo riceverli tutti se non i casi più disperati come J.(5 anni e mezzo ca.) di cui sappiamo praticamente nulla se non che è orfano ed è stato portato da una donna che l'ha affidato al primo che ha incontrato qui al Centro e se n'è andata dicendo "torno domani a spiegare..." ma dobbiamo ancora vederla! Per ora va all'asilo ed è molto 'sveglio', ma non sorride mai! Ora c'è anche A. cui hanno tagliato la gamba sopra al ginocchio per un osteosarcoma: era abbandonato a se stesso in casa della matrigna che non se ne curava e da un anno non poteva andare a scuola per la piaga che si era sviluppata da tempo. L'abbiamo portato ad operare con tanta... speranza! Ha un sorriso 'disarmante' e sereno nonostante tutto.

Caro Amico, grazie per la tua amicizia! In questi anni ti ho raccontato tante delle nostre tristi storie per renderti partecipe del 'nostro' lavoro. E' un lavoro impegnativo con bambini, ragazzi e giovani che hanno provato l'abbandono, la violenza, la fame, la disperazione... e magari la prigione. Grazie a te che in un mondo in cui si può sequestrare e sgozzare impunemente una persona o appropriarsi di aiuti destinati ai poveri... o adottare cani e gatti invece di bambini abbandonati, tu hai voluto pensare a noi pur senza conoscerci bene.

Il nostro Centro è ora un grande 'villaggio' con 82 bambini e oltre 60 giovani alla Scuola Tecnica, che aumenteranno presto con l'inizio della cooperativa. Per ora sono già in 4 per la fabbricazione di stufe a legna.

Grazie a te per il caro piccolo  J., dagli occhi tristi, che riesco a far sorridere solo facendo il 'buffone'. Grazie a te per il caro piccolo R. che sta morendo a poco a poco divorato dall'aids. Grazie a te per il caro piccolo F. con le sue piaghe frutto della 'grande malattia' di cui non ha colpa, cui non so rispondere quando mi chiede "quando guarirò?" Grazie a te per il piccolo H. cui dovrò spiegare che Dio è suo papà quando mi chiede "Cosa farò quando tu sarai morto?". Grazie a te per A. condannato a sette anni di prigione per volontà di suo padre per aver rubato una radio... Forse riusciranno a capire il perdono e l'Amore vedendo che tu gli sei fratello senza averli mai visti.

Già, il perdono! E' una delle cose difficili da inserire nel loro cuore dopo aver subito violenze e aver visto che il loro mondo è governato dalla legge 'del più forte  e del più furbo'.

Grazie cari Amici, che ci scrivete, pregate per noi e ci date una mano con i vostri 'aiuti': scusate se non sempre ho risposto ai vostri scritti o forse non ho dato ricevuta delle vostre offerte; grazie a voi piccoli Amici che ci avete mandato tanti pacchi di cancelleria.

Con voi abbiamo realizzato una grande opera e 'distribuito' tanta consolazione: "Dio ama chi dona con gioia", scriveva S. Paolo ai suoi Cristiani e spero possa essere anche il nostro atteggiamento verso chi ci sta vicino o... lontano e persino verso chi ha 'invaso' la tranquillità del nostro 'quotidiano'.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 20 (10 agosto 2005)

Carissimi Amici,

quanto tempo, quante storie belle e brutte!

Eccomi ancora per un po' di aggiornamento sulla 'nostra bella avventura'. Ringrazio di cuore chi ci ha mandato un pensiero, chi un aiuto, chi persino un bus, chi un regalo e chi una preghiera... Forse non ho risposto a tutti, ma ho cercato di farlo e se ho dimenticato qualcuno chiedo scusa!

In questo periodo abbiamo avuto anche la grande preoccupazione per P. Giulio che è stato portato d'urgenza a Nairobi, ma che ora è ritornato ringiovanito dopo l'impianto del pacemaker ed ha ripreso il lavoro con più coraggio!

La foto di A. dice... molto: era un bambino cui era stata tagliata una gamba sopra al ginocchio per osteosarcoma l'anno scorso. A maggio si è aggravato per metastasi diffuse soprattutto ai polmoni. Ha voluto il battesimo, ed è stato commovente il giorno di Pentecoste, dopo la simpatica liturgia preparata dai bambini, nel cortile del dispensario: l'abbiamo chiamato Amani che vuol dire 'pace'. Mai si è lamentato e sempre mi ha accolto con un sorriso sereno e gioioso. È lui che ha dato coraggio a me con uno sguardo fisso nei miei occhi quasi a scrutarmi fino in fondo: un Angelo che ci sarà sempre vicino! Si è spento pian piano come per non dare fastidio: abbiamo pianto e sofferto! Per tutti è stato un esempio di serenità pur nella sofferenza! Non si è mai lamentato!

La Pasqua è già un ricordo lontano, ma per noi ancora vivo: belle liturgie con i bambini dalla 'lavanda dei piedi', al fuoco, al battesimo, ma anche alla Via Crucis con H. che 'era' Gesù: abbiamo vissuto con Lui la sofferenza della redenzione! È stato un momento meraviglioso nel silenzio partecipe e commosso anche dei più piccoli. Ma anche le scenette evangeliche durante la Messa delle domeniche della Pasqua coi 'Discepoli di Emmaus', con 'il Buon Pastore', ... sono state una bella e facile catechesi per tutti e con la partecipazione di tantissimi 'attori'.

Abbiamo giocato assieme il "Grande gioco" durante le vacanze di metà anno, con concorsi e giochi di ogni specie, gite e anche lavoro! Sono diventato piu giovane con loro, giocando assieme e cantando attorno al falò alla sera.

Per l'inizio dell'anno scolastico scarpe nuove a tutti: per fortuna la nostra calzoleria riesce a fornirne una buona parte, resistenti ed economiche.

La 'nostra avventura' continua con l'arrivo di tanti nuovi bambini: E. , J. , P. , R. , K. , K. , J. , Y., ... con nuove storie, tanti 'abbandoni', sofferenze, lacrime... ma anche con tanta gioia nel vedere bambini divenuti adulti e autosufficienti dopo aver imparato un mestiere nella Scuola Tecnica. Atri sono ancora alle scuole secondarie e sono un grande aiuto durante le vacanze per allevare i più piccoli. Uno sta per andare nel Seminario filosofico e chissà potrebbe anche... diventare 'missionario'! Bei 'frutti' che ci danno speranza e consolazione tra tante sofferenze e difficoltà.

Una storia sola come... esempio: Ernest (non è il vero nome) 12 anni, abbandonato fin da piccolissimo perchè i genitori sono morti quando il bimbo aveva meno di due anni. Allevato da una zia molto povera fin quando più grandino può 'scappare' in giro per la città... È un vero monello, ma comincia ad avere segni strani sulla pelle e piaghe in bocca. Risulta 'sieropositivo' ed è accolto in un Centro che si occupa di bambini come lui. Dopo due anni, e cioè pochi mesi fa, lo mandano via perchè è troppo 'vivace', e la zia lo va a prendere, ma non sa dove mandarlo e come curarlo perchè le medicine sono molto costose. Lo prendiamo con noi e cominciamo a farci un'esperienza al riguardo. La cura è molto costosa ma è efficace. È un bambino molto intelligente, molto simpatico che subito è 'adottato' da tutti gli altri per la gioia che sa esprimere: una vera 'ricchezza' per tutti!

Ora abbiamo anche aperto un 'Centro' per accoglienza, consultazione, test per controllo dell'Aids e assistenza con medicine e cibo per i nostri ragazzi, tra cui alcuni sieropositivi, e per la gente dei villaggi vicini. Il tutto gratis con l'aiuto della Comunità di S. Egidio. Purtroppo gli ammalati di Aids sono tanti e sempre in aumento ed è un vero problema per il Paese: noi possiamo almeno dare una mano nel nostro piccolo, visto che i villaggi nel circondario della città sono i più coinvolti.

Anche la Scuola Tecnica va avanti bene, ma ora c'è il nuovo laboratorio, spazioso e ben attrezzato, della 'cooperativa' con 9 giovani che hanno terminato il corso dei tre anni alla Scuola Tecnica... È un bel sogno realizzato con l'aiuto di parecchi di voi: grazie! È il miglior modo per renderli autosufficienti e capaci di gestire dignitosamente la loro vita.

Carissimi Amici, ancora un grazie e un incoraggiamento ad ognuno per continuare con generosità a dare una mano a chi è più povero, a chi soffre, a chi è sfruttato: troppe situazioni richiedono ancora il nostro aiuto anche se molti Africani si danno da fare con coraggio, ma tante situazioni politiche o di carestie o di sfruttamento o di malattie... non sono facilmente superabili senza l'aiuto esterno o la volontà dei 'potenti'.

Con affetto: P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 21 (20 novembre 2005)

Carissimi Amici,

Natale ormai vicino richiede due righe di auguri da parte mia. Certo Vi ricordiamo ogni giorno con immutato affetto e riconoscenza perché ci date la possibilità di continuare un'opera così bella con la vostra amicizia e con il vostro aiuto.

Y. , 5anni e mezzo, sarà il nostro Gesù Bambino per quest'anno (se nel frattempo non ne arriva un altro....). Bambino meraviglioso, chiacchierone e molto socievole. Orfano e abbandonato.

Il nostro Natale sarà come al solito molto chiassoso, gioioso, con Babbo Natale e doni per tutti. Anche quest'anno un paio di scarpe e qualche vestito ad ognuno.

L'avventura continua: i bambini aumentano (un nuovo Y., S., R., M., I., ...) ed ora siamo a oltre 90, con parecchi già giovanotti agli studi superiori ed alla Scuola Tecnica. Due sono in Seminario! Molti li abbiamo resi autosufficienti ed hanno 'spiccato il volo' in cerca di lavoro e...fortuna. Parecchi li abbiamo reinseriti nel tessuto familiare. Ma quante necessità, quanti casi 'urgenti', quante richieste di aiuto che non siamo in grado di soddisfare!

Anche la Scuola Tecnica procede bene: abbiamo appena finito l'anno scolastico dopo gli esami statali ed ora ci prepariamo a ricevere i nuovi. La Cooperativa prosegue bene e quest'anno si amplierà con l'ingresso di altri giovani che hanno finito la Scuola Tecnica. Costruiscono soprattutto stufe moderne a legna, carbone e segatura, oltre a porte, banchi, finestre, inferriate, e tavoli,...

Le nostre giornate scorrono veloci e... piene: c'è sempre qualche imprevisto, qualcuno che si fa male, nuovi lavori, bisticci vari...

Tre mesi fa abbiamo cominciato un programma per l'Aids nel nostro dispensario, per i nostri bambini e giovani e per la gente dei villaggi vicini. Si tratta di educazione, istruzione, seminars, tests e assistenza con visite ai malati, aiuto finanziario e con distribuzione di cibarie. Già abbiamo fatto molto con personale specializzato e dedicato! L'inizio è stato impegnativo, ma ora va avanti bene.

È un programma impegnativo anche dal lato finanziario soprattutto per l'assistenza ai malati che sono tanti. I nostri villaggi sono nella 'cintura' della città di Iringa che è una 'fabbrica' di Aids. I giovani di qui, sprovveduti e attirati dalla vita della città, si ammalano presto e contagiano tanti altri. C'è una gran libertà sessuale che crea il... disastro. Non ne usciremo se non con l'istruzione e il cambiamento radicale del sistema di vita. Praticamente il sistema 'familiare' che era la base della società è... saltato con le nuove idee, il copiare soprattutto il male delle società occidentali, con la televisione, la pornografia dilagante tramite internet a cui non erano preparati! Ad ogni angolo c'è un 'Internet-cafè' dove con pochi soldi ti 'aggiornano' su tutto, ma specialmente su siti pornografici.

La 'malattia del secolo' qui ha fatto grandi stragi! Sopprattutto le donne ne fanno le spese in questa società maschilista in cui devono starsene sottomesse ed accettare passivamente i capricci dei maschi. Per fortuna ci sono ribellioni al 'sistema' soprattutto nelle giovani istruite che in buona percentuale non accettano di sposarsi per poter essere...libere! Però anche i bambini ne vanno di mezzo: oltre agli orfani ed abbandonati, tantissimi ereditano l'aids. Anche noi ne abbiamo alcuni qui al Centro e sappiamo quanto impegnativa sia la cura!

Ci sono percentuali raccapriccianti fino ad oltre il 35% di infetti. Danni enormi al sistema familiare, migliaia di orfani, economia in difficoltà per la diminuzione repentina della fascia lavorativa, per il fatto poi che tutta la 'vita' si ferma dove muore qualcuno: l'usanza fa si che la parentela del morto rimane inattiva anche per un mese, ma tutto il paese partecipa al lutto almeno per tre giorni! In passato era una bell'usanza per star vicini ai familiari del morto, ma ora è un...disastro economico per il fermarsi di tante attività e persino la coltivazione dei campi durante le piogge.

Anche altri 'progetti' sono andati avanti: stiamo finendo il quarto asilo nel villaggio di Msisina, il più lontano, dove stiamo facendo una trivellazione per mettere una pompa a mano per l'acqua. È una zona molto arida e l'acqua è preziosa: donne e bambine spesso camminano molto per un secchio d'acqua! Sono in programma altre quattro trivellazioni per mettere almeno una pompa a mano in ogni villaggio e una vicino alla scuola elementare. La generosità e l'Amicizia di molti di voi ci permettono di dare una mano allo sviluppo di questo povero paese: grazie!

Naturalmente sono nate centinaia di ONG, ONLUS e simili: alcune vere, molte... solo facciate per arricchire i furbi che qui sono tanti, ma tanti ne arrivano dall'estero! [Le 'calamità' diventano calamite!] un po' dovunque!

Oltre alla scuola anche la 'luce' del Vangelo porta progresso, pace vera e amore reciproco!

La nostra è una goccia, ma bisogna far qualcosa! Non si può 'oggi' stare in silenzio di fronte all'ingiustizia, al sopruso, allo sperpero per armamenti, al razzismo, alla pusillanimità di chi predica il 'silenzio' come arma di...progresso! Il Cristiano deve 'urlare' in mille modi, la Chiesa oggi non può stare in silenzio!

Di cuore vi auguriamo un gioioso e sereno Natale nel segno della 'condivisione' e dell'apertura agli altri: non continuiamo a chiudere le nostre porte come a Betlemme! Il 'Bambino' povero e abbandonato è diventato salvezza per tutti: anche noi possimo fare qualcosa! Auguri! BUON NATALE!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 22 (6 maggio 2006)

Carissimi Amici,

grazie! Sono stato in Italia per pochi giorni a Marzo per la morte di mio fratello Antonio e per una necessaria... 'revisione' per la salute. Ho incontrato da parte di molti di voi, solidarietà, offerte, adozioni, progetti... e soprattutto tanta amicizia e 'voglia' di conoscere la nostra realtà qui alla "Casa della Consolazione". Non ho potuto incontrarvi in modo 'organizzato', ma voi siete venuti a trovarmi, a scaldare il mio cuore col vostro affetto, a farmi... coraggio!

Sono tornato prima di Pasqua con nuovo entusiasmo...

Naturalmente qui tutto è andato avanti molto bene con P. Giulio, P. Giuseppe (nuovo arrivato, anche lui già stagionato nella missione...), e con i bravissimi Collaboratori laici locali! La più bella consolazione: avere un valido aiuto dai nostri 'primi' ragazzi, ora cresciuti! Due di loro sono in Seminario: uno in filosofia, l'altro in liceo! Altri alle superiori e alcuni che hanno finito la Scuola Tecnica: qualcuno di loro sarà un efficiente Educatore dei 'fratelli' più giovani!

L'avventura... continua grazie a molti di voi! Tante le nostre necessità dai vestiti al mangiare, dalla scuola soprattutto per i più grandi, alla manutenzione, alle... scarpe! Col vostro aiuto ora stiamo facendo funzionare anche 4 asili per i bambini dei villaggi vicini dando loro un pasto e pagando le maestre: sono loro i bambini a soffrire di più per ogni calamità assieme agli anziani abbandonati e agli ammalati. Anche agli ammalati di aids (e sono parecchi!) diamo un cospicuo aiuto in cibarie. Così pure a tutti i bambini orfani di tre villaggi vicini, e sono molti con il flagello dell'aids. Abbiamo anche cominciato un programma di aiuto agli anziani, almeno per quest'anno di carestia: non possiamo aiutarli tutti e un comitato del villaggio ci aiuta a scegliere i più bisognosi, ma temo che fra qualche mese dovremo aiutarne molti se il raccolto non andrà bene a causa della poca pioggia.

Però le cose vanno benino perchè c'è sempre la collaborazione di personale locale in gamba e generoso per educare, curare, consigliare...

Certo ce n'è sempre una nuova ogni giorno, come ieri che è scappato M., un bambino molto chiuso e difficile a causa del suo passato (ha visto i genitori ammazzare un uomo con una zappa forse per derubarlo!). A sera è tornato: era scappato perchè aveva perso il quaderno degli esercizi ed aveva paura del bastone del maestro. E' andato lontano nella valle e si è addormentato sotto un cespuglio. Queste cose mi sconvolgono sempre per il pericolo di serpenti, scorpioni e simili, anche se i bambini di qui ci sono più abituati.

Aspettiamo la pioggia con tanta ansia per far maturare il granoturco: basterebbe un bel temporale che però non viene! Oggi c'erano belle nuvole e speriamo per domani. Dovrebbe esser l'ultimo temporale che chiude la stagione che quest'anno è stata molto breve e avara! Poi sarà duro arrivare al prossimo Natale senza una goccia! Quale difficoltà per una sopravvivenza che dipende da piogge più o meno abbondanti! L'acqua è sempre un problema: i pozzi si prosciugano, soprattutto quelli più superficiali con le pompe a mano: abbondanza, carestia, povertà dipendono dalla... pioggia.

Eppure è un paese che ha tantissimi aiuti e molte risorse naturali, ma naturalmente il tutto va a creare una ricchezza spropositata per 'pochi'! Quanta corruzione, quanta ingiustizia in questi paesi! Ma purtroppo spesso incrementate da aiuti mal amministrati e mal donati da organizzazioni internazionali e Paesi donatori. E' difficile fare una 'lettura' della situazione dei Paesi del 3° Mondo perchè tutto è precario e l'economia dipende in gran parte dagli aiuti esteri, certo però qui da noi si vede un gran progresso in costruzioni, macchine, feste, scuole universitarie, abbigliamento e vita in generale, ecc. ma non è per molti ed aumentano gli squilibrii sociali e anche religiosi in quanto molta di questa ricchezza è in mano agli arabi e... simili!

Come al solito qui da noi i bambini sono sempre tanti. Molto piccoli gli ultimi arrivati: W., B., P. ... piccoli orfani bisognosi d'affetto, cibo, scuola! Alcuni quando arrivano mi guardano con occhi tristi e spaventati. Grazie a molti Amici che ci danno la possibilità di continuare la nostra opera di accoglienza.

NB.: alcuni di voi mi hanno chiesto come poter fare un'adozione o come mandare un'offerta... La via più semplice, diretta e sicura è la nostra ONLUS formata dal Gruppo Missionario di Savigliano e dagli Amici di Torino per il sostentamento della Faraja. Potete trovare tutte le indicazioni nel sito.

Un abbraccio affettuoso a TUTTI.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 23 (1 ottobre 2006)

Carissimi,

giorni tristi, giorni felici, giorni di stregonerie e paura...

Oggi comincio con tristezza: è morto S. che avevo portato a Dar e che aveva la leucemia. Dovevano solo fare dei tests per accertamenti e dare il permesso di mandarlo all'ospedale per il cancro. Avevano fatto diversi tests tra cui la biopsia ad una ghiandola molto gonfia e forse questo ha scatenato una reazione o forse complicazioni con la malaria. C'erano lì Teo (un giovane educatore cresciuto qui alla Faraja) e il fratello del bambino. Per fortuna c'era lì anche P. Moratti, (il 'nuovo' aiuto per la Scuola Tecnica, arrivato in Gennaio). Teo è stato molto in gamba a destreggiarsi per varie carte, permessi, comprare la cassa, ecc... Sono arrivati a sera sul tardi ed abbiamo fatto una bella liturgia per riceverlo. Poi le ragazze, i giovani e i bambini hanno vegliato fino alle 11 di notte e qualcuno fino al mattino.

Il giorno dopo alle 8 la messa, con la partecipazione del villaggio: chiesa pienissima, molto sentita e partecipata e poi tutti con bus e 2 macchine fino al paese dov'è nato per il funerale. Lì c'era molta gente ma anche noi eravamo tanti. E' stato molto commovente e abbastanza lungo, tra cerimonie e discorsi... E lì ho concluso con il 'messaggio' di S. a tutti: "serve poco piangere al funerale, ma è meglio conoscersi, perdonarsi e volersi bene prima!"

Il bambino era orfano e non aveva che parenti 'lontani': cugini e una sorellastra, che sta a Dar e non l'aveva più visto da quando aveva due anni. Era stato ricoverato all'ospedale di Ipamba un anno fa e lì l'avevano curato con trasfusioni e cure un po' primitive... e viveva come un 'abbandonato' lì all'ospedale dove gli davano da mangiare. Poi a metà luglio la dott.essa Manuela che lo curava ce l'ha affidato perchè almeno stesse in un posto sereno: lei non dava speranze, ma proponeva di portarlo a Dar per provare all'ospedale del cancro. Tutto subito era spaventato e muto, ma poi venne con noi molto felice. Era sempre sereno e sorridente nonostante di tanto in tanto soffrisse parecchio e ghiandole varie erano molto gonfie soprattutto sotto le orecchie! Ma verso la fine le ghiandole erano gonfiate di più e certo soffriva parecchio anche se non lo faceva vedere! 11 anni! Faceva coppia fissa con M., quello piccolo come lui, con un piede 'storpio' operato pochi mesi fa a Dar ma è ancora malmesso!

Beh, un altro Angelo per la Faraja assieme a A.!

Giorni felici per l'arrivo di parecchi nuovi: un nuovo M., un nuovo M., W., I., F., un nuovo H., W.... che ci portano le loro 'tristezze' che speriamo di trasformare in 'serenità' e vita nuova! Felicità per la Cresima di 7 "giovanotti", felicità per l'esame finale della VII elementare per 7 ragazzi che ora potranno entrare alle secondarie o alla Tecnica, ed ingrossare il numero di quelli che possiamo chiamare i 'grandi'...

Giorni di stregonerie, che continuano tutt'oggi, nella Scuola Elementare: "stregonerie e diavoli". Vi state facendo un sorrisetto ma solo perchè siete in un altro ambiente: qui la gente ci crede! Intanto nella scuola 4 bambine e un bambino sono caduti in trance e tutti parlavano di diavoli che erano già lì prima della costruzione della scuola e... che ora volevano ritornarci.

Quando è svenuta una maestra e anche lei ha poi cominciato a parlare in modo 'speciale' e con la stessa storia sono scappati tutti ed hanno dovuto intervenire le autorità della provincia (naturalmente ci credono anche loro!) ed hanno chiesto di fare gli esami nel nostro salone... Ho cercato di tranquillizzare tutti, ho anche benedetto la scuola e tutto è andato bene fino alla fine degli esami, ma la paura continua! Certo gli stregoni hanno vita facile in un simile ambiente in cui fin da piccoli si sente parlare di fatti misteriosi, di possessioni diaboliche e si vedono anche cose stranissime e spettacolari in quanto gli stregoni conoscono medicine, veleni, allucinogeni e sono molto furbi. Ho avuto parecchie esperienze nei miei anni qui in Tanzania e parecchie nelle scuole con fatti a dir poco straordinari...

Abbiamo fatto una grande benedizione due settimane fa e pare tutto tranquillo. Sembra da... ridere, ma sono cose serie perchè qui ci credono tutti compresi i maestri e anche i 'pezzi' grossi, quindi non bastano 4 parole ma ci vuole tempo, istruzione e pazienza! Siamo ancora nel... Vecchio Testamento e gli stregoni trovano il terreno 'adatto' nell'ignoranza della gente.

Momenti tristi anche nello 'scoprire' nuovi sieropositivi: ora i nostri sono 7 oltre a tutti quelli dei villaggi vicini che seguiamo con visite a casa, cibo, medicine e altri aiuti oltre a portarli ogni mese all'ospedale di Ipamba, a 20 km, per controlli vari. Parlano di 'pandemia': parole grosse, ma la verità è che i malati sono tanti e tanti giovani muoiono. La nostra goccia è sempre qualcosa, ma bisognerebbe che anche gli aiuti dall'estero andassero a buon fine!

L'acqua! In questi giorni siamo all'asciutto 'totale': anche il nostro laghetto che raccoglie l'acqua piovana è asciutto e nei vari pozzi il livello diminuisce sempre più. Sono quasi 4 mesi che non piove e non pioverà fin verso Natale... E così siamo anche senza elettricità da mesi! Fortuna il grande generato regalato da Amici di Vanzago che ci permette di continuare la Scuola e le cooperative (abbiamo iniziato la seconda Cooperativa per la falegnameria!).

L'anno scorso è stato un anno da... carestia e ora speriamo in un futuro migliore! Arriva un po' di granoturco dall' America (il paese 'odiato' da cui però tutti ricevono aiuti!) distribuito nei villaggi, che dà una spinta alla sopravvivenza, ma è sempre la solita storia di 'dipendenza' da altri.

Anche noi distribuiamo aiuti a tutti gli orfani, ai malati, dei paesi vicini! Grazie alla vostra sensibilità e collaborazione! Grazie a nome di tantissima gente (compresi i bambini dei 4 asili) che ricevono aiuti dalle nostre mani ma tramite la Provvidenza, che siete voi!

Con affetto!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 24 (25 novembre 2007)

Carissimi,

un anno di silenzio! Imperdonabile! L'ultima volta era il Natale scorso... Quante volte avrei dovuto dirvi 'grazie' per come siamo e dove siamo arrivati con la 'nostra' opera! Quanta generosità da parte vostra... quanto affetto, quanta 'storia' scritta e vissuta assieme! Troppe cose da raccontarvi e non bastano due paginette: qualche foto in più forse può aiutare.

Pochi giorni fa la 'graduation' di 14 giovanotti che hanno finito la Scuola tecnica: grande festa, ma soprattutto soddisfazione per gli oltre 100 ragazzi che hanno imparato un mestiere, hanno un diploma e possono essere autosufficienti!

Anche per le Cresime grande festa: 9 nuovi 'adulti' per il mondo di oggi!

Grandi battimani anche per le nuove cinture nere e marrone del Karate: uno sport\disciplina che ci ha dato tanto e che fa molto bene ai nostri ragazzini sia fisicamente ma anche per formare il carattere.

C'è stata una svolta 'storica': abbiamo aperto la porta alle prime 2 bambine! G., (meno di 3 anni quando è arrivata), perché abbandonata due volte in un bosco dalla mamma 'ammalata' mentale, recuperata grazie al suo pianto. Bella, simpatica e chiacchierina: è lei a raccontare la sua tremenda storia. Dice che la mamma è cattiva perché oltre tutto la picchiava spesso. O., sieropositiva, abbandonata dal padre dopo la morte della mamma assieme alla sorellina: il padre era convinto che fosse causa di malocchio ed è... sparito lasciando le due bimbe, 6 e 3 anni, all'anziana nonna. Raccontano che alla sera tardi la nonna spesso tornava ubriaca e non riusciva ad aprire la porta per entrare: quando sentivano rumore andavano ad aprire e l'aiutavano ad entrare poi si rincantucciavano in un angolo della cucina... Non è facile 'curare' un bimbo sieropositivo che deve usare gli antiretrovirali: deve essere controllato continuamente, mangiare diverse volte al giorno, e sentirsi amato! Ora si è ripresa bene ed è felice di andare a scuola. Ne abbiamo 7 sotto cura e tutti stanno andando bene!

Il problema dell'acqua è sempre attuale anche perché la diamo anche al villaggio vicino e così siamo all'opera per lo scavo di un pozzo... ma a mano e siamo arrivati a 14 mt. (come voleva il rabdomante), ma per ora con risultati non ancora soddisfacenti e definitivi: proviamo ancora un metro questa settimana! Ora sono in arrivo le piogge e non facciamo in tempo a trivellare un nuovo pozzo-profondo: sarà per l'anno prossimo.

Son passati 10 anni che abbiamo festeggiato il 1° Maggio scorso e i primi bambini ora sono giovanottoni: O., C., M., O., A. ... ora alcuni andranno all'università! Abbiamo 19 ragazzi alle scuole superiori e parecchi altri alla Scuola Tecnica e quest'anno se ne aggiungeranno altri 9 tra secondarie e Scuola Tecnica! Purtroppo la Scuola non aiuta ad educare né i bambini né i grandi delle Superiori: il metodo normale è "coercitivo" e spesso col... bastone: non esiste il dialogo, l'affetto, l'interesse al singolo, l'incoraggiamento...: la soluzione dei problemi spesso è il castigo possibilmente 'doloroso', mentre la maggior parte dei maestri sono in una grande sala a bere the e sgranocchiare biscotti! In classe entrano poco e solo per scrivere sulla lavagna ciò che poi gli alunni copiano sui quaderni o esercizi da fare nel più assoluto silenzio! Ci sono 'organizzazioni' che aiutano a 'formare' i maestri con seminars, libretti, slogans (come: "Batti il tamburo, non il bambino"). Certo non tutti i maestri sono così, ma le eccezioni sono rare! E questo è il motivo per cui la scuola è mal sopportata dai bambini e spesso si ribellano e scappano. Pazienza, tempo, formazione: e anche noi diamo una mano! I bambini hanno una dura giornata di 'lavoro': si alzano alle 5.40 far pulizia della casa, prepararsi e far colazione. Per arrivare a scuola ci vuole almeno mezz'ora... Ritorno alle 14.30 per la 'polenta', e poi un po' di lavoro per tutti: pulizia, mangiare al bestiame, lavoro nell'orto o nei campi, lavarsi i vestiti e le divise... fino alla partita a calcio, doposcuola e cena! I più piccoli spesso si addormentano su una panca e bisogna portarli a letto di peso.

Sono tanti e meravigliosi! Si ammalano anche (come oggi H. che ha la febbre a 40, ma ha problemi enormi di salute!) Per fortuna c'e Anneth, l'educatrice-capo che ha pazienza, la sagacia delle donne africane, e tanto affetto per i bambini che la 'sentono' come mamma.

Bellissimi i loro cori alla Messa domenicale, tutti pulitini e con le magliette uguali, si muovono ritmicamente e comunicano tanta gioia ed entusiasmo.

Sabato scorso, come già altre volte, grande concorso a chi prendeva più topi: 47 roditori in meno e parecchi bambini felici per i regali! I gatti non bastano... Quante scenette e quante avventure con i topi, fino a quelli che li allevavano per esser pronti per il giorno della gara e chi se lo portava dietro al guinzaglio dandogli anche da mangiare.

Certo un grazie di cuore a coloro che ci amano e ci aiutano in mille modi, condividono con noi gioie, speranze e delusioni e rendono possibile un'opera così impegnativa. È difficile ricambiare tutto il vostro affetto, ma sappiate che ogni giorno vi ricordiamo. Durante il mese di Ottobre ogni sera sotto il 'grande albero' davanti alla statuetta della Consolata, due misteri del Rosario erano per Voi! Erano minuti intensi e belli, già con un faretto acceso e il coro di vocine dei più piccoli mescolate alle voci in cambiamento, roche e profonde dei grandi. Lassù Qualcuno sentiva, se è vero che i bambini orfani e abbandonati sono i 'prediletti'!

E così arrivo anche con gli auguri di Natale! Voi sarete circondati da 'effetti speciali' di ogni tipo per il grande business natalizio! Noi avremo, spero, gioia genuina e il 'pacco natalizio' per ognuno: Babbo Natale si darà da fare per distribuire e accontentare tutti, tra applausi, risate e felici sorprese...

Vi saremo vicini col nostro ricordo: anche molti di Voi hanno una vita difficile e problemi seri: ci chiedete preghiere! Si, pregheremo per tutti i nostri 'Amici' davanti al presepe e al 'Bambino', anche lui nato praticamente in strada e cacciato dagli uomini: sentirà certamente le voci di bambini più sfortunati di Lui che almeno aveva una Mamma che lo amava.

Augurando ad ognuno un po' di 'serenità'...

Ma all'ultimo momento devo mandarvi la triste notizia: oggi pomeriggio, festa di Cristo Re, è morto H. M. tra le mie braccia all'ospedale di Tosa. Un bambino amato da tutti, perché buono e sereno nonostante le sue grandi difficoltà di salute. Un nuovo angelo in cielo per la Faraja e Amici tutti.

Con affetto:

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 25 (5 settembre 2008)

Carissimi Amici,

abbiamo pregato molte volte per Voi tutti, Amici e Benefattori della "casa della Consolazione": questo forse basta per scusarmi del lungo silenzio. Tutte le sere del mese di Maggio, seduti di fronte al 'grande albero' su cui c'è una statuetta della Consolata abbiamo pregato e cantato ricordandovi! Ma vi ricordiamo spesso...

Il nostro cammino continua: veniamo da lontano! 11 anni di Consolazione per tantissimi bambini, giovani, orfani, anziani, ammalati... e noi! Col vostro sostegno: GRAZIE e... avanti! Coraggio, non perdiamo l'entusiasmo dei primi giorni...

Abbiamo anche raggiunto alcuni traguardi consolanti: guarda la foto dei tre universitari!

L'ultimo 'acquisto' Msafiri (non è il vero nome): un bambino di 13 anni, da due anni in strada: con altri sette dormivano nascosti dietro la Posta centrale e di giorno a rubacchiare e cercare di sfamarsi con i 'resti' del mercato. In quattro tentan l'avventura a Dar-es-salaam (la grande città che ogni giorno inghiotte centinaia di giovani da ogni parte del Paese...). L'incontro con le bande dei 'locali' è una dura lezione di sevizie e botte e sono derubati del poco che hanno. La fortuna di Msafiri è stata di riuscire ad avere un passaggio da un europeo che, impietosito, lo riporta a Iringa e, conoscendo il nostro Centro, ... a noi! Ora cerca di inserirsi nella scuola, ma quanta fatica! Ogni tanto lo vedo pensieroso e solitario: "Come va?" "Bene, grazie a te, ma è difficile!" Non ha nessuno che si interessi a lui: venuto da lontano (Malangali), orfano, stava con la nonna che morì due anni fa e lui si trovò a vivere della carità dei vicini, fino al lungo viaggio verso le strade della città. Quando può mi stringe la mano in silenzio, ma con un sorriso.

Ad Aprile Oki: lo troviamo all'ospedale con una gamba in trazione: frattura esposta, triste, solo e... affamato! Ha la nonna che si cura di lui come può perché ha altri quattro nipoti orfani da... sfamare e non ha neppure una casa! È caduto con la bicicletta mentre di notte andava in città a cercare aiuto perché la casa era crollata per un grande temporale. È rimasto in un profondo fossato di cemento per parecchio tempo ed ha perso molto sangue. Da 5 mesi con 'ferri', ingessatura e ferri ancora... Grazie alle cure di un dottore italiano. Certo è un lungo calvario e fra un mese forse potrà cominciare il 'recupero'di muscoli e ginocchio! Ma ora è sereno e finalmente sorride anche! È spesso triste e silenzioso, ma lo stare con gli altri e poi andare a scuola lo aiuterà molto a ritrovare serenità.

Parecchi altri 'nuovi': L., A., M., V. ... e fra pochi giorni altri 15 finiranno le elementari e andranno alle Scuole Superiori lasciando posti liberi per altri piccoli. Oltre ai ragazzi 'esterni' che aiutiamo, ci sono anche 21 dei nostri che già frequentano le Scuole Superiori e tre hanno cominciato in questi giorni l'università così le spese sono aumentate parecchio.

È stato necessario anche costruire una nuova casa per i 'grandi' inaugurata il giorno della Consolata in giugno. Guardando il Centro dall'alto pare ormai di vedere un grande villaggio anche se nella foto non si riesce a vedere 'tutto'! Per tanta 'gente' tante sono le necessità primarie: dalla luce all'acqua, dal latte alla carne e verdure e pane, e scarpe e vestiti e sapone e materiale e tasse scolastiche e... non si finisce mai di elencare!

I nostri bambini lavorano anche parecchio per la pulizia delle case dove abitano e dintorni, aiutare in cucina, allevamenti di mucche, maiali, capre, pecore, galline... e poi nei campi e nell'orto: almeno il latte e la carne non dobbiamo comprarli e il loro lavoro ci risparmia tante spese e personale di servizio. È simpatico vedere anche i più piccoli (4/6 anni) lavaarsi i vestiti, o con la zappa in mano più grossa di loro o con gli scopini... Persino la mungitura è affidata a bambini ormai esperti!

Sono normalmente chiassosi e sereni: litigi, urlate, bisticci e magari anche 'botte' tra loro..., ma si vogliono bene e si aiutano. Il vivere assieme in tanti comporta organizzazione, giochi, sport vari, ma anche il dare ad ognuno lo sfogo per un proprio hobby. Parecchi di loro hanno un loro 'giardino' con varietà di fiori e aiole variopinte che abbelliscono l'ambiente. Altri la musica, altri lavoretti vari con cartone e cartapesta. Vari concorsi di pittura (anche sui muri...), costruzione del presepe di squadriglia, aquiloni, grandi partite a calcio, il karatè per tutti,... e non ultimo il pregare assieme o preparare le scenette per il Vangelo domenicale (meraviglioso, con la partecipazione di quasi tutti, anche i più piccoli, come per il Vangelo del grano e la gramigna): tutto è utile per 'crescere' assieme e creare la 'grande famiglia'.

Beh ora smetto con un abbraccio ad Ognuno e un bacio ai vostri bimbi: "La Consolazione della nostra Casa" arrivi fino alle vostre famiglie!

Con affetto:

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 26 (9 aprile 2009)

Carissimi Amici,

per prima cosa devo dire un grazie speciale a coloro che in questi mesi scorsi ci hanno dato una mano generosa in tanti modi: adozioni, offerte, macchinari, vestiti e quant'altro! Non ho potuto dire grazie ad ognuno e mi spiace moltissimo! È stato per me un periodo impegnativo più del solito anche perché i 'bimbi' sono cresciuti e i 'giovanottoni' richiedono molto più tempo e creano parecchi 'sagrin' in più! A tutti un grazie di cuore sperando che non vi scoraggiate anche se da un po' non ho mandato le solite due righe 'personali' a chi ci ha dato un 'segno' tangibile di condivisione...

È difficile parlare di speranza, risurrezione, pace nella Pasqua di quest'anno! Terremoto, recessione, guerre ci darebbero solo motivi di tristezza e celebrazione di Venerdì Santo, ma la Pasqua è preceduta dalla Passione. Ho appena sentito il discorso del Papa che parla di 'speranza' nonostante tutto! Anche molti di voi hanno momenti difficili di vita quotidiana e noi in questo 'nostro' mondo ne sentiamo le conseguenze anche di più: tanti 'furbi' che continuano ad arricchirsi con i cosiddetti 'aiuti' ai paesi poveri, e tanti poveri che non possono far valere i proprii diritti. L'africano è speciale: riesce a sorridere e dire 'grazie' anche con la... pancia vuota e sapendo di essere derubato da chi della 'corruzione' ha fatto un modo di vivere!

Noi continuiamo a dare la nostra 'goccia' di Consolazione ogni giorno. Ho con me collaboratori meravigliosi, ma la vera forza ci viene da P. Giulio, 85.enne, un po' tremolante nel fisico, ma con una 'testa bergamasca' arguta e soda! che sa dare il consiglio giusto, creare il momento di serenità e darmi da tempo il coraggio di... andare avanti. Quante grane superate o evitate con l'aiuto del suo istinto: dopo 50 anni e più donati all'Africa! Un segno di speranza e gioia con la sua amicizia sincera, la sua presenza attiva e intelligente! Gli anziani sono da 'valorizzare'!

La nostra 'famiglia' continua la sua crescita in numero ed età! Alcuni nuovi arrivati hanno storie troppo tristi da raccontare e devo riassumere e... addolcire un po'! Ed eccoti di fronte il triste sorriso di L.: 10 anni, ma quasi tutti di abbandono e sofferenza dopo la morte dei genitori, fino a trovarsi 'solo' a chiedere la carità ad una vicina che fa presto a 'scaricarlo' nel mio ufficio e... sparire! Eppure continua a sorridere anche raccontando momenti di solitudine e di fame! Ed eccoti un nuovo I. che al contrario non sorride mai! È straziante per me assistere all'addio di suo padre che se ne vuole liberare in fretta. In verità non ha lavoro né fissa dimora e il bambino è solo un 'peso' ingombrante! Il bambino pare 'sollevato' nel vedere suo padre che se ne va!

E che dire di S., l'ultimo 'pulcino' di solo 4 anni? Non aveva proprio nessuno che se ne prendesse cura: ma la sua serenità e simpatia non hanno limiti. È un chiacchiericcio continuo di domande e risposte che ha dell'inverosimile in un bimbo così piccolo, ma ha anche vissuto in un mondo particolare!

I ragazzi si sono impegnati a creare un bellissimo orto, ma ogni gruppo ha anche delimitato un suo pezzo coltivato a 'fiori': una mescolanza di colori e profumi un po' ovunque. Ed ecco anche l'angolo del deserto con il piccolo baobab al centro e spine di ogni specie attorno: la natura è miracolosa anche qui con i suoi colori e la sua spettacolarità!

O. e G. invece di fiori hanno voluto un angolo coltivato a... fagioli, piantati con le loro manine: e sono nati bene, per la felicità delle bimbe che mi portano a vederli quasi li avessero creati loro!

Beh, questa è Pasqua, questa è serenità, gioia e speranza! Abbiamo la fortuna che quando tutto sembra andare storto, il sorriso di G. o la manina di S. ci ridanno fiducia e coraggio.

Ogni sera in questi giorni incontrandomi con i più grandi che studiano alle scuole superiori, mi sento 'obbligato' a ringraziare Il Buon Dio: le tante difficoltà svaniscono e il cuore si riempie di gioia nel sentire parole sagge e 'serie' di qualcuno di loro!

A tutti loro ripeto spesso le parole di Don Azeglio quando era qui con noi: "Il vostro futuro ora è nelle vostre mani".

A voi Amici una Buona Pasqua con le parole di uno scrittore brasiliano che ha scritto lo "Statuto dei bambini di strada" in cui l'articolo X dice: "Frasi del tipo 'faccio finta di non vedere' o 'mi dispiace, non ho di che aiutarlo' sono definitivamente proibite e non potranno servire da giustificazione per omissione di soccorso ai bambini/e di strada". (o a qualcuno in necessità).

Queste parole sono per dirvi 'grazie' e per farci coraggio a vicenda: forse sei in un momento di 'passione' ma ti auguro di cuore che la 'risurrezione' arrivi presto con un po' di serenità e un momento di gioia. Il pensare agli 'altri' è spesso una soluzione a tante tristezze.

Ricordo un detto " Mi lamentavo perché avevo una scarpa sola fin quando incontrai uno cui mancava un piede...".

Certo viviamo un momento in cui ci vuole più coraggio e più speranza!

Vi ricordiamo con affetto nelle nostre quotidiane e semplici preghiere.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 27 (Natale 2009)

Carissimi Amici,

per mia fortuna siamo a Natale ed è facile perdonarmi il lungo silenzio. Per prima cosa devo dire un grazie speciale a Coloro che in questi mesi scorsi ci hanno dato una mano generosa in tanti modi: adozioni, offerte, pacchi, macchinari, vestiti, lettere, mail e... amicizia! Non ho potuto dire grazie ad ognuno e mi spiace moltissimo! La vostra continua condivisione in questi momenti difficili diventa 'linfa vitale' per il nostro Centro! Siamo "Casa di Consolazione" e col vostro aiuto continuiamo a distribuirla a tanta povera gente!

È stato per me un periodo impegnativo più del solito perchè per parecchio sono rimasto solo con gli impegni di fine anno della Scuola Tecnica e per la Faraja! Ora è tornato P. Giulio a darmi una mano: lo stare assieme, scambiarsi idee, programmare e farci belle risate è il modo migliore per "buttare il cuore oltre l'ostacolo"!

Certo ho avuto un po' da fare ed ho scritto poco! Anche la maestra che dirigeva "la banda" da 13 anni, dall'inizio, l'abbiamo mandata a studiare all'università un corso di "Education" di tre anni: sarà poi forse la futura 'colonna' nostro Centro con alcuni dei giovani universitari?

Parecchi dei ragazzi più grandi ora sono un valido aiuto: insegnano catechismo, doposcuola, lavori, disciplina, computer, Karatè, musica, ecc. ai più piccoli e sono un bell'esempio! Ci sono anche quelli che creano 'fastidi' e difficoltà varie, come molti giovani in tante famiglie, ma sono quasi sempre i più grandi che danno una mano per risolvere i problemi!

Intanto anche il primo che mi è stato affidato quando aveva 8 anni, O. , ora è a Nairobi in Noviziato! Preghiamo... chissà. È seguito a ruota da O. che per ora è nel seminario diocesano.

Il mese scorso ho dovuto anche mandare due bambini a Dar ad un ospedale tedesco per ortopedia: uno col piede torto malamente (N. dagli occhi blu) e l'altro il famoso O. che era stato operato l'anno scorso per una brutta frattura scomposta ma il ginocchio dopo 8 mesi era rimasto bloccato e la gamba l'avevano attaccata 'storta'. Per ora gli hanno fatto un'operazione al ginocchio e a metà dicembre ci sarà quella più grande per rimetterlo dritto. Ho lasciato con loro T., uno dei giovani più grandi, per assisterli e... comfortarli. Ora O. è qui con noi per qualche giorno, ma ripartirà presto per l'altra operazione.

Il 'bambinello' di quest'anno sarà Y., 5 anni, arrivato pochi giorni fa. Un bimbo varamente 'abbandonato'. Appena mi vede da lontano si lancia per prendermi la mano con tutta la sua forza quasi per paura di esser lasciato solo. Il padre è morto per incidente stradale, e la mamma se n'è andata con un altro abbandonando Y. alla nonna ammalata che a malapena riesce a mangiare con l'aiuto dei vicini. Il bimbo ha parecchie difficoltà comportamentali: rissoso, piange per un niente, geloso, difficoltà a parlare, capace di mettersi ad urlare... e simili. Cicatrici dell'abbandono: un immenso bisogno di affetto! Ora lo stare con gli altri, fraternizzare, andare all'asilo, esser aiutato, ecc...: sta superando il momento difficile!

Beh a parte qualche preoccupazione... tutto va bene! Gli universitari ora sono 5 e... tanti alle Superiori! Poi arrivano i piccoli delle elementari e asilo. Una bella 'truppa' rumorosa ma anche 'laboriosa': sotto la direzione di Y. è nato un grandissimo orto che ora ci dà l'autosufficienza anche per la verdura. Già lo eravamo per la carne e il latte con gli allevamenti vari.

Vi mando la foto della Madonna della Faraja (Consolazione) con accanto G. e S.. Si vedono tre bimbi attaccati alle vesti della Madonna che cercano di arrivare a... Gesù. I bimbi sono seminudi (soli e abbandonati). Hanno bisogno di una mano per arrivarci: la nostra, la vostra 'mano'! ... e la Consolazione ci sarà anche per loro.

I bambini stanno benino a parte il fatto che uno dei piccoli (S.) ha cominciato con il morbillo da qualche giorno e speriamo non contagi tutti!

Spero veramente che voi siate in buona salute nonostante le influenze varie dalla A alla... che girano per il mondo! Con l'infinita 'recessione': beh vuol dire, vita dura com'è in Italia per tutti, ma ancor più nel terzo mondo... Ma la salute e il Buon Dio vi accompagnino! Vi ricordiamo spesso e durante il mese di Ottobre ogni giorno con un 'rosarietto' adatto ai bambini per ricordare amici e benefattori!

Serenità, gioia e speranza: il nostro augurio ad ognuno di voi per questo Natale! Ma aggiungiamo anche l'augurio del 'coraggio dell'accoglienza': sono momenti controversi a dir poco per noi tutti, bombardati da stampa, televisione, politica e persino dallo sport, che creano la paura della differenza e incoraggiano a emarginare, a chiudersi nel proprio bozzolo! È la solita storia di Betlemme che si ripete: la famigliola che veniva da lontano non ha trovato accoglienza e il Figlio di Dio è nato nella stalla accolto dai più poveri.

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2010 (11 marzo 2010)

Carissimi Amici Benefattori,

vi sono molto grato a nome di tutta la "Casa della Consolazione". Ho ricevuto le vostre offerte e 'sentiamo' il calore della vostra amicizia: la vostra generosità ci stimola a far meglio ed aiutare i più poveri. Ogni Amico è una boccata di 'ossigeno' per i nostri bambini e ragazzi.

In questi giorni abbiamo preso 12 nuovi bambini con storie diverse, sempre piuttosto tristi. L'ultimo arrivato è un ragazzino della tribù più reietta, i Barbaik: abbandonato dalla tribù dopo la morte dei genitori (forse perché morti di Aids) a piedi arriva a Pawaga dopo tanti giorni di cammino . Non sa dove si trova: è solo scappato da chi non lo voleva. Qui vagabonda da un villaggio all'altro accolto da 'qualcuno', ma sempre... scappa! Naturalmente non va a scuola. Lo portano in un villaggio vicino a Iringa dove vivono dei parenti, ma il giorno dopo scappa e ritorna a Pawaga a oltre 70 Km., a piedi. Due Capi/Zona che conoscono il nostro Centro ce lo portarono alcuni giorni fa: lacero, sporco, affamato e spaventato! Unico bagaglio alcune lacrime che trattiene a stento. Si attacca a me come ad un salvagente finchè pianpiano fa amicizia con gli 'altri': è socievole, furbo ma intelligente e convince i maestri che può frequentare la scuola. Speriamo in bene... È sempre una 'scommessa', ma anche un 'dono': il prender per mano, materialmente, Gesù stesso nella persona dei più poveri e abbandonati.

In questi giorni abbiamo la grande fortuna di avere qui con noi mia Mamma, arrivata dopo 2 mesi di lavoro in Etiopia da mio fratello: nella foto con O. che studia da 'cuoco'! 94 anni domani,vma sempre attiva e serena. Quante divise, lenzuola, coperte... in 3 mesi!

A voi tutti Amici oltre ad un sentito grazie, un gioioso e affettuoso augurio per le prossime festività: che possiate incontrare sulla vostra strada un Gesù sofferente e bisognoso: ciò che riuscirai a dargli con un sorriso, una stretta di mano, o in qualsiasi altro modo... ritornerà a te centuplicato!

Da parte nostra i bambini delle elementari hanno un progetto quaresimale di 'sacrificio' per guadagnare un po' di soldi da dare ad una persona povera del villaggio per Pasqua: in giorni stabiliti rinunziano al pane della colazione!

Con affetto:

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 29 (1 novembre 2010)

Carissimi Amici,

Natale è vicino e devo rompere un lungo silenzio per darvi nostre notizie, ma soprattutto per dirvi un GRAZIE che è sempre nel nostro cuore e nel nostro ricordo quotidiano!

Una triste notizia: P. Giulio, Amico, Collaboratore, Ideatore e innamorato della Casa della Consolazione è tornato in Italia ed andrà ad Alpignano. Età, salute ... non ce la fa più ed ha lasciato il cuore con noi! Mancherà un pilastro!

È già arrivato il suo sostituto: P. Vedastus (Tanzaniano).

L'ultimo bambino arrivato, sarà il più festeggiato e sarà Babbo Natale nella distribuzione dei doni natalizi la Notte di Natale!

È arrivato da Dar nascosto, con altri 5 bambini, raggomitolati nel bagagliaio di un bus. Quasi 600 Km. Arrivati a Iringa però gli altri si sono eclissati perché erano della zona. Rimasto solo a girovagare in posti sconosciuti, ma abituato da un anno a vivere per strada, si è "arrangiato"! Il giorno dopo a sera tarda era nei dintorni del villaggio dove c'è il nostro Centro. Lo hanno interrogato a lungo senza credere troppo alla sua storia, e alla fine lo hanno accompagnato da noi. Sono ragazzi abituati a raccontare storie inventate e inventano anche i nomi. Naturalmente raccontano di esser orfani e di non aver parenti! Per paura e per far perdere le proprie tracce. A noi racconta una storia ancora diversa, ma lo porto al posto di polizia in caso fosse scappato da casa. Naturalmente racconta una storiella e con un altro nome. Era troppo spaventato per potersi ricordare di ciò che aveva raccontato a me. Le ricerche fatte a Dar da due nostri giovani hanno come risultato che la mamma appena li vede accompagnati da alcuni ragazzi della scuola dove lui aveva studiato un anno prima, scappa e si nasconde tra case e viuzze dove abita: certo li ha scambiati per poliziotti. In verità la mamma lo ha cacciato da casa e affidato ad una "nonna" che lo picchiava e lo faceva lavorare. Così ha abbandonato anche la scuola ed ha cominciato a viver per strada. Il padre morto due anni fa e la mamma accusata di stregoneria perché era già il secondo marito che moriva. L'Aids non perdona! Storie penose vissute sulla pelle dei bambini!

È un ragazzo molto intelligente e dotato soprattutto nel disegno: chissà se riusciremo a farlo studiare e cambiargli la vita! Non è facile per uno che ha assaggiato la libertà della strada, ritornare alle regole della vita comune, a studiare e lavorare.

L'aiutante di Babbo Natale è il penultimo arrivato: 11 anni, della tribù dei nomadi Barbaik. Cacciato dalla tribù per storie di malocchio perché parecchi dei suoi parenti erano morti di Aids. A piedi ritorna al vecchio accampamento a Pawaga dove aveva anche frequentato la scuola elementare e conosceva qualcuno. Da Mtandika a Pawaga: oltre 160 km a piedi! Per mesi è aiutato e sfamato dalla gente di Pawaga dove lui "vagabonda" di casa in casa e in vari villaggi della zona. Finché un bel giorno il capo-zona (che mi conosce) lo porta al nostro Centro. Dopo lunghe ricerche ritroviamo la mamma che anche lui credeva morta: era stata per mesi in un ospedale con il marito ammalato che poi morì. Anche lei stava cercando il bambino da tempo.

Ora va a scuola, dopo un periodo di "assestamento". È simpaticissimo e bisognoso di affetto: voce roca, fisionomia nilotica. Speriamo ci sia anche per lui in un futuro migliore.

In complesso la Casa della consolazione continua la sua santa avventura. Ora abbiamo Obadia che ha finito il noviziato ed ha emesso i voti per essere missionario della Consolata, anche se deve ancora fare la Teologia. Due hanno finito l'università e due nuovi sono stati accettati, uno per 5 anni di medicina, oltre ai tre che già c'erano. Saranno spese non indifferenti se si assommano ai tanti che frequentano le scuole superiori: soldi ben spesi perché il sapere li renderà indipendenti e più maturi, ma soprattutto credo saranno i pilastri del nostro Centro, come lo sono durante le vacanze! Sogno un futuro in cui il Centro sarà diretto ed organizzato da educatori cresciuti qui alla Faraja e spero il giorno non sia tanto lontano!

Beh, ma oltre ai grandi ci sono i bimbetti di cui alcuni ancora all'asilo: i nostri angeli custodi, sorridenti e simpatici, vera "magia" per riprendere coraggio ed entusiasmo!

Ringrazio ognuno di Voi e soprattutto coloro che anche con sacrificio collaborano all'oggi ed al futuro della "nostra" Casa della Consolazione (Faraja House) con Amicizia, preghiere e generose offerte.

N.B. Parecchi mi chiedono come possono fare per darci una mano: nel nostro sito faraja.org ci sono esaurienti spiegazioni che qui ricopio: per esser sicuri che l'offerta arrivi "sicura e veloce", con un riscontro dal gruppo di sostegno, questo è il modo.

Vi ricordiamo con affetto nelle nostre quotidiane e semplici preghiere augurando a tutti un gioioso e santo Natale!

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2011 (21 aprile 2011)

Carissimi Amici,

Pasqua è risurrezione, gioia, riconciliazione, ... vita nuova! E' una cosa sola con la Lavanda dei piedi dell'Ultima Cena (Servizio) e la Croce del Venerdì (Sofferenza).

Un augurio affettuoso a ognuno di Voi e alle vostre Famiglie con la Storia di I.: 12 anni, mai andato a scuola perché è scappato ... in tempo! Viene da Dar (la Capitale) dove ha vissuto nell'immenso mercato generale di Kariakoo per diversi anni. All'inizio, da piccolo, con suo padre che vive di elemosina dopo che gli hanno amputato le gambe anni fa: il padre lo usava per impietosire i passanti per chiedere la carità e per spingere la carrozzella. Quando però ha imparato bene 'la lezione' si è messo in proprio con altri quattro bambini. Due anni di accattonaggio e rubalizi. Dormivano nascosti sotto qualche bancone tra nuguli di zanzare. Lo hanno anche 'preso' più volte per ordine del padre, ma è sempre scappato nascondendosi poi tra i vicoli e le strade del mercato. Divertimento della piccola banda era tirar su le vesti alle donne e poi scappare. Creare un po' di 'caos' per riuscire ad allungare le mani su qualcosa e fuggire velocemente conoscendo vicoli e nascondigli. Il parroco di una parrocchia vicina si interessa al 'caso': con un gruppo di giovani lo rintracciano un mattino molto presto e lo riportano nella misera 'casa' in periferia! La mamma una povera donna con altri 4 figli piccoli! Lo portano da noi (oltre 500 km): è un bambino libero, indipendente, sfacciato, non conosce regole e doveri, trasandato e sporco! Difficile anche metterlo 'a contatto' col sapone. Quando cerchi un contatto con lui parlandogli a quattrocchi non ti guarda neppure, come la cosa non gli interessi.

Gli inizi sono problematici anche perché praticamente non è mai andato a scuola.

Uno dei primi giorni, mentre la maestra lo inseguiva per punirlo, riesce a fare il suo 'gioco' di fronte alla scolaresca che fa tifo: riesce ad alzarle le vesti fin sulla testa! Creandomi grandi problemi... 'diplomatici'!

Un ragazzo più grande si prende cura di lui e lo inserisce con pazienza. Sta cambiando rapidamente perché l'organizzazione e gli altri bambini lo aiutano a imparare. Prima sembrava apatico ed assente, ma era solo una posa: ora c'è un buon miglioramento e riesce anche a scrivere il suo nome! Un gran cammino da fare ma è giovane e si può cambiare qualcosa! Per lui è un gran 'passaggio': tutta una vita nuova che speriamo sia anche gioiosa.

Qui alla Faraja in questi giorni gran movimento per le feste: ci sono anche i 'grandi' delle Scuole Superiori in vacanza e alcuni degli universitari. Così ho anche l'occasione di parlar con loro e incitarli a far meglio nella scuola spiegando che "il futuro di ognuno è nelle proprie mani!" come diceva l'inidimenticabile Amico Don Azeglio.

Un grazie di cuore a voi tutti che collaborate con affetto, preghiere e aiuti finanziari. Per questa volta non riesco a ringraziarvi personalmente ma tutti siete nei nostri cuori e nelle nostre preghiere.

NB: per chi conosceva P. Giulio Belotti: Amico carissimo, entusiasta ispiratore e consigliere per tanti anni! Ora è in Italia, acciaccato dal lavoro e dagli anni! La sua mancanza è 'tangibile' e pesante! Per fortuna almeno ci da ancora una mano con la sua Amicizia e la preghiera.

Con affetto:

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 30 (26 novembre 2011)

Carissimi Amici,

non vi abbiamo dimenticati! In verità vi ricordiamo in special modo ogni mercoledì con una Messa speciale per Voi e le vostre famiglie.

Poche righe per dirvi che ci siamo e più che mai attivi, ma un po' avari di notizie! Scusatemi ed ecco il seguito di... Pasqua. Ma ormai siamo a Natale!

Vi presento M., unbimbo di quasi 5 anni che la Provvidenza ci hamandato per essere Gesù Bambino 2011. Viene da molto lontano. Abbandonato dai genitori ancora lattante si trova con una parentela ben ridotta: una povera nonna molto anziana che lo ha allevato per due anni, un giovane cugino che va ancora a scuola e si mantiene lavorando nel tempo libero e una giovane zia con le sue difficoltà perchè ancora studia ed ha già un bambino non riconosciuto. Il bimbo ora stava col cugino che lo portava all'asilo e passava a riprenderlo al ritorno dalla scuola. Vivevano in una povera stanzetta 'arrangiandosi'.

Ieri è arrivato W.: un bambino di III elem. che però ha frequentato la scuola qualche giorno qua e là! Sua scuola la strada. L'ha portato la nonna che non sa più come 'domarlo': sempre in giro con il suo... branco in cui alcuni sono grandicelli, smaliziati e asociali. Certo sarà un problema per tutti, ma è il nostro 'lavoro' e gli altri bambini qui al Centro ci daranno una mano. Stare con gli altri sarà la miglior scuola.

Abbiamo delle novità: una bella biblioteca frutto di un 'pensiero' di Amici, con una gran quantità di libri scolastici e di lettura per aiutare bambini e giovani a studiare: è il modo migliore per loro per costruirsi un futuro. E bello la sera sul tardi vederli leggere e studiare e con i più piccoli già crollati in un sonno 'scomodo' e profondo.

Tanti sono sempre i problemi da affrontare: l'acqua per noi e la gente del villaggio, dato che non piove da Pasqua a... Natale! Ogni giorno una lunga fila di donne e bambini con i loro secchi per un po' di acqua che dovrebbe essere un bene normale per tutti. Spiace per voi che quest'anno siete stati inondati un po' ovunque e con tanti danni e anche morti.

La scuola: siamo ancora troppo indietro! Tante scuole ma di qualità pessima quasi ovunque. Molte scuole private, ma costosissime. Certamente dobbiamo aiutare i migliori ad avere possibilità di arrivare all'università che non è libera per tutti, ma solo per chi ha una media-voti sufficiente. Ne abbiamo tanti alle scuole Superiori e 5 all'università (4 finiranno l'anno prossimo) e speriamo siano poi i pilastri del futuro della Casa della Consolazione, assieme ad Obadia che è in Teologia. Molte le spese ma speriamo in un buon futuro per tanti. Durante le vacanze lavoro e studio per tutti: la maggioranza sono 'figli di un dio minore' e devon tirar fuori le unghie per farsi strada in un mondo fatto per i furbi e i ricchi, che già li ha stigmatizzati e discriminati fin da piccoli.

In un mondo povero chi ne soffre di più sono i bambini, soprattutto gli orfani, ma anche gli anziani e gli ammalati di Aids! Quanti nonni e nonne abbandonati che sopravvivono con "niente"! Facciamo il possibile per dare un contributo: ogni mese un folto gruppo di anziani, orfani e... ammalati che aiutiamo con cibarie, vestiti, sapone, materiale scolastico e... medicine!

In questi giorni abbiamo un nostro ragazzo molto ammalato e da oltre un mese stiamo facendo il possibile per 'aiutarlo': alcuni ragazzi sono ammirevoli nel modo in cui lo curano e gli stanno affettuosamente vicino! Un esempio anche per me.

I bambini lavorano anche: tener pulito l'ambiente in cui viviamo, lavarsi i vestiti, coltivare campi e orto, andare al pascolo e dar da mangiare ai maiali...

Abbiamo un orto molto bello, gli allevamenti di mucche, pecore, maiali, galline sono un grande contributo per avere sempre carne, latte e verdura. Beh ora basta! Erano poche righe per dirvi grazie per la vostra Amicizia e condivisione, ma soprattutto per augurare a Voi e famiglie un gioioso Natale!

Il nostro sarà come sempre rumoroso, allegro, con un pacco natalizio per ognuno e con tanti giochi che avranno il culmine nella tombola serale.

Mi spiace non poter scrivere personalmente ad ognuno, ma siete sempre con noi. Purtroppo non ho neppur risposto a tutti e mi sento in colpa, ma spero perdonerete e continuerete a volerci bene.

Un abbraccio ad ognuno!

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2012 (5 aprile 2012)

Carissimi Amici,

poche righe per dirvi il nostro affetto, per dirvi buona Pasqua. A Voi tutti Amici e benefattori auguriamo di cuore un gioioso 'rinnovamento' dello spirito: una rinascita. Da Noi tutti, compreso l'ultimo arrivato, C.. Da pochi giorni è qui con noi portato da uno zio ammalato mentale, che è l'unico suo parente, mandato dall'ufficio Assistenti sociali. Lo zio, un omone in pantaloncini e scalzo, lo accompagna qui di notte e riparte subito, sembra 'lontano' e il suo racconto un mescolare presente e passato. Il bambino è piuttosto malandato e con parecchie piaghe soprattutto in testa, ammalato di aids. Per sopravvivere, alla sera andavano a raccogliere cibo ancora mangiabile al mercato centrale. 'Senza fissa dimora'... che bella definizione per uno che non sa dove andare a ripararsi la notte! Ora una 'nuova vita' una vera resurrezione: ora mangia a sazietà, è curato e va a scuola! Potrà avere un futuro 'umano'! E' qui accanto a me mentre scrivo e mi guarda serioserio, ma con un gran sorriso appena gli do una caramella. Non è certo abituato ad esser trattato con bontà.

La nostra Pasqua ha toni di tristezza pensando a P. Giulio che ci ha 'lasciati' da poco, ma anche di serenità pensando al suo ritorno alla Casa del Padre per cui si era ben preparato! Un nuovo Protettore che tanto continuerà a fare per noi e per Voi: ha amato e voluto questo 'progetto della Provvidenza' per cui ha dato con gioia gli ultimi 15 anni. Lo ricordiamo come il 'nonno' pieno di 'spirito' e arguzia, ma con tante idee e sempre rivolto al... futuro!

Un abbraccio affettuoso da noi tutti con una preghiera per Voi le vostre famiglie.

P. Franco Sordella

Breve storia di Omar (16 aprile 2012)

Il 13.4.2012 passo all'ufficio 'Ustawi wa Jamii' (Assistenti Sociali) e parlano di un bambino di meno di dodici anni, in prigione (Casa di correzione) da un anno e mezzo. Non sanno dirmi molto di più se non che ci sono documenti di richiesta di trovargli un posto più... sicuro perchè lì è con altri più grandi e i vecchi compagni di 'strada' cercano di farlo scappare.

Ci penso su un po' e decido di... accettare di prenderlo alla Faraja. La notte ci ripenso: è solo un bambino usato e sfruttato e non è giusto lasciarlo lì un giorno in più. Il giorno dopo telefono all'assistente sociale e gli dico che il giorno dopo vado a prendere il bambino: telefoni alla prigione che domani arrivo. Ma il giorno dopo è domenica e devo aspettare lunedì.

Partiamo un po' tardi con Ali che ha provato la stessa esperienza nella stessa prigione quando aveva 2 anni. 350 km. Un po' difficile trovare il posto, ma con un po' di indicazioni ci arriviamo. Sembra un 'forte' visto in qualche cinema al centro di un enorme recinto con alte mura. Al centro una casa vecchia con un grosso portone di ferro. Il colore predominante il grigio 'sporco-vecchio'. Un cortile con muri molto alti dove un gruppo di ragazzoni e alcuni bambini stanno lavandosi i piatti a un rubinetto.

La donna che ci accoglie è simpatica e sorridente e... stanca! Ci fanno vedere il bambino: magrolino con un sandalo rotto e i vestiti non proprio puliti. Gli altri ci guardano quasi di soppiatto. Sono solo 27: ieri ne hanno trasferiti 30 alla 'scuola-prigione' a oltre 40 km. Là rimarranno tre anni indistintamente da cio' per cui sono stati condannati. Qui è solo una specie di 'carcere 'mahabusu' per bambini in attesa di giudizio! Di tanto in tanto li portano in tribunale e ritornano sempre lì. Parlo con loro, li fotografo, rompo il ghiaccio... e sento che alcuni sono lì da due anni! Evviva la giustizia o i 'diritti dei bambini'! Chiedo ad alcuni la loro storia e come sono finiti lì: tutti rispondono che sono stati arrestati da poliziotti, normalmente di notte, per vagabondaggio... Certamente per alcuni ci sono altri motivi, ma non vado oltre. La casa: un refettorio con 6 tavoli grandi, due dormitori, un'aula. Ogni dormitorio con una doccia e un gabinetto. Forse perchè sapevano del mio arrivo o forse è sempre così, ma c'è una bella pulizia con i pavimenti di vecchio cemento ma lavati di fresco e i letti a castello ben rifatti. I muri grigio affumicato con i segni di tanti che lì son passati.

Non escono quasi mai da quel piccolo cortile eccetto per giocare nel campetto da calcio li accanto. Non c'è scuola e imparano qualcosa lì in refettorio dove su un muro c'è una specie di lavagna e la 'direttrice'... insegna!

La cucina un piccolo porticato 'affumicato con due stufe rotonde molto 'artigianali'.

Chiacchiero un po' con la 'direttrice' che sta in città con la famiglia e viene lì solo al mattino fino al primo pomeriggio. Poi rimane un giovanotto e, credo, alcuni 'custodi'. Voglio sapere di più riguardo al bambino: sui documenti è scritto che faceva parte di una banda di ragazzi 'randagi e ladri'. Ma anche che lui era 'usato' dai più grandi. Dovrò approfondire con lui il significato di quella parola!

Il bambino è pronto con un sacchetto in mano con dentro alcuni indumenti.

Alcune foto, un saluto e via! Ma Omar è affamato e ci fermiamo al primo posto che troviamo per mangiare. Racconta qualcosa ma è molto silenzioso e serio; viene con noi molto volentieri, dice. Ma è stanco di una stanchezza di tanti mesi! Non sa nè leggere nè scrivere: non è mai andato a scuola!

Padre alcolizzato e senza casa; la madre, originaria di un villaggio a oltre 250 km, ma non si sa dove sia. Nessun altro parente si è mai fatto vivo. Il bambino faceva parte di una banda di ladri, tra cui alcuni adulti, che lavoravano in zone e città anche lontane. Ha vissuto un po' anche con la nonna a Iringa, ma è durato poco e in qualche modo è tornato alla sua 'banda'. Tante domande da fare al bambino per saperne di più...

Sono triste anch'io: non mi è stato chiesto un documento nè una firma. Per un pacchetto postale è il minimo richiesto!

Ieri l'ho affidato ad un ragazzo più grande perchè gli insegni l'ABC per poter andare a scuola. Lo guardo mentre ripete A - b - C: una tristezza infinita su quel visino! La 'chiave' per una buona soluzione? Il messaggio della catechista Ines che mi chiede notizie di GURU!

E' ora una ragazzina sorridente e serena, cammina saltellando e canticchiando, giudiziosa e diligente: lei può esser la giusta 'medicina'! Ha sofferto l'abbandono, le 'botte', la fame e il freddo, ha vissuto per mesi con la paura di veder arrivare sua mamma...

Le affido Omar: "devi insegnargli a leggere e a sorridere"! E' felice e lo prende per mano... ed ecco il primo sorriso del bambino!

Come descrivere la mia giornata di oggi? (22 maggio 2012)

Come descrivere la mia giornata/camminata di oggi? La sognerò per tanto tempo non tanto per la bellezza del bosco o per il luogo solitario quasi in cima ad una montagna, ma soprattutto per quel che ho provato e visto.

Dopo un passaggio veloce all'ufficio del villaggio (lontano oltre 30 km dal nostro Centro) dove c'era una riunione dei capi-sezione e dopo alcune informazioni ci avviamo verso la nostra meta: un bambino e la sua famiglia. E' un bambino che ogni giorno cammina due ore e mezza per andare a scuola e ritorna la sera. La sua famiglia: papà senza l'uso di una gamba, due fratelli grandi (18 e 20 anni) e una sorella quindicenne, ma tutti e tre completamente 'istupiditi'. Altre due sorelle più grandi che hanno fatto figli con chissà chi (magari coi fratelli) ma morti quasi subito.

Con la macchina riusciamo con molte difficoltà ad arrivare ai piedi di una montagna dove comincia 'l'avventura'. Due ore e mezza di salite varie tra boschi e pietroni. Non c'è un vero sentiero e c'è pericolo di rompersi le caviglie. C'è anche il Capo-villaggio, il capo degli Assistenti sociali che ho 'snidato' dal suo ufficio, Teo e il ragazzo che abbiamo prelevato alla scuola. Fa la V elem che ha già ripetuto due volte. Arrivo in cima sfinito, ma vedo che anche qualcun altro è 'distrutto'. L'incontro con i tre fratelli è sconcertante. Sguardi 'vuoti' e bocche aperte che perdon le bave. Il più grande un ghigno e la ragazzina un sorriso ebete. A casa c'è il papà, la mamma e due nipotini sopravvissuti nati da altre due sorelle già grandi ma che non... hanno un padre. Certo la capanna è costruita in terra e coperta di erba secca di anni fa. Uno del nostro gruppo commenta "Ma vivono come le bestie!".

Discussione sotto un albero: come si può aiutare la famiglia. Il villaggio non si è mai interessato e non farà niente in futuro. Bisogna riuscire a portarli più vicino al villaggio sia per la scuola, per cure mediche, ma anche per cercare di renderli 'meno selvaggi'!

Intanto decido di prendere alla Faraja il ragazzo che va a scuola, un aiuto immediato di farina, fagioli e vestiti e... poi vedremo come procedere. Il ritorno è più veloce, ma più pericloso e stancante, in mezzo a pietre e pietroni e col pericolo di cadute o scivoloni. La macchina... sembra sempre più lontana! Persino un cane che non abbaia, ma morde il Capo-villaggio! Forse si 'sveglierà'?

Ripassiamo allo stesso ufficio dove hanno finito la riunione, ma c'è ancora la capessa della zona che ci aspetta per darci alcune lettere da portare in città: pare in gamba ma non è di qui ed aspetta il trasferimento! Sulla parete di una casa lì vicino un lenzuolo con la scritta che lo 'stregone' ricomincerà presto la sua attività 'migliorata', con tre numeri di telefono: siamo in un villaggio dove non c'è l'acqua (è lontana chilometri e la vanno a prendere con asini e biciclette per poi venderla nel villaggio), non c'è elettricità e quasi tutte le case in fango e paglia! Coraggio Africa, arriveremo!

A sera la TV dice che Cavani sarà forse venduto per 45 milioni di Euro e Drogba poco meno!

Lettera agli Amici N. 32 (Natale 2012)

Carissimi Amici, grazie per 'esserci' ancora, grazie per l'affetto e la fiducia!

Una 'storia natalizia' per farvi partecipi del 'nostro' lavoro.

Il 13.4.2012 passo all'ufficio 'Ustawi wa Jamii' (Assistenti Sociali) e parlano di un bambino di meno di dodici anni, nel carcere per minori da un anno e mezzo. Non sanno dirmi molto di più se non che ci sono documenti di richiesta di trovargli un posto più... sicuro perchè lì è con altri più grandi e i vecchi compagni di 'strada' cercano di farlo scappare.

Ci penso su un po' e decido di... accettare di prenderlo alla Faraja. La notte ci ripenso: è solo un bambino usato e sfruttato e non è giusto lasciarlo lì un giorno in più. Il giorno dopo telefono all'assistente sociale e gli dico che parto subito per andare a prendere il bambino: telefoni alla prigione che domani arrivo.

Parto con Ali che ha provato la stessa esperienza nella stessa prigione quando aveva 12 anni. Tanti km: un po' difficile trovare il posto, ma con un po' di indicazioni ci arriviamo. Sembra un 'forte' visto in qualche cinema in mezzo a un enorme recinto con alte mura. Al centro una casa vecchia con un grosso portone di ferro. Il colore predominante il grigio 'sporco-vecchio'. Un cortile con muri molto alti dove un gruppo di ragazzoni e alcuni bambini stanno lavandosi i piatti a un rubinetto.

La donna che ci accoglie è simpatica e sorridente e... stanca! Ci fanno vedere il bambino: magrolino con un sandalo rotto e i vestiti non proprio puliti. Gli altri ci guardano quasi di soppiatto. Sono solo 27: ieri ne hanno trasferiti 30 alla 'Scuola-prigione' a oltre 40 km. Là rimarranno per almeno tre anni. Qui è solo una specie di 'carcere 'mahabusu' per bambini in attesa di giudizio! Di tanto in tanto li portano in tribunale e ritornano sempre lì.

Parlo con loro, rompo il ghiaccio... e sento che alcuni sono lì da due anni! C'è anche chi ha più di 20 anni. Evviva la giustizia o i 'diritti dei bambini'! Chiedo ad alcuni la loro storia e come sono finiti lì: tutti rispondono che sono stati arrestati da poliziotti, normalmente di notte, per vagabondaggio... Certamente per alcuni ci sono altri motivi, ma non vado oltre. La casa: un refettorio con 6 tavoli grandi, due dormitori, un'aula. Ogni dormitorio con una doccia e un gabinetto. Forse perchè sapevano del mio arrivo o forse è sempre così, ma c'è una bella pulizia con i pavimenti di vecchio cemento ma lavati di fresco e i letti a castello ben rifatti. I muri grigio affumicato con i segni di tanti che lì son passati.

Non escono quasi mai da quel piccolo cortile eccetto per giocare nel campetto da calcio li accanto. Non c'è scuola e imparano qualcosa lì in refettorio dove su un muro c'è una specie di lavagna e la 'direttrice'... insegna!

La cucina un piccolo porticato 'affumicato' con due stufe rotonde molto 'artigianali'.

Chiacchiero un po' con la 'direttrice'. Voglio sapere di più riguardo al bambino: mi ha spiegato che faceva parte di un banda di ragazzi 'randagi e ladri'. Ma anche che lui era 'usato' dai più grandi. Dovrò approfondire con lui il significato di quella parola!

Il bambino è pronto con un sacchetto in mano con dentro una vecchia camicia.

Alcune foto, un saluto e via! Ma Omar è affamato e ci fermiamo al primo posto che troviamo per mangiare. Racconta qualcosa ma è molto silenzioso e serio; viene con noi molto volentieri, dice. Ma è stanco' di una stanchezza di tanti mesi! Non sa ne leggere nè scrivere: non è mai andato a scuola!

Padre alcolizzato e senza casa; la madre,originaria di un villaggio a oltre 250 km, ma non si sa dove sia. Nessun altro parente si è mai fatto vivo. Il bambino faceva parte di una banda di ladri, tra cui alcuni adulti, che lavoravano in zone e città anche lontane. Ha vissuto un po' anche con la nonna a Iringa, ma è durato poco e in qualche modo è tornato alla sua 'banda'. Tante domande da fare al bambino per saperne di più...

Sono triste anch'io: non mi è stato chiesto un documento nè una firma. Per un pacchetto postale è il minimo richiesto!

Ieri l'ho affidato ad un ragazzo più grande perchè gli insegni l'ABC per poter andare a scuola. Lo guardo mentre ripete A - b - C: una tristezza infinita su quel visino! La 'chiave' per una buona soluzione? Il messaggio della catechista Ines che mi chiede notizie di GURU!

E' ora una ragazzina sorridente e serena, cammina saltellando e canticchiando, giudiziosa e diligente: lei può esser la giusta 'medicina'! Ha sofferto l'abbandono, le 'botte', la fame e il freddo, ha vissuto per mesi con la paura di veder arrivare sua mamma...

Le affido Omar: "devi insegnargli a leggere e a sorridere"! E' felice e lo prende per mano... ed ecco il primo sorriso del bambino!

Ma ecco che il mese scorso mi chiedono ancora di prendere un altro bambino che è lì da oltre un anno! Viaggio lungo e stancante con Omar che lo conosce perchè è stato a lungo con lui. Finalmente il muro di cinta e lontano l'altro muro e la casa/carcere. Davanti al grande portone di ferro Omar si rifiuta di scendere dalla macchina: brutti ricordi! Ho poco tempo, ma subito mi presentano il bambino che devo prendere: sguardo fisso e triste che fissa un punto lontano! Mi dicono che ha 12 anni ed è lì da oltre un anno. Mi faccio scrivere due righe con una firma e un timbro: non ci sono altri documenti nè carte da firmare!

Distribuisco maglie da calcio e 2 palloni: risate, allegria e festa! Mangio con loro polenta e fagioli ma all'inizio sono stupiti e incerti, ma poi una raffica di domande! Vedo tra loro anche i tre bambini piccoli che avevo già notato in cortile. Parlo con loro: il più piccolo ha sette anni, uno nove e l'altro più grandino! Sui due piedi decido di 'portarli via' tutti e tre! Per i due più grandi è facile: un pezzo di carta con poche parole e "ora sei il loro responsabile"! Ma per il piccolo è più complicato perchè neppur sanno da dove viene: è stato trovato di notte a girovagare per strada e portato alla stazione di polizia e di lì in questo 'bel posto!'. Non sa spiegare da dove viene ma nomina villaggi e città molto lontani: com'è arrivato lì? Dopo una decina di giorni nessuno si è fatto vivo.

Risolvo il problema con una telefonata all'assistente sociale: "Anche se viene con me in un posto migliore, potete continuare le ricerche ". Un altro pezzo di carta, firma e timbro e anche lui fa parte della 'carovana' di ritorno. (Paghi 1 e prendi 4, dice qualcuno!).

In macchina si guardano e bisbigliano sottovoce. Il più piccolo ha una camicia lunga quasi fino ai piedi, ma non hanno altro che i 'poveri' vestiti che indoissano. Quando siamo lontani e "sicuri" di ciò che sta accadendo, cominciano a sfogare la loro gioia. Purtroppo la scuola per loro sarà un problema dopo tanto tempo.

A sera di fronte al computer mi riguardo le varie foto della giornata: certo hanno rubato e vagabondato, ma che colpa ne hanno loro? In quale famiglia o società sono nati e cresciuti? Cosa hanno visto nei pochi anni di infanzia... Abusi, botte e disprezzo! Le loro storie sono troppo tristi... Il fratellino di uno di loro è stato 'rapito' da gente che passava in macchina mentre già erano 'in strada' da mesi dopo la morte dei genitori.

Dov'è ora?

Una lunga storia per dirvi BUON NATALE: AD OGNUNO DI VOI, alle vostre famiglie, ai vostri bambini!

Da parte nostra vi ricordiamo con riconoscenza in tante preghiere ma soprattutto nella Messa del Mercoledì sera per Amici e Benefattori.

Un abbraccio da noi tutti!

Ieri sera abbiamo ricevuto la triste notizia del 'passaggio alla Casa del Padre' del nostro giovane Superiore Regionale (un tanzaniano) morto tragicamente a Bagamoyo: sgomento che ognuno di noi ha provato nel corso della vita. Ci mettiamo nelle mani della Consolata.

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2013 (27 marzo 2013)

Carissimi,

con gioia vi auguriamo BUONA PASQUA DALLA FARAJA!

Con un grazie di cuore a chi ci vuol bene e ci da una mano per andare avanti con serenità: studiare, vestire, mangiare...!

E siete TANTI! Grazie!

Vi auguriamo di avere salute se anche vi manca la tranquillità in questo momento difficile per tutta l'Italia! Troppi politici, troppi interessi in gioco, troppa voglia di denaro facile, ecc... Che Dio salvi l'Italia prima che sia tardi! Almeno abbiamo avuto la fortuna di avere un Papa Francesco! Un vero esempio di servizio, umiltà e... povertà!

Qui la tribù sta bene e andiamo sempre avanti con coraggio. Ancora continua la stagione delle piogge, ma per poco, poi speriamo in un buon raccolto.

In questi ultimi mesi sono arrivati 7 nuovi bambini di cui l'ultimo ieri con una storia penosa. Ha solo 9 anni e dopo la morte del padre un anno fa la mamma è scappata ed ha lasciato soli i 4 figli. Il più grande, che studia alle Superiori, al pomeriggio lavorava per poter mantenere anche gli altri tre e mandarli a scuola. Il capo-quartiere ci chiede di prendere il più piccolo e gli altri vivono con famiglie vicine e vanno a scuola.

In città abbiamo comprato e sistemato una casa per 8 dei nostri ragazzi che studiano in scuole Superiori lì vicino: facile per noi seguirli e stare con loro spesso. Altra 'avventura' che per ora va molto bene.

E continuiamo con il progetto "Pane per i bambini" iniziato in Agosto l'anno scorso: cioè colazione sostanziosa non solo più ai nostri bambini, ma a tutti i bambini dei tre asili e della scuola elementare in tutto ca. 525. E anche il pranzo ai bambini della scuola elementare che ritornano poi a casa alle 15.30. Prima era un gran peso per i bambini del villaggio che partivano da casa prestissimo e naturalmente digiuni per stare senza mangiare fino oltre le tre pomeridiane e tornando alla propria casa/capanna cosa trovavano da mangiare? I genitori (le Mamme!) collaborano al progetto almeno con un po' di fagioli e a turno a cucinare. Ora possono studiare un po' meglio e speriamo in un miglioramento di risultati: per loro la riuscita nello studio vuol dire una speranza per un futuro migliore. Parecchi di loro vengon dalla 'strada' e dalla 'prigione' e fanno difficoltà ad inserirsi nella scuola anche perchè qui i maestri usano anche il 'bastone' come... metodo educativo!

Temporaneamente ad aiutarci ci sono alcuni dei più grandi che hanno finito le superiori o l'università come E. e Y. che sono 'professori', e M. che è 'quasi' avvocato e sempre con la speranza che fra due anni O. diventi prete!

Vi abbracciamo tutti con affetto e vi assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 35 (Natale 2013)

Carissimi Amici, sì è un Gesù Bambino che 'piange': ne ha ben diritto con le sofferenze e soprusi di cui sono vittime troppi bambini nel mondo. Leggo da un rapporto della polizia che qui in media ogni 4 minuti un bambino viene violentato. Ma oggi vi racconto la storia dei due Angeli che Gli saranno accanto quest'anno alla grotta: Atu e Vumi (nomi fittizi).

La prima una bambina di meno di 12 anni che arriva dalla strada con peripezie tremende: stuprata, picchiata, usata come 'serva' e finalmente un'infermiera conosce la sua storia e la porta in ospedale dove constatano che è stata violentata molte volte e anche 'bestialmente'. Tutto cominciò quando il padre, maestro, andò a studiare all'università, ma dopo pochi mesi la moglie se ne tornò al suo paese perchè stufa delle botte e delle ubriacature del marito. Non prese con sè la bambina dicendole che 'non era sua figlia'. Atu dice di lei che fa la puttana, usando i termini crudi della strada. La bambina stette un po' con la nonna che la picchiava spesso e così tornò col padre. Tremendo: il padre cominciò ad abusare della bambina che allora aveva 10 anni, senza mandarla a scuola e la 'vendeva' a due suoi compari di ubriacature, finchè la bambina scappò per andare a vivere per... strada! La strada è troppo pericolosa per una bambina e ben presto ne fece le spese fino a cercare aiuto alla stazione di polizia che non è certo il posto più sicuro per una bambina di strada. Per fortuna incontrò una poliziotta che ne ebbe pietà ed arrivò da noi con la bambina e la sua povera storia. Avevo sentito spesso racconti simili, ma ora davanti a me c'era la 'storia' in persona!

Bella storia 'natalizia': il Natale è fatto di canti nostalgici, storielle serene per i bambini, tante luci intermittenti e colorate, giocattoli e dolci. Ma la vita per molti non ha un Natale simile.

Oggi in molti paesi ci sono lacrime per le guerre, violenze, terremoti, abbandoni e soprusi e Gesù è nato nella povertà e nell'abbandono degli uomini avari.

Il secondo Angelo alla 'grotta', Vumi una bambina ancora. In tribunale ho sentito a 'puntate' la storia di questa bambina quattordicenne vittima di violenza e che è rimasta incinta. Dopo la nascita del bambino è stata costretta dai colpevoli ad avvelenarlo per far perdere le prove poichè era minorenne e studente. Ora in tribunale è lei l'unica 'colpevole' anche se ora ci sono solo io come suo 'avvocato'. Anche lei è approdata al nostro Centro con la paura del tribunale, dei poliziotti, dei giudici perchè il processo è ancora in corso, dei giovani che l'hanno 'usata' e degli 'zii' (perchè è anche orfana).

E' Natale anche per loro e spero potranno trovare una nuova 'vita', un po' di affetto e serenità, dimenticare il possibile e... ricominciare.

Ma può Gesù fare qualcosa per questo mondo? Il mondo sta evangelizzandosi (andate in tutto il mondo...) o si sta sempre più allontanando dal suo Creatore?

Gli occhi di tanti bambini ci danno Speranza anche se Fede e Amore sono in difficoltà. La tristezza altrui dovrebbe insegnarci a ringraziare, partecipare e condividere.

Ringrazio di cuore VOI AMICI che in tanti modi ci date l'esempio e col vostro entusiasmo sostenete la nostra Opera. Sì, continuiamo a seminare 'consolazione' come possiamo e nonostante tutto: siamo le 'mani di Dio' e dobbiamo usarle per accarezzare, amare e 'toccare' i più poveri, come ci ha insegnato Papa Francesco! Noi vi ricordiamo con affetto e con la nostra preghiera soprattutto il Mercoledì e Sabato.

Molti di voi soffrono e piangono per tante vicende della vita: il nostro abbraccio possa almeno consolarvi un po' e dirvi che vi vogliamo bene.

BUON NATALE!

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2014 (10 aprile 2014)

L'uovo di Pasqua è arrivato in anticipo!

Lo trovo per caso all'ufficio Assistenti Sociali: un bambino spaventato con un sacchetto di plastica con tutte le sue cose e il 'capoccia' che ancora gli urla dietro che per lui è una 'scocciatura' e lo sta mandando via! "Prendilo tu perché non so dove mandarlo". Sono scocciato anch'io, ma certo non con il bambino, ma con chi non fa il suo lavoro. Come al solito cado in trappola perché sto pensando 'Perché qualcuno mi ha fatto cambiar strada e tornare indietro mentre stavo andando altrove come avevo programmato?'

E così il bambino sale in macchina, ma con uno sguardo impaurito perché non sa dove lo porterò. Ma poi il racconto viene fuori spontaneo. Era lì a chiedere aiuto perché da troppi anni era per strada, anche se a sera poteva almeno tornare a casa del patrigno a dormire, naturalmente in terra. Ora tutto era finito perché aveva denunciato il patrigno che da tanto tempo obligava la sorella (una bambina di 5a elem.) a dormire con lui. Il patrigno è finito in prigione, ma lui per strada anche di notte. Ha 12 anni ma non è mai andato a scuola e porta in sè le conseguenze di ciò che ha visto e subìto.

Per lui è stata 'resurrezione' e vita nuova con un letto e i pasti assicurati e con tutto il resto e soprattutto la 'fratellanza' con altri bambini che più o meno hanno vissuto simili situazioni.

E' il periodo del lavoro nei campi e TUTTI si danno da fare in qualche modo, anche i più piccoli, per zappare, seminare e togliere l'erba.

Tutti assieme hanno deciso che non mangeranno carne per tutta la Quaresima per poter 'risparmiare' ed aiutare qualcuno più pvero e bisognoso: spesso imparo da loro 'altruismo e generosità'.

Poche righe per dirvi il nostro affetto e darvi la Buona Pasqua: siamo con voi tutti in un grande abbraccio di solidarietà, Amore e Speranza!

Un grazie di cuore a Voi che ci date una mano con l'affetto, la preghiera, la condivisione.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 37 - 50o di Sacerdozio
(15 agosto 2014 - Festa dell'Assunta)

Carisimi Amici, 20 Dicembre 1964: la data che ha cambiato la mia vita! "Vi farò pescatori di uomini". Sarà una grande festa di ringraziamento, preghiera e gioia assieme a tutti gli 'abitanti' della Faraja House. Ma anche il chiedere perdono per non essere stato almeno lontanamente 'come Lui'! "Prima santi e poi missionari" diceva il Fondatore: non una questione di miracoli, ma una questione di 'essere'! E qui c'è da ...piangere! Ma per fortuna supplisce Lui.

Purtroppo il più è passato e rimane ben poco: datemi una mano a chiedere di 'sembrarGli un po'!

Dopo i primi 4 anni passati in Italia e Inghilterra ecco il Tanzania che è diventata la seconda patria con 46 anni di lavoro. Gli ultimi 17 alla "Casa della Consolazione": tanti bambini abbandonati ora uomini e padri di famiglia.

Con quanti 'miracoli' il Signore mi ha accompagnato... e letteralmente 'tenuto per mano'!

Io di miracoli non ne ho fatti, ma molti di voi sì: le tante opere che abbiamo fatto assieme ne sono la testimonianza, e la Faraja il 'coronamento', il vero villaggio della 'Consolazione'!

Questo è un momento difficile e impegnativo per proseguire il cammino: problemi burocratici sempre, problemi interni al nostro Istituto, di personale, finanziari, di voglia di 'buttarsi' per i più poveri. E' il momento di pregare di più per mettersi totalmente nelle Sue mani e credere che è un'opera Sua e sarà Lui che continuerà a 'sudare sangue' se necessario!

Da parte nostra metteremo nel cuore le tre 'parole' lasciateci pochi giorni fa da Papa Francesco: Compassione, Condivisione, Eucarestia.

Continueremo a pregare per Voi e le vostre famiglie soprattutto nei due giorni dedicati ad Amici e Benefattori e certamente la Madonna conosce la strada della 'Consolazione'.

Un abbraccio da noi tutti.

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 38 (Natale 2014)

Carissimi Amici e Collaboratori, anche il Bambinello ha un po' di paura: tempi difficili! Arriva il Natale per dirci "Coraggio, ci sono anch'Io".

Vi racconterò in poche parole la nostra attività qui alla Casa della Consolazione, perché è la richiesta di parecchi di voi interessati a conoscere meglio l'opera che stanno supportando.

Dal 1997 abbiamo iniziato la nostra e vostra attività con i bambini della strada e poi anche con bambini orfani o abbandonati. Oltre 250 sono passati dal nostro Centro e alcuni di loro hanno anche finito l'università, ma tanti altri la Scuola di Arti e Mestieri che accoglie anche una cinquantina di ragazzi dai villaggi e dalla città. Attualmente sono 48 quelli che frequentano la scuola elementare, 18 il liceo, 4 la Scuola Tecnica e 7 l'università, oltre a due in Seminario. Anche tanti anziani e ammalati sono assistiti con medicine, cibarie, vestiti e altro.

Ci diamo anche da fare con coltivazioni, allevamenti di mucche, pecore, maiali e galline. Poi abbiamo la "Casa Giulio" in città per alcuni dei ragazzi che là frequentano il liceo o la Scuola per... cuochi!

Assieme a voi abbiamo fatto miracoli: le tante opere e e attività ne sono la testimonianza, e la Faraja il 'coronamento', il vero villaggio della 'Consolazione'!

Certo abbiamo passato momenti difficili, tristi e impegnativi, ma la Provvidenza e il sorriso dei bambini ci fanno 'buttare il cuore' oltre i confini dell'impossibile.

Avevo scritto giorni fa: "Questo è un momento difficile e impegnativo per proseguire il cammino: problemi burocratici sempre, problemi interni al nostro Istituto, di personale, finanziari, di voglia di 'buttarsi' per i più poveri. E' il momento di pregare di più per mettersi totalmente nelle Sue mani e credere che è un'opera Sua e sarà Lui che continuerà a 'sudare sangue' se necessario!"

Fra pochi giorni mi 'faranno la festa' per i miei 50 anni di Sacerdozio: saranno momenti commoventi e di rendimento di grazie per aver potuto dare e ricevere tanto da tante persone qui e da tanti Amici in Italia. Sarei 'pensionabile', ma siamo in un momento di emergenza e non posso... sedermi ancora e, anche se non indispensabile, continuo a offrire quel che posso.

A voi Amici-Collaboratori un grazie da noi tutti ma anche un incoraggiamento per il momento difficile che anche in Italia molti stanno vivendo.

Quest'anno toccherà ad una bimba portare il bambinello al presepe, la più piccola, e che viene da un'esperienza tremenda di cattiveria umana e di sofferenza.

A lei affideremo le nostre letterine da mettere nella grotta e da bruciare durante la Messa di Natale (ci saranno anche i vostri nomi) con tanta speranza e anche fede, che un po' di Amore e serenità entrino nelle nostre case.

Un grandissimo abbraccio da noi tutti.

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2015 (30 marzo 2015)

Carissimi Amici e Collaboratori,

mi sento veramente fortunato per aver potuto festeggiare il 50-esimo di Sacerdozio qui alla Faraja tra Amici, Ex-allievi, Collaboratori e aver visto la loro gioia manifestata anche con tante 'lacrime', canti, balli e preghiere! Quanti regali peraltro ricevuti con un po' di timore per non meritarmi tanto! Una festa grandiosa preparata e svolta con l'entusiasmo di chi "ti vuol bene": non mi resta che dire grazie a TUTTI e cercare di usare un po' meglio quel che mi rimane da vivere. "All'inizio mi sembrava di poter cambiare il mondo, ma ora capisco che devo cambiare me stesso con molto più amore per chiunque!", ma soprattutto per gli 'abitanti' della Faraja... Un grazie speciale al 'Gruppo Missionario di Savigliano' che ha voluto festeggiare con me tale 'traguardo' con una cena di Amicizia e persino tentando di avere un incontro con Papa Francesco: la 'pergamena' e la benedizione sono arrivate e ben gradite!

La vera 'benedizione' viene da Voi che da anni siete il 'motore principale' di tutto il 'marchingegno'.

Un grazie a Voi tutti Amici che mi avete accolto, sostenuto e incoraggiato in mille modi.

Ma eccoci ormai AD UN NUOVA PASQUA! Nuovo Anno scolastico, nuovi arrivi alla Faraja e alla Casa Giulio, e anche altre... difficoltà.

Quest'anno il Primo Maggio p.v. compiamo i 18 anni di questa 'grande Avventura' che è stata ed è tutt'ora la Faraja (o Casa della Consolazione). Ci abbiamo messo cuore, salute, sudore, fede e tanto denaro provveduto da VOI... E' bello guardare indietro e contare i giovani che sono 'passati' qui al Centro ed hanno potuto cominciare una vita nuova, dignitosa e autosufficiente: sono centinaia.

Mentre scrivo c'è qui accanto a me una ragazzina di 12 anni che abita al villaggio vicino e che ieri è scampata ad una brutta 'avventura' con uno stratagemma. Mentre andava a scuola un energumeno che passava per strada l'ha trascinata nel campo di granoturco per fare la sua 'bestialità'. La ragazzina s'è messa a gridare "Aspetta che ho lasciato lo zainetto con i soldi dentro sulla strada" ed è riuscita a scappare veloce mentre l'energumeno frugava nelle tasche dello zainetto! Povere bambine e povere donne in genere da queste parti: sfruttate, spesso maltrattate, che dopo ore di scuola e di cammino devono ancora badare ai fratellini più piccoli, far pulizia, procurar la legna e l'acqua e quasi sempre cucinare per tutta la famiglia quando (spesso) anche la mamma beve e si ubriaca soprattutto durante le piogge quando l'ulanzi (una bevanda molto alcoolica che si estrae da una specie di bambù) scorre a fiumi nelle gole di quasi tutti soprattutto uomini. Per i giovani è un vero disastro se mescolato con droghe leggere, ma anche pesanti! I maschietti invece normalmente tornan da scuola e fanno i 'comodi' loro fin da piccoli, normalmente giocando a calcio fino a sera.

Certo continueremo a dare il nostro apporto educativo e protettivo con la Faraja e la Casa Giulio e i bambini continueranno ad andare a scuola anche fino alle superiori e magari all'università (come ora!) se lo meritano. Quindi 'coraggio', rimbocchiamoci ancora le maniche e 'avanti in Domino!'

Una bella novità: mentre dal governo locale abbiamo sempre e solo ricevuto richieste di denaro, tante tasse, e mai un pur piccolo aiuto o esenzione per il lavoro che facciamo... al 'suo' posto, parecchie famiglie e gruppi di studenti e persino di impiegati in uffici statali, anche musulmani, sono venuti fin qui per portarci un aiuto, una parola di incoraggiamento e amicizia. Sapone, zucchero, olio, materiale scolastico, vestiario, ecc...: una dimostrazione di solidarietà senza richieste o propaganda. Una speranza per il futuro!

Il 'caro' Don Azeglio con un folto gruppo di parrocchiani, per alcuni anni hanno sostenuto la Scuola Tecnica che ha potuto attrezzarsi e formare una vera "tribu" di giovani.

Altri Amici hanno sostenuto lo sviluppo agrario e allevamenti col risultato che ora abbiamo carne e latte e uova in abbondanza al punto di poter anche guadagnare vendendo i prodotti.

Una serie di 'imprese riuscite' nel grande 'villaggio della Consolazione' per farvi partecipi (per chi non ha visto) di una vera 'risurrezione' attuata con le vostre preghiere, con la vostra Amicizia.

La Pasqua porti a Voi e alle vostre Famiglie la 'gioia di Cristo Risorto' che è passato attraverso la 'via della Croce'.

So che parecchi di Voi sono nella sofferenza e difficoltà di ogni genere: Vi ricordiamo tutti con affetto e ricambiamo con un continuo e sincero ricordo.

Buona Pasqua ad Ognuno da parte anche di tutti gli Educatori, i bambini, Ragazzi, Giovani e di tanti che sono stati aiutati a formarsi una 'vita nuova'.

Con affetto:

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 40 (23 ottobre 2015, Natale 2015)

CARISSIMI AMICI,

momenti di tanta tristezza, ma anche di grazia: P. Silvio è tornato a 'casa' venerdì 16 sc. Molti di voi, sia qui in Italia sia in Etiopia e in Tanzania, hanno pianto con noi. Nel momento in cui passavo sopra l'Etiopia per venire in Italia lui stava volando verso la casa del Padre per il suo Natale. Pregavo per lui, per chi gli era vicino, per i suoi ragazzi che aveva lasciato ai primi di Agosto, per tutti i suoi Amici e Collaboratori. Era ammalato da parecchi anni, ma continuava la sua missione col coraggio di sempre! Aveva persino cominciato un nuovo Centro ad Halaba.

Lo invidiavo persino perché gli volevano tanto bene anche perché lui sapeva amare per primo. "Il bene va fatto bene e senza rumore" diceva il nostro Fondatore: il suo 'stile'! Schivo, di poche parole, persino timido, gentile e scontroso allo stesso tempo ma sempre bonariamente 'ironico'. Sapeva nascondere bene le difficoltà e persino il suo male.

Fin dall'inizio della sua 'missione' ho passato molti giorni con lui e con la Mamma che veniva un po' in Etiopia e poi in Tanzania quasi ogni anno. Oltre alle sue missioni vari viaggi fino a Lalibela, Conso, al lago Tana... Lo stare con lui mi ha arricchito di fede, di semplicità e di umanità. Ho partecipato alla festa che gli hanno preparato per il suo 65o a Shashemane: spontaneità e gioia di poveri, ricchi, lebbrosi, ma soprattutto dei suoi 'lijoch': tutti felici di stringergli la mano e potergli dare un regalo: una montagna di cose semplici ma date col cuore. E poi la torta enorme con la scritta 'Ti vogliamo bene'. "Lavora troppo e prega troppo" diceva di lui un altro missionario: che bel complimento ma che ritratto veritiero, e sempre senza 'rumore' e la 'battuta' pronta. Una 'missione' fatta di tappe importanti: Gambo, Weragu, Asella, Shashemane: ovunque i poveri, i lebbrosi e sempre i bambini abbandonati. Silvio scriveva "Chissà perché quando dei ragazzi della città vengono presi dalla polizia sorpresi a rubare, drogati... dicono ai poliziotti che sono miei figli: "Ye Abba Lijoch!". Non conoscono altri! Ed anche per uscire di prigione un po' prima e non prendersi troppe bastonate... La polizia ogni tanto me ne porta qualcuno...! L'ultimo è Negussè. Ha solo 7 anni e stava per esser venduto. E' un po' selvaggio nei suoi atteggiamenti, ma ha un cuore d'oro...". Questo è parte del 100 per uno... e poi la 'vita eterna' cui ora partecipi pienamente che Gesù ci ha promesso!

Dopo la liturgia per il suo Natale (il cosiddetto funerale) una Volontaria/Dirigente di un gruppo di Amici sostenitori mi diceva: "Il meglio lo ha dato ai tanti laici-Volontari che sono stati con lui, cui ha fatto tanto bene e senza tante parole, ma con l'esempio".

La sua presenza come malato un po' speciale negli ultimi 3 mesi è stata una 'molla' per tutta la nostra famiglia. Certo era ed è un santo in più. Ha lasciato tanti bambini nelle Case Famiglia, ma è un futuro da guardare con fiducia. Scriveva ancora Silvio, parafrasando MADRE TERESA. "DIO HA FATTO NOI PER RISOLVERE i suoi problemi". Rimbocchiamoci le maniche senza paura: c'è anche Silvio oltre alla Provvidenza. Dai Nunzia e Collaboratori, dai Alberto, Patrizia, dai Gigi e Rosanna, dai Guido e C., dai a noi tutti che ora tocca di più a noi!

Caro Silvio uno sguardo anche alla Faraja (Casa della Consolazione) in Tanzania, che conosci bene: siamo in un momento difficile ed ho bisogno di un po' della tua 'arguzia' per uscirne! Sono bambini abbandonati come i tuoi Lijoch di Shashemane che qualcuno vorrebbe 'abbandonati' una seconda volta. Scommetto che hai già fatto fumare una malboro a un po' di Apostoli e magari anche a Gesù: tra una 'tirata' e l'altra, senza tante parole come tuo solito, metticene una sola per noi tutti che ancora abbiamo bisogno della tua bonarietà e del tuo sorriso.

Lo hanno ricordato a Shashemane. Scrive il Sup. P. Oscar: il P. Seyum, Vicario Generale di Meki, ha ricordato come negli anni novanta quando nell'area di Arba Gugu, dalle parti di Weragu, c'era una guerra tribale con decine di morti tra gli oromo e gli amhara, P. Silvio e' stato strumento di riconciliazione e, come ancora lo ricordano, "Padre della Pace". I ragazzi della "Casa Famiglia" hanno preparato un striscione con due belle foto e con queste parole: "P. Silvio Sordella, un padre unico che ha dato tutta la sua vita per gli altri - Lo rimpiangiamo di cuore - Che Dio lo porti in Paradiso".

Tante testimonianze alla fine della messa di persone che hanno vissuto insieme al P. Silvio. Sono stati ricordati i suoi 43 anni ininterrotti di missione in Etiopia, il suo amore e la sua dedizione per i bambini e i ragazzi. L'hanno ricordato come un missionario di poche parole ma di azione che ha lavorato instancabilmente per il bene degli Etiopici, che non aveva mai posto per la stanchezza nè si lamentava della sua malattia. Un uomo di fede che confidava nell'aiuto di Dio per tutti i lavori che intraprendeva. Una persona umile che non voleva pubblicità per le sue opere o per il bene fatto. Il suo appoggio allo sport ovunque ha lavorato e tutte le squadre di calcio che ha organizzato. La sua vicinanza alla gente. Un anziano che era stato tra i beneficiari delle più di cento case che il P. Silvio, in cooperazione con il GAOM, aveva fatto per i lebbrosi di Shashemane lo ha chiamato "Padre dei poveri, degli orfani, dei bisognosi".

Ci scrivevi: "... La differenza è che noi siamo sempre di corsa... non abbiamo tempo! Corriamo dietro al tempo e non siamo mai contenti, non abbiamo tempo per goderci gli altri e la vita. Loro (gli Africani) hanno il tempo! Il tempo per ascoltare, per trasmettere la loro gioia agli altri!! Già volevo augurarvi un Felice Natale".

Un grazie da tutta la famiglia per la vostra partecipazione soprattutto alla 'liturgia dell'arrivederci' lunedì pom. sia a Torino e poi nella Parrocchia della Pieve e al cimitero: preghiera, testimonianze, lacrime e abbracci.

Non aggiungo altro e unisco i miei auguri a quelli di Silvio.

Un abbraccio affettuoso ad ognuno.

Preghiamo assieme!

P. Franco Sordella

Lettera per Pasqua 2016 (28 marzo 2016)

CARISSIMI AMICI,

Mamma è andata in Paradiso 2 mesi fa, o come dicono qui i bambini "Bibi (nonna) ci ha lasciati". Mancavano 2 mesi per compiere 100 anni!

Grazie a Dio che ce l'ha lasciata per così tanti anni, grazie a lei che ha dato tanto alla famiglia, alla Chiesa in Italia e in Etiopia e in Tanzania.

A metà Ottobre l'anno scorso era andato in Paradiso anche il fratello Silvio che lavorava in Etiopia. Poche parole ma tante attività per i più poveri e soprattutto i bambini di strada. Poco capito perché troppo 'immerso' nella Carità! Sono stato con lui molte volte e anche un 'pellegrinaggio' dopo: ho assistito alla 'vox populi' che lo dichiarava 'nostro padre santo!'.

Mercoledì scorso (mercoledì 'santo') ci ha lasciati Erick, un bambino speciale che era con noi da poco più di due anni. Diversi ospedali, aghi e sondini, e una lunga agonia. Tanta tristezza da parte di noi tutti, ma non è mancato il suo sorriso 'furbetto' e le battute ironiche fino alla fine.

E noi rimaniamo ancora a continuare la 'Consolazione' per molti ... e non mancano mai le novità. Ed eccomi con un dubbio 'amaro': i più poveri, gli 'schiavi' non esistono perchè non fanno rumore, si nascondono, non si vedono? Pochi giorni fa un'assistente sociale accompagnata da due poliziotti è venuta a sera tarda per portarci due ragazzine 'schiave': questa l'accusa al ...padrone! Di notte per non far vedere dove le portavano. A giorni forse ci sarà il processo, magari una farsa perchè i 'ricchi' pagano la tangente e i poveri non hanno diritti!

Pochi giorni fa arriva una mamma con un bambino di una decina di anni, magro da far paura: da tempo dorme e vive... dove trova! Naturalmente non è mai andato a scuola. Sui piedi ferite di morsi di topi e alcune dei calci ricevuti. La mamma non ha casa ed è stata anche lei abbandonata dall'uomo che l'ha sfruttata e poi s'è 'squagliato'. Domani finalmente potrò avere qualche ora per lui, per andare a vedere dove vive e cosa possiamo fare in concreto.

In ritardo, ma con affetto da noi tutti: BUONA PASQUA. Il mondo oggi ci parla di odio, insicurezze, paure, stragi. Cosa puoi fare 'tu' per migliorare qualcosa?

Un 'grazie' a chi generosamente ci da una mano!

P. Franco Sordella

Lettera agli Amici N. 42 (18 luglio 2016)

CARISSIMI AMICI,

La Faraja House è la casa di tanti bambini e giovani abbandonati e in difficoltà che qui ritrovano affetto, famiglia, e possibilità di studiare anche fino all'università come tanti hanno già fatto. Ci siamo dal 1997 e attualmente abbiamo 72 tra bambini e giovani delle scuole primarie e superiori e parecchi universitari.

Martedì sc. alle 5 di sera il 5.7.16 il disastro del fuoco. Per un 'circuito' elettrico è divampato il fuoco che è diventato una fornace in poco tempo alimentato dal soffitto in legno, materassi, coperte, vestiti, libri... e soprattutto un forte vento.

Il villaggio intero è arrivato in aiuto, ma han potuto salvare poco: soprattutto le donne hanno fatto un lavoro enorme nel portare acqua. Sono arrivati anche i pompieri ma la botte era vuota (pochi litri e sono ripartiti tra le urla della gente, per andare in città a riempirla).

Vestiti, materassi, coperte, materiale scolastico, magazzino, libreria... sono cenere! Gli estintori, appena revisionati, non hanno 'sputato' niente!

Sconcerto e tristezza dei bambini: abbiamo messo tutto assieme alla sera fino a tardi scherzando, cantando a squarciagola e sottovoce e alla fine un grazie agli 'Angeli Custodi'!

Perchè grazie? A casa c'erano 4 giovani soltanto: metà dei bambini erano in vacanza da qualche parente e TUTTI gli altri (per un'idea improvvisa della mattina) li avevamo portati ad un piccolo zoo in città . Certo la tristezza di vedere la loro casa e la loro roba in cenere e' stato un 'colpo', ma il vederli tutti salvi e arzilli... da cui un grazie a Chi da lassù pensa ai poveri e abbandonati.

Per volere dei superiori avevamo chiuso la Scuola Tecnica: ecco la nuova sistemazione provvisoria, ma comoda.

Si è attivata una vera 'carovana' di aiuti sia da Capi di governo sia da vari 'centri' e organizzazioni e tanti privati, famiglie, amici! Parlamentare locale, Capi-Regione e Capi-distretto, Capi di ogni specie. Persino 'poveri' per piangere con noi e donare qualcosa.

Abbiamo sperimentato e imparato ancor più la fraternità, l'amicizia, la solidarietà: giorni di stanchezza per stringere mani, ricevere e ringraziare!

Chi può 'contare' o registrar tutto e tutti? Solo Lassù nel 'grande registro' sarà tutto scritto.

Ma ora c'è da 'ricostruire': una spesa che ci pare impossibile senza il 'cappello' della PROVVIDENZA!

La nostra preghiera per Amici e Benefattori ora ha anche più 'volti' e nomi, così ogni mercoledi sera e ogni sabato la Messa sarà più sentita e vivace!

Grazie è solo una parola, ma se viene dal cuore e dalla bocca di questi 'piccoli' diventa enorme, pesante e riempie il Cielo.

N.B.: nel sito www.faraja.org c'è 'Vuoi aiutarci?' con tutti i dati necessari.

P. Franco Sordella

Lettera per Natale 2016 (23 novembre 2016)

Carissimi Amici,

Karen, il Gesù bambino di quest'anno! Timida, silenziosa con la tristezza negli occhi. La lunga cicatrice in testa accusa chi non ama e non rispetta i bambini.

Quest'anno ricorderemo i bambini massacrati dalle bombe o morti sotto le macerie ad Aleppo, Mosul, Yemen, Sudan... o annegati in mare in fuga dalle guerre e dalla fame. Ricorderemo i bambini sfruttati sessualmente, venduti come 'ricambi di organi', bambini schiavi nelle case dei ricchi o nelle miniere d'oro anche qui in Africa... i bambini che non hanno mai avuto una casa, che non hanno mai giocato o studiato, chesono stati sfruttati e derubati della loro infanzia.

Ricorderemo anche i bambini e i giovani della Faraja che pur nella vita 'sfortunata' hanno trovato una casa e una famiglia anche se il loro futuro è sempre incerto e 'legato' alla generosità di tanti Amici e a 'qualcuno' che se ne prenda cura direttamente qui sul posto.

Di fronte alla Grotta ringrazieremo per aver incontrato Voi tutti che ci avete amati e sostenuti in tanti anni, ringrazieremo per tutti i bambini abbandonati che qui hanno potuto costruire una nuova vita, ringrazieremo per P. Obadia che ora è Missionario della Consolata: quanta gioia sabato scorso nella festa di 'ringraziamento'!

Ringrazieremo per la solidarietà che abbiamo toccato con mano qui da parte di tanti 'capi', gruppi di giovani studenti, famiglie, amici di ogni specie tra cui musulmani, ortodossi, sconosciuti o che ci hanno visto in televisione... e sono arrivati anche di notte per portarci un aiuto e una stretta di mano!

Dopo l'incendio: abbiamo preparato molto materiale come mattoni, pietre, sabbia, pali e rotoli di rete per la recinzione, ecc... per il posto nuovo per la ricostruzione di TUTTA la Faraja a circa un km. di distanza dal sito attuale dove abbiamo vissuto per quasi 20 anni, per lasciare libero spazio alla costruzione futura di una scuola secondaria che l'Istituto vuole iniziare nel centenario della 'missione' in Tanzania come 'cespite di entrata 'per il futuro!

Io sono arrivato alla... fine del Salmo e, se mi sarà concesso, userò il 'Gloria' finale per ridare vita alla 'Casa della Consolazione' dopo aver visto alcuni frutti di tante fatiche vostre e mie! Si vive di speranza e guardando avanti vedo ancora la possibilità di parecchi altri bei frutti, alcuni quasi 'maturi'!

Ogni goccia nel mare ha il suo posto e il suo valore! Il tutto era per dirvi BUON NATALE: gioia a Voi tutti e soprattutto alle vostre famiglie!

Con affetto.

P. Franco Sordella

Grazie! (7 gennaio 2017)

Carissimi Amici,

scusate il ritardo nel dirvi grazie per la vostra Amicizia e per la generosa offerta! Ero anche impegnato in disegni e burocrazia per poter cominciare la 'ricostruzione' della Faraja.

Ora siamo in piena attività dopo la decisione dell'Istituto di costruire la Faraja ex novo in un posto poco lontano ma in mezzo agli alberi e vicino all'acqua.

Siamo a buon punto con buona parte del materiale sul posto, (un quadrato di 250 mt, già recintato): mattoni , pietre, sabbia, tondini di ferro, cartongesso per soffitti, ecc...

Abbiamo finito i muri e impianti igienici della prima casa, le fondamente di una seconda per i bambini e le fondamenta di cucina e refettorio oltre alle strade di accesso. E' un posto molto bello, un po' lontano dal villaggio e dal resto del Centro, ma più vicino alla scuola.

La vostra amicizia e il vostro sostegno ci daranno il coraggio di continuare quest'opera 'ciclopica', se ci sarà ancora salute e un po' di forze!

Intanto continuiamo l'opera di 'Consolazione' soprattutto per tanti Bambini anche se per ora siamo un po' allo stretto dopo la distruzione del fuoco.

Vi mando la foto dell'ultimo arrivato alcuni giorni fa trovato dalla polizia così legato dopo che i vicini l'hanno sentito urlare tutta la notte, ma purtroppo hanno una capanna lontano da altre case... La mamma ha sei figli da mariti diversi e questo, mai andato a scuola, era in balia delle rabbie del patrigno.

A voi e famiglia un augurio per un anno migliore, con un mondo più sereno, senza troppe stragi, odii, costose guerre di partito al Governo.

P.S. Chi desiderasse dare un contributo per sostenere le attività di Faraja House può fare riferimento ai dettagli descritti nella sezione 'Vuoi aiutarci?' di questo sito, nella certezza che questa è la via più breve e sicura affinchè l'offerta arrivi per i bambini e non per altre attività.

P. Franco Sordella